19 Gennaio 2022

Codacons, il presidente Carlo Rienzi a giudizio: avrebbe «offeso la reputazione» di Fedez e Chiara Ferragni

Nella guerra tra il rapper milanese Fedez e il Codacons, si inserisce ora la Procura di Roma che ha sancito il rinvio a giudizio con decreto di citazione diretta nei confronti di Carlo Rienzi, 75 anni, presidente dell’associazione di categoria. Il reato contestato? Diffamazione, per aver «offeso la reputazione» di Fedez (il 32enne Federico Lucia), e della moglie Chiara Ferragni, imprenditrice e influencer, dipingendo i Ferragnez come «ignoranti, delinquenti, approfittatori», scrive il pm capitolino Antonia Giammaria nell’atto di citazione.

I fatti e le accuse

La vicenda giudiziaria nasce dall’iniziativa del rapper di spostarsi per Milano distribuendo somme di denaro ai bisognosi, nel periodo natalizio del 2020. Azione che il Codacons, in un comunicato ufficiale diventato oggetto del capo di imputazione, come mera «operazione di marketing autopromozionale», più che di «vera solidarietà». Fedez — difeso dagli avvocati Andrea Pietrolucci e Gabriele Minniti — era stato accusato di aver fatto «pubblicità occulta a una nota casa automobilistica», visto che quella distribuzione («Una bravata a favore di telecamere», era stata definita dal Codacons), lo vedeva aggirarsi per la città a bordo di una Lamborghini. Donazioni che lo stesso aveva raccolto tra i suoi fan.

Il figlio dei Ferragnez

Non solo: Rienzi è imputato (prima udienza prevista ad aprile) anche per altre esternazioni pubbliche, rese alla giornalista blogger Selvaggia Lucarelli durante una trasmissione radiofonica a ottobre di due anni fa. In questo caso oggetto di discussione era il figlio della coppia Fedez-Ferragni. L’immagine del piccolo, secondo Rienzi, è stata sfruttata dai genitori, che secondo il numero uno del Codacons avrebbero percepito soldi dalla casa di moda «Moschino» per pubblicare una foto del bimbo con una maglietta del brand («Sono le aziende che pagano loro come genitori per fare pubblicità», aveva detto). Fatto successivamente «accertato come non veritiero», secondo la pubblica accusa.

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