Codacons: Natale povero meglio anticipare i saldi
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fonte:
- La Sicilia.it
Codacons: Natale povero meglio anticipare i saldi “Altro che “caro pane“. Il pane viene venduto sottocosto, e vi spieghiamo perché: il prezzo finale dovrebbe essere di 2,41 euro al kg (escluso il guadagno del panificatore)“. E` la presa di posizione, dopo quella giunta nei giorni scorsi da parte di Assipan Confcommercio, dei panificatori Confesercenti di Catania e provincia, che si riuniscono stamani al President Park Hotel di Acicastello per la loro 1° Assemblea Provinciale. Una assemblea – è scritto in una nota – necessaria per parlare del periodo di sofferenza che attraversa la categoria “che chiede con urgenza un tavolo di concertazione per rivedere gli studi di settore“. Da uno studio che sarà presentato nel corso dell`incontro, si evince infatti che il costo del pane è molto più alto rispetto al prezzo che viene praticato in città e in provincia, raggiungendo i 2,41 euro al chilo senza considerare il guadagno del panificatore. Da qui, le conclusioni di Confesercenti: “in primo luogo, tutti i panifici catanesi sono in perdita o sull`orlo del fallimento, perché il prezzo ai consumatori è di circa 2,00 euro al kg“; “in seconda battuta, chi vende pane ad un prezzo ancora più basso di questo (riuscendo pure a guadagnarci) nasconde qualche scheletro nell`armadio, specie in termini di sicurezza alimentare“. Lo studio, a cura del segretario regionale Fiesa (Federazione Italiana Esercenti Specialisti dell`Alimentazione) Vincenzo Gargiulo somma in difetto le varie spese (in tutto 434,29 euro) che deve affrontare un panificatore catanese che dispone di un panificio di con una superfirce di 90 mq, e le divide per 180 kg di pane, che è la quantità media prodotta ogni giorno con circa 150 kg di farina. Il primo elemento da considerare – precisa lo studio – sono i costi delle materie prime: 110,80 euro, che comprendono lievito, sale, acqua e farina. Poi, ci sono i costi del materiale per il forno: calcolando che si infornano 40 kg di pane a volta si tratta di 50 euro per il forno elettrico, contro gli 80 euro del forno a legna, usato di meno. Ogni giorno, inoltre, si consumano altre 52 euro di “spese di base“ considerando l`affitto (1.200 euro al mese), la luce, il materiale per la pulizia e quello per il confezionamento (buste di carta, buste di plastica). Naturalmente, non può essere escluso il corrispettivo dovuto ai collaboratori (tabella D): visto che per legge in un panificio devono operare come minimo tre persone, è necessario considerare lo stipendio per la commessa e quello per l`operaio (il panificatore, come dicevamo, è escluso dal conteggio) per un totale di 140 euro al giorno. E ancora le spese varie: 13,80 euro suddivise fra assicurazione, consulenza del commercialista e altre consulenze, costi vari come la cartoleria, e la benzina per il furgone, con la relativa tassa di circolazione e l`assicurazione. Infine, ci sono i costi d`impianto, cioè quelli affrontati dal panificatore per allestire e mantenere il panificio: il laboratorio e l`arredamento, la muratura per pavimenti e pareti piastrellate, l`adeguamento dell`impianto elettrico ed il forno a gas: si tratta di 110.600,00 euro che, ammortizzati in cinque anni, diventano 67,69 euro al giorno. Il totale stratosferico di questi conteggi proposti da Confesercenti porta a 434,29 euro per 180 chili di pane: cioè, appunto, 1 euro e 41 centesimi per un chilo di pane. Altro che “caro pane“.
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