Codacons e Cgil: «Referendum trivelle, votate sì»
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fonte:
- l`Adige
Un piccolo psciolino che nuota in un mare azzurro. Delle gocce più grandi di lui tanto nere quanto inquietanti. E poi una scritta: «Sì all’ abrogazione delle proroghe nelle concessioni petrolifere». Il Codacons si è messo in prima linea nella battaglia referendaria e, dagli uffici di Rovereto, è partita la campagna a sostegno del referendum di domenica prossima. Una presa di posizione che si allinea a quanto fatto dal Coda cons nazionale, firmatario qualche giorno fa di un esposto contro il ministro dell’ Ambiente alla procura di Roma e al Tribunale dei Ministri, per il suo invito a votare no. Affermazioni che l’ associazione a tutela dei consumatori – che ha dato vita ad un comitato del referendum contro le trivelle e presentato un ricorso al Tar per accorpare il voto di domenica alle am ministrative – ha ritenuto gravi sia nel merito sia perché provenienti da un ministro. Il Codacons roveretano non firma esposti. Ma si impegna affinché l’ opinione pubblica arrivi consapevole al voto di domenica,attraverso una campagna che corre sul filo della rete. Una locandina è stata realizzata apposta per essere divulgata in internet, allo scopo appunto di dire no alle concessioni «sine die»: «Dove ci sono trivellazioni in mare ci sono concentrazioni di sostanze inquinanti – osserva il Codacons roveretano gravi contaminazioni da idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti. Senza contare l’ impatto sul turismo. La cosa più grave è la proroga indefinita delle concessioni, caso uni co, perché per definizione stessa la concessione è a tempo». E come il Codacons prende posizione ora la Cgil, che dà indicazione ai propri iscritti, non solo per andare a votare. Ma per votare sì, «perché incidenti in mare possono produrre disastri e danni gravissimi e irreversibili in ambienti assai delicati, di valore naturalistico, prossimi alla costa e con forte vocazione turistica, ma anche con economie importanti come la pesca; la quantità di idrocarburi che provengono dalle piattaforme soggette a referendum copre meno dell’ 1% del fabbisogno nazionale di petrolio e il 3% di gas. Quantità trascurabili, ma che mettono in pericolo le coste, la fauna, il turismo, la pesca sostenibile».
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