10 Gennaio 2012

Codacons e burocrati fanno a pezzi il Colosseo  

Codacons e burocrati fanno a pezzi il Colosseo
  L’Antitrust dà ragione ai consumatori e boccia l’appalto a Della Valle per ristrutturare il monumento. Ora l’operazione rischia di saltare

Si tratta soltanto di un parere,
che non potrà tuttavia essere
ignorato dal Tar del Lazio,
davanti al quale pende un ricorso
di analogo contenuto. La
decisione è attesa a giorni, ma
è facile prevedere che l’intera
somma sarà destinata a restare
nelle tasche di Diego Della Valle,
con gran giubilo del Codacons,
che si era rivolto sia
all’Autorità sia al tribunale amministrativo,
lamentando chela
procedura con la quale si
chiedevano finanziamenti in
cambio di pubblicità era concepita
in modo da escludere
offerte migliori.
Inutile addentrarsi nei
meandri della normativa in
materia di appalti, talmente
confusa e attorcigliata da consentire
qualsiasi interpretazione
senza mai fornire certezza
alcuna, tanto che l’eccessivo
proliferare di ricorsi costituisce
una tra le principali cause del
letargo in cui giacciono le opere
pubbliche in questo squinternato
Paese. C’è sempre un
articolo, un codicillo, un regolamento
o una sentenza al
quale appigliarsi per piantare
grane. Di solito a tuffarsi nel
pantano delle infinite ambiguità
giuridico-burocratiche
sono i concorrenti usciti sconfitti
da una gara. Questa volta,
però, a impedire che si metta
mano ai restauri è stata un’as –
sociazione di consumatori, per
motivi che, a scanso di querele,
non siamo in grado di comprendere:
le retoriche legalitarie
di cui in casi simili si fa
sfoggio questa volta non bastano.
Il Codacons si è mosso in
piena sintonia con la Uil attività
culturali, che per prima
aveva denunciato la convenzione
con l’imprenditore marchigiano,
rivolgendosi alla
Corte dei conti: lo sfruttamento
commerciale del Colosseo,
sostiene il sindacato, vale 200
milioni; concederlo per 25 sarebbe
quindi un regalo indebito.
Gli integerrimi difensori dei
beni pubblici dovrebbero però
indicare dove sono i mecenati
disposti a scucire un solo euro
in più di Della Valle, che certamente
fa i suoi affari, il che
non è, o non dovrebbe essere
una colpa. La più nota delle
antiche vestigia capitoline presenta
circa tremila lesioni, anche
gravi. Dalla primavera
scorsa si sono susseguiti piccoli
crolli; l’ultimo frammento è
caduto a Natale. Il piano completo
dei restauri messo a punto
da soprintendenza e ministero
ai Beni culturali prevede
una spesa di 23 milioni, che sarebbero
stati interamente coperti
dalla sponsorizzazione. Il
cantiere avrebbe dovuto aprirsi
il prossimo aprile. Non se ne
farà nulla: invece dei tecnici e
degli ingegneri si sono messi al
lavoro giudici, burocrati e avvocati.
Lo Stato non ha soldi da
spendere nella manutenzione
del patrimonio monumentale
e quando li ha, vedi Pompei,
non riesce a spenderli. I 57 milioni
dell’otto per mille destinati
ai beni artistici sono stati
dirottati dal governo Monti
sull’emergenza carceri. Se un
privato decide di investire del
suo per salvare dall’inarresta –
bile degrado un capolavoro
ineguagliabile finisce per mettersi
nei guai. Le vicissitudini di
Mister Tod’s saranno d’inse –
gnamento per chiunque fosse
tentato di seguirne l’esempio.
Ai visitatori del Colosseo non
resterà che mettersi l’elmetto.
Grazie Codacons e grazie Antitrust.

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