25 Gennaio 2018

Il Codacons fa le bucce al M5s

il presidente dei consumatori non è riuscito a candidarsi
Aveva fatto venire il mal di pancia a non pochi tra gli animatori della variopinta galassia delle associazioni di difesa dei consumatori. La decisione di Carlo Rienzi di gareggiare per entrare nella lista del M5s senza dimettersi dalla presidenza del Codacons, coordinamento – spiega lo statuto- delle associazioni per la difesa dell’ ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori, era un calcio all’ autonomia e all’ indipendenza dell’ organizzazione. Ma non aveva sentito ragioni ed era partito lancia in resta per l’ avventura politica. Finché il mal di pancia è venuto a lui: è stato escluso dalla parlamentarie e quindi dalle liste. Luigi Di Maio & Co hanno snobbato il Codacons e il suo presidente, rimasto con un palmo di naso. Uno sgarbo talmente efferato da spingerlo a rivolgersi al giudice e a schierare il fuoco-di-fila del Codacons, questa volta a tutela del presidente più che dei consumatori. Infatti il comunicato sulla sua disavventura elettorale e sul seguito giudiziario l’ ha pubblicato in evidenza sul sito ufficiale dell’ organizzazione: «Il caso delle parlamentarie del M5s finisce all’ attenzione della Procura di Roma. Il presidente Codacons annuncia la presentazione di un esposto alla magistratura affinché si faccia luce sugli impedimenti che hanno ostacolato la sua candidatura e quella di altri soggetti che, come lui, non sono riusciti a partecipare alle parlamentarie». Rienzi già si era preparato alla campagna elettorale, a Roma e dintorni. Ha dovuto rimettere in cantina cartelli e manifesti. Gli rimane l’ esposto che ha presentato in tribunale. Dice: «Ho deciso di rinunciare a un vero e proprio ricorso perché non voglio imporre la mia candidatura al M5s attraverso una sentenza dei giudici ma ritengo doveroso e necessario che la magistratura apra subito un’ inchiesta per fare luce sulle parlamentarie del movimento, nell’ interesse di tutti coloro che sono stati ingiustamente esclusi nell’ esercizio di un proprio diritto democratico. Spiace che il M5s si comporti come la Dc e il Psi, non accettando candidati che obbediscono ai cittadini e non al partito, e preferendo soggetti mediaticamente ‘furbi’ quali Gregorio De Falco. Quel che lascia sconcertati è che storici difensori dei consumatori come Elio Lannutti, oggi nelle file del M5s, si coprano gli occhi davanti a questo scempio». Codacons è una sigla abbastanza popolare per un’ indubbia capacità mediatica e perché affronta spesso in tempo reale i temi caldi dell’ attualità. Si è schierato contro la chiusura obbligatoria domenicale dei negozi («Chi vuole uccidere il commercio»?), a favore della vaccinazione obbligatoria («La vaccinazione è sacrosanta, utile e necessaria»), ha lanciato interrogativi sull’ eccessivo uso dei cellulari («Ci stiamo facendo promotori di una class action per la tutela dei lavoratori danneggiati dall’ heavy use, per ragioni professionali, del telefono cellulare«), ha preso posizione contro il cattivo esempio dello sport sul doping («La vicenda di Sara Errani, la tennista squalificata dopo essere risultata positiva ai test sulle sostanze dopanti, è estremamente diseducativa, specie per i più giovani»), e così via. Rienzi ha fondato il Codacons nel 1986 e da allora ne è a capo: presidente a vita. È avvocato, salernitano, 71 anni. Le sue ambizioni politiche covano sotto la cenere dal 2004, quando fonda la Lista Consumatori, un partito politico per la tutela dei diritti dei consumatori, con il quale si candida sia alle europee del 2004 che alle politiche del 2006 (nella coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi), con un risultato assai negativo (0,2%) e quindi di ingresso in parlamento nemmeno parlarne. Per qualche anno si è leccato le ferite finché ha deciso di tornare alla carica nel 2016 alle comunali di Roma, presentando la lista Codacons e ripetendo lo 0,2% di dieci anni prima. Meglio salire, per le prossime elezioni, sul carro dei grillini. I quali però lo hanno fatto subito scendere, senza tanti complimenti. E adesso è guerra senza quartiere. Sotto tiro viene messo uno dei candidati-immagine dei 5stelle, il capitano Gregorio De Falco: «Ha ottenuto visibilità grazie al suo show personale durante la tragedia della Costa Concordia-», dice Rienzi, «senza mai spiegare perché non sia intervenuto negli anni di servizio presso la Capitaneria di porto per impedire che le navi da crociera facessero l’ inchino al Giglio passando troppo vicino all’ isola«. Ma anche verso un altro candidato di primo piano, l’ avvocato Ettore Licheri, penalista sardo che si è occupato anche di Calciopoli: «Sembra che egli abbia le idee molto confuse sui vaccini, passando da una posizione all’ altra», dice Rienzi. «Unica nota positiva di questa campagna acquisti elettorale è la decisione di Roberto Burioni di non candidarsi col Pd. I cittadini non sentiranno certo la mancanza del virologo, un soggetto che ha trasformato la questione vaccini in una caccia alle streghe contro i medici che hanno difeso le sacrosante richieste di trasparenza delle famiglie». La procura di Roma darà seguito all’ esposto del presidente del Codacons e se lo farà quali saranno le conseguenze sulla campagna elettorale? Certamente Rienzi è uomo battagliero e non darà tregua ai pentastellati. La situazione, a suo dire, di incertezza che ha caratterizzato l’ iter delle parlamentarie «è intollerabile per un movimento che fa della trasparenza il proprio cavallo di battaglia. Vi è stata una precisa volontà del movimento di escludere un’ associazione come il Codacons e i sui esponenti i quali, doverosamente e nel rispetto dei cittadini, hanno dovuto criticare i vari sindaci grillini, al pari dei sindaci di altre forze politiche«. Tra i sindaci criticati dal Codacons, anche Virginia Raggi: «Abbiamo denunciato i danni che subiscono i romani in occasione delle domeniche ecologiche, quando i cittadini sono costretti a lasciare a casa l’ auto ma i servizi pubblici alternativi continuano a non funzionare«. Conclude Rienzi: «All’ associazione è giunta una segnalazione secondo cui tra i candidati alle parlamentarie in Calabria figurerebbe un soggetto balzato agli oneri delle cronache per vicende legate alla ‘ndrangheta. Un fatto che, se confermato, dimostrerebbe il caos che regna attorno alle parlamentarie del M5s». Insomma, c’ eravamo tanto amati. O forse si è trattato di un amore non corrisposto. Tanto da lasciarsi in malo modo. © Riproduzione riservata.
carlo valentini

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