3 Dicembre 2018

Codacons / i tagli a sedi e personale giudiziario

 

Quando “l’ accesso alla giustizia” diviene un problema sorge spontaneo chiedersi cosa sia la GIUSTIZIA e soprattutto se esista. A questa domanda che ogni giorno diviene sempre più incessante da parte del cittadino comune, purtroppo risulta difficile all’ operatore del diritto ed in particolare a NOI avvocati, che ne subiamo le conseguenze, fornire una risposta concreta. Il problema a cui mi riferisco riguarda i costi che deve sopportare il cittadino per accedere alla giustizia divenuti sempre più onerosi. Dal 2002, anno in cui fu introdotto, ad oggi, il cd contributo unificato, ossia quella tassa che deve essere corrisposta ogni qual volta si intenda instaurare un procedimento civile, amministrativo o tributario, il suo incremento percentuale ha registrato un aumento del 143 % per le cause fino a 1033 euro; del 50% per le cause fino a 25.000 euro; del 67 % per quelle sino a 52.000 euro e dell’ 80 % per le cause superiori a 52.000 euro. Il rincaro, poi è ancora maggiore se si pensa all’ incremento del diritto forfettario che quasi sempre si paga insieme con il contributo, che, nel 2014, è passato da 8 euro a 27 euro risultando così, in un colpo solo più che triplicato. I costi della giustizia sono ancora più marcati nelle cause davanti al Tar. Oggi per impugnare un atto amministrativo si deve tirare fuori la bellezza di 650 euro di contributo unificato e nel caso in cui oggetto dell’ impugnativa sia una gara d’ appalto, a prescindere da suo valore di base, tali importi potranno arrivare anche a 5.000,00 euro. La giustizia civile, quindi, solo a parole rappresenta una priorità dell’ attività d’ intervento legislativo dei governi ma in concreto è mera occasione di prelievo fiscale ed il contributo unificato rappresenta oggi uno degli espedienti messi in campo dal legislatore per ridurre il numero di cause pendenti negli uffici giudiziari. La differenza tra ieri ed oggi è che tutti gli ultimi governi hanno adottato una strategia punitiva nei confronti del cittadino che intende rivolgersi ad un giudice per la tutela delle proprie ragioni. È persino banale dirlo: più aumentano i costi della giustizia e più diventa problematico per il cittadino accedervi. Oggi purtroppo l’ utente prima di proporre una questione innanzi ad un giudice deve fare i conti con una valutazione tra costi e benefici, prima che sulla fondatezza in fatto ed in diritto della questione che intende proporre. Tale comportamento molto spesso, quindi, finisce con il vanificare, attraverso la rinuncia, la stessa domanda di giustizia. Cosa se ne faccia poi lo Stato di questi balzelli, è difficile da comprendere, visto che la tendenza è sempre più quella di diminuire giudici e sedi. Ed anche questa non è una bella notizia per il cittadino. Infatti una delle ultime riforme, anche se giusta per certi aspetti, ha determinato la soppressione di numerose sedi di giustizia con il risultato che gli uffici rimasti, la maggior parte delle volte, risultano assai lontani da casa e soprattutto lasciano scoperte intere aree territoriali che già scontano altri disagi, ambientali ed organizzativi. Emblematica al ri guardo è, ad esempio, la soppressione del Tribunale di Sala Consilina che ha comportato lo spostamento della competenza territoriale giudiziale di quell’ area a Lagonegro, fuori dalla regione e per giunta in un tribunale già, di per se insufficiente come struttura ed organico. Eppure i tribunali dovrebbero essere come gli ospedali, magari piccoli ma distribuiti sul territorio. Si deve facilitare l’ accesso alla giustizia, non disincentivarlo. L’ art. 24 della nostra Costituzione così recita: “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi”. Ebbene aumentando ingiustificatamente i costi della giustizia ed accentrando le sedi giudicanti, siamo sicuri che si vada nella direzione di applicare questo sacrosanto principio? In uno stato dove la giustizia è considerata come un male, allo stesso modo il concetto di responsabilità è visto come un male. Senza giustizia non c’ è responsabilità poichè manca la possibilità di ottenere una sanzione contro l’ abuso. Di questo ci accorgiamo ogni giorno sfogliando i quotidiani e nella vita di tutti i giorni, magari ascoltando le chiacchiere intorno mentre prendiamo il caffè al bar con gli amici. Irresponsabilità e mancanza di tutela, per chi alla giustizia non può accedere per motivi economici, rappresentano espressione di una matrice fortemente autoritaria. Conseguenza dell’ abuso che non ha possibilità di trovare tutela nella giustizia, è la sottomissione di chi non può far altro che subire, oppure la sopraffazione attraverso la violenza della giustizia privata. Assistiamo quindi ad una involuzione della società verso la barbarie. Tutto ciò, tra l’ altro, comporta una situazione paradossale. Infatti a fronte delle difficoltà di accesso alla giustizia descritte, il cittadino oggi, attraverso la legge sulla trasparenza, ad esempio ha DIRITTO di accedere a tutta una serie di atti formati dalla Pubblica Amministrazione. Ma il problema rimane! Infatti cui prodest la verifica di una irregolarità, laddove la relativa tutela comporta i problemi di costo e di valutazione prima descritti? Lo stesso discorso, purtroppo vale anche per le associazioni. Il legislatore attribuisce alle organizzazioni di volontariato tutta una serie di diritti in difesa dell’ ambiente e dei cittadini, anch’ essa, purtroppo, pregiudicata dall’ eccesso del costo richiesto. Infatti, sebbene esista una legge sul volontariato che preveda l’ esenzione per le organizzazioni ogni volta queste pongano in essere un azione in difesa di un interesse collettivo rientrante nei propri scopi statutari, tuttavia, da alcuni anni, soprattutto i Tribunali amministrativi, in virtù di una sua controversa visione interpretativa ritengono tali norme non applicabili ai procedimenti giudiziario. Ciò ha generato un contenzioso, lungi da una soluzione a breve termine, che ha di fatto paralizzato l’ azione di tutela posta in essere dalle associazioni, con grave nocumento, anche in tal caso, del cittadino. Ma non abbattiamoci. Non tutto è perduto. Dove c’ è un’ ingiustizia ci può essere un avvocato ca Potete contattare il CODACONS e lasciare un commento ai nostri articoli all’ indirizzo: codacons.campania@gmail.com I nostri esperti sono sempre a vostra disposizione. Non esitate a sottoporci quesiti o a raccontarci le vostre “disavventure”… Vi risponderemo, in maniera rapida ed esaustiva, sulle pagine di Cronache pace di difendere dall’ abuso ed un giudice in grado di ascoltare e con le qualità per decidere. Non resta quindi che sperare in tempi migliori ed attivarsi perché ciò accada continuando, nonostante tutto, a credere nel valore della giustizia e nella professionalità degli operatori del giudizio, degli avvocati e delle associazioni. Non ingoiare il rospo ! Avv. Raffaella D’ Angelo Ufficio legale CODACONS CAMPANIA.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox