18 Marzo 2014

Codacons: poche garanzie per le persone pignorate

Codacons: poche garanzie per le persone pignorate

di Giuseppina Gherardi FRANCAVILLA Il Codacons richiama l’ attenzione della Corte d’ appello,dei giudici dei tribunali, dei prefetti e dell’ Inps per sollecitare l’ applicazione automatica delle leggi che tutelano i cittadini debitori, dai pignoramenti selvaggi applicati dalle società di riscossione dei tributi. «Le vicende degli ultimi tempi hanno tristemente portato alla ribalta tutte le lacune e le contraddizioni del corpo normativo tributario» rileva Vittorio Ruggieri, coordinatore provinciale dell’ associazione a tutela dei consumatori. «Se, da un lato, esiste il principio costituzionalmente garantito di contribuire, ciascuno per la propria capacità reddituale, al funzionamento della macchina statale, dall’ altro, però, il numero delle tasse e l’ atteggiamento di alcuni tribunali che di fronte a procedure esecutive promosse dalle società di riscossione fanno finta che i diritti dei debitori non esistano. Stanno creando un sistema totalmente sbilanciato a favore dei creditori. Ho potuto constatare, che in alcuni tribunali non trova applicazione la salvaguardia della quota minima della pensione o dello stipendio del debitore colpito da sanzioni, nonostante questa sia costituzionalmente garantita. Inoltre» incalza Ruggieri, «ho verificato che non trova applicazione l’ articolo 72 ter del Dpr 602 del 1973, nonostante sia entrato in vigore il 2 marzo 2012 e poi convertito nella legge 44 del 26 aprile 2012, dove si prevede che l’ agente di riscossione può procedere al pignoramento degli stipendi per un massimo di 1/10 fino a 2 mila euro; 1/7 da 2 mila a 5 mila euro; di 1/5 per importi superiori a 5 mila euro. Questo significa che tutti coloro che prendono stipendi o pensioni inferiori a 2 mila euro mensili, possono vedere aggredita la loro retribuzione dalle società di riscossione per 1/10, detratta la quota impignorabile di circa 500 euro». Un esempio fra tanti è quello di una donna di Francavilla con gravi problemi di salute, dipendente di un ente pubblico. «Dopo essersi vista pignorare la casa da Equitalia, la donna ha subìto dalla stessa società di riscossione un pignoramento del quinto dello stipendio senza che le fosse salvaguardata la quota impignorabile» rimarca Ruggieri, il quale cita poi, «casi di ultraottantenni che hanno subìto, su una pensione di 600 euro, un pignoramento di 120 euro mensili». Se vogliono preservare dal pignoramento la quota del loro stipendio prevista dalla legge per sopravvivere, i cittadini sono costretti a presentare ricorso. «É evidente che nel sistema di riscossione c’ è qualcosa che non va. Chiedo pertanto» è l’ appello di Ruggieri, «a tutte le autorità di attivarsi affinché nelle aule giudiziarie trovino applicazione anche i diritti dei debitori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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