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17 Febbraio 2006

Codacons: serve campagna per informare i consumatori



Denuncia il Codacons che ai propri centralini sono riprese le telefonate di persone allarmate che chiedono se possono acquistare carni bianche o se è pericoloso. “Un segno evidente del fatto che è ripresa la psicosi sul rischio aviaria“, commenta il Codacons, che chiede alla Presidenza del Consiglio, al Ministero della Salute e delle Politiche Agricole di iniziare e una massiccia campagna informativa sulla sicurezza dei controlli delle carni aviarie.“Non si capisce, infatti, perché il Governo invada le televisioni con spot ingannevoli sulle grandi opere non fatte e poi se ne freghi di aiutare gli allevatori di polli e tacchini che sono ridotti sul lastrico o di informare correttamente il consumatore per evitare il rischio psicosi“. Bisognerebbe ricordare al Codacons che nel 2002, in occasione della crisi “mucca pazza“, gli allevatori di pollame, assieme agli allevatori di suini, pesce e carni alternative, beneficiarono abbondantemente del crollo di vendite della carne bovina. E non ne beneficiarono aumentando la produzione di carni alternative ma speculando sui prezzi, facendo esplicitamente leva sull`aumento della domanda di queste ultime. Codacons e Federconsumatori, peraltro, di fronte ad aumenti di prezzi che furono tra il 30 e il 50 %, presentarono, contro “produttori, allevatori, distributori e commercianti di carni ovine, suine, equine, pollame e prodotti della pesca“, un esposto al procuratore Guariniello per presunti (e mai dimostrati) reati di aggiotaggio ed estorsione. La presidente dell`Unione nazionale avicoltura, Rita Pasquarelli, reagì con durezza all`accusa, sostenendo che “il prezzo del pollo è aumentato solo del 23,6%“. L`Osservatorio prezzi di Unioncamere accertò sempre in quel periodo che i prezzi alla produzione delle carni bovine erano diminuiti in tre mesi tra l` 1,3 per cento del vitello ed il 4,4 per cento del bovino adulto. Mentre la carne di suino era cresciuta del 15,3 per cento, il pollo fresco del 23,3 per cento, il tonno all` olio d`oliva del 3,4 per cento. Anche dando per buona la stima al ribasso fornita da Unioncamere e da Pasquarelli (“Un incremento – ammise la presidente – imputabile alla legge della domanda e dell`offerta“), aumentare di un quarto il prezzo di un prodotto in periodi di emergenza viene considerato normale per i venditori ma per i consumatori grida vendetta. Lunedi sera, durante un`iniziativa dedicata al Prosciutto di Modena Dop e alla storia del prosciutto, davanti a una platea di studenti del serale dell`Istituto agrario Spallanzani di Castelfranco, a una nostra domanda sul prezzo di vendita del prosciutto Dop di Parma e di Modena, il produttore relatore ha risposto che i rivenditori acquistano da loro il prosciutto a 5 euro al chilo, 7 euro quando va grassa. Peccato che molti lo comprino in negozio a 3-4 euro. All`etto.

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