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5 Agosto 2015

Codacons: no alla riapertura del Cocoricò

Codacons: no alla riapertura del Cocoricò

ACITTA’ DI CASTELLO La drammatica vicenda legata alla morte del sedicenne tifernate Lamberto Lucaccioni per una overdose di mdma comunemente definitiva ecstasy liquida, si sta trasformando in una vera battaglia di carte bollate tra chi critica le scelte del Questore di Rimini e relativa chiusura del Cocoricò e chi invece quel locale lo vorrebbe vedere chiuso, magari qualcuno spera per sempre. Lunedì pomeriggio il general manager del Cocoricò De Meis in conferenza stampa a Roma ha annunciato un ricorso al Tar contro la chiusura di 120 giorni del suo locale. Come è noto è stato creato pure un gruppo di sostegno alla riapertura del Cocoricò che conta già migliaia e migliaia di fans su facebook. Subito ha deciso di controbattere decisamente il Codacons che presenterà un controricorso al Tar per difendere il provvedimento della questura di Rimini di chiusura della discoteca Cocoricò. del Cocoricò. “Desta sconcerto – afferma il Codacons – la decisione del Cocoricò di ricorrere al Tar contro la misura del questore di Rimini che ha disposto la chiusura del locale per 4 mesi”. “Non solo si tratta di una sanzione leggera- commenta il presidente dell’ associazione Carlo Rienzi – ma addirittura la gestione del locale intende impugnare un provvedimento che appare corretto e doveroso sotto ogni punto di vista. Preferiamo poi non commentare le affermazioni circa le perdite economiche del Cocoricò legate alla chiusura dopo la morte di un ragazzo di 16 anni, poiché riteniamo si commentino da sole”. “Annunciamo fin da oggi – aggiunge Rienzi – un controricorso al Tar per difendere il provvedi mento della questura e chiederemo ai giudici di rigettare le istanze della discoteca. Ciò che si finge di non capire è che la chiusura del locale non è stata disposta per fermare l’ uso di droghe in Italia ma perché la discoteca non ha saputo evitare e prevenire una serie di gravi episodi avvenuti negli ultimi anni all’ interno della struttura”. Insomma si ripete un clichè che vede tante contrapposizioni che non tengono conto del dolore di una famiglia che ha perso il proprio unico figlio, non tengono conto del dramma che sta passan do un’ altra famiglia tifernate in quanto la dose risultata poi letale è stata consegnata e venduta materialmente da una ragazzo di appena 18 anni, anche lui tifernate, e da considerarsi pure amici. In molti dovrebbero fare una rifles sione e forse stare in silenzio.

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