24 Giugno 2016

Codacons, dubbi sugli interventi eseguiti nell’ area archeologica

Codacons, dubbi sugli interventi eseguiti nell’ area archeologica
i lavori riguardano la zona di santa venera al pozzo

I lavori di valorizzazione e fruizione dell’ area archeologica di Santa Venera al pozzo finiscono nel mirino del Codacons che, dopo aver ricevuto alcune segnalazioni di cittadini su presunti abusi edilizi nel sito, ha presentato ieri alla Procura della Repubblica di Catania un esposto -denuncia. In sintesi – sebbene il Codacons non specifichi alcunché nel comunicato stampa – dovrebbe trattarsi degli interventi realizzati di recente dalla Soprintendenza di Catania per l’ abbattimento di un “ecomostro” (l’ edificio cementizio issato decenni fa a protezione della sorgente sulfurea che porta le acque verso lo stabilimento di Acireale, oggi sostituito con altra copertura) e la costruzione di un anfiteatro in pietra lavica all’ interno del sito che ha accesso da via Alimena. Il Codacons chiede di accertare se i lavori siano stati eseguiti «in diffor mità al progetto di recupero e di valorizzazione dell’ area, approvato dalla Sovrintendenza ai beni culturali». L’ intervento, cofinanziato dall’ Unione europea, ha avuto un costo di circa 2 milioni di euro. «Esiste il fondato sospetto di gravi irregolarità – sostiene il Codacons nella nota diffusa che impone di verificare la compatibilità dell’ intervento edilizio effettuato con le ragioni di tutela dell’ area archeologica, nonché l’ adempimento dell’ obbligo di verifica da parte dell’ amministrazione preposta alla tutela del vincolo». Allo stato i lavori sono pressoché ultimati: mancherebbero solo i collaudi amministrativi. «La Procura di Catania, quindi, dovrà verificare se l’ intervento edilizio eseguito nell’ area di Santa Venera al Pozzo, sottoposta a vincolo archeologico, sia avvenuto in variazione essenziale, in totale difformità o in assenza del permesso», aggiungono dal Codacons: Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ ambiente e dei diritti degli utenti e consumatori. L’ area dopo gli interventi disposti dalla Soprintendenza, è gratuitamente aperta dallo scorso 4 aprile, ovviamente nella parte in cui non fu istruito il cantiere. Nell’ area (fino agli Anni 60 del secolo scorso letteralmente abbandonata) non si trovano solo i ruderi termali di epoca romana imperiale (due vani con volta a botte), ma anche una chiesetta dedicata a Santa Venera – costruita nel XIV secolo – parte dell’ acquedotto che conduceva l’ acqua nei bagni, i resti di un edificio di età greca (IV secolo a.C.), un piccolo “antiquarium” ospitato nella cosiddetta dimora “Pennisi”. Poi il “nuovo” anfiteatro- i cui lavori hanno avuto inizio nel 2014 – che, una volta reso fruibile, dovrebbe consentire la realizzazione di conferenze o avvenimenti all’ aperto. MARIO GRASSO.

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