4 Aprile 2019

Codacons: da crac bancari ultimi anni 44 miliardi di perdite

I crac bancari e finanziari degli ultimi anni che si sono succeduti nel nostro paese e all’estero hanno trascinato nel baratro oltre 1,2 milioni di risparmiatori italiani, i quali hanno visto andare in fumo complessivamente quasi 44 mld di euro investiti in azioni, obbligazioni e titoli vari, con una perdita media di 35.154 euro a risparmiatore. Sileoni (Fabi): bene sblocco rimborsi a vittime scandali

di Francesca Gerosa In attesa che questo pomeriggio il Consiglio dei ministri approvi il decreto-legge contenente misure urgenti per la crescita economica e la norma per risarcire i risparmiatori truffati dalle banche, il Codacons fa i conti dei principali default registrati a partire dall’anno 2000 e che hanno coinvolto le tasche degli italiani, cancellando i risparmi investiti.

Ebbene i crac bancari e finanziari degli ultimi anni che si sono succeduti nel nostro paese e all’estero hanno trascinato nel baratro oltre 1,2 milioni di risparmiatori italiani, i quali hanno visto andare in fumo complessivamente quasi 44 miliardi di euro investiti in azioni, obbligazioni e titoli vari, con una perdita media di 35.154 euro a risparmiatore.

Si parte con i casi Bipop-Carire, Argentina e Cirio, ha sottolineato l’associazione, che tra il 2001 e il 2002 hanno coinvolto complessivamente più di 500mila risparmiatori italiani, passando per gli scandali Parmalat (2003, 110mila investitori) e Lehman Brothers (2008, 100mila investitori), fino ad arrivare ai più recenti Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza (2016, oltre 206mila investitori coinvolti).

Il conto totale per la collettività è abnorme: dal 2001 a oggi quasi 44 miliardi di euro di risparmi sono letteralmente andati in fumo e solo una minima parte di tali investimenti è stata poi recuperata dai piccoli risparmiatori. “Lo Stato italiano non ha fatto praticamente nulla per tutelare il risparmio e, mentre ancora si attendono i decreti attuativi sui rimborsi ai risparmiatori, viene varata una Commissione d’inchiesta sulle banche, del tutto inutile e non in grado di dare giustizia agli italiani trascinati nei crac”, ha denunciato il Codacons.

“Il governo farebbe meglio a costituirsi parte civile nei vari procedimenti aperti dalla magistratura sui dissesti bancari, chiedendo un equo risarcimento alle banche, e a citare in giudizio la Commissione europea che ha imposto il bail-in quando era possibile seguire altre strade per tutelare gli investitori”, ha affermato il presidente, Carlo Rienzi.

Lo sblocco dei rimborsi alle vittime degli scandali bancari, con il via libera che arriverà oggi al decreto da parte del governo, è positivo e va nella direzione auspicata da tempo dalla Fabi, primo sindacato italiano dei bancari. “Rimborsare i risparmiatori è essenziale per ristabilire la fiducia, pilastro dell’attività bancaria. È importante peri clienti, per i risparmiatori, per gli investitori e anche per le lavoratrici e i lavoratori. Il nuovo contratto, infatti, oltre a una parte economica e a una normativa, dovrà avere una parte sociale perché vanno difesi non solo i lavoratori, ma anche il risparmio e la clientela”, ha affermato stamattina il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, a Bologna durante i lavori di “Contratto on the road”, tour nazionale della Fabi per illustrare la piattaforma rivendicativa in vista del rinnovo del contratto nazionale di lavoro che interessa, a livello nazionale, 300mila dipendenti.

“Questo sarà un contratto offensivo e non difensivo nel quale chiederemo 200 euro di aumento medio mensile per le retribuzioni. Una richiesta che è adeguata agli utili che le banche italiane sono tornate a realizzare negli ultimi anni: 10 miliardi di euro nel 2018 con previsioni per 12 e 14 miliardi di euro per il biennio 2019-2020. Su questo punto di vista ieri abbiamo incassato una prima, positiva apertura da parte dell’Abi”, ha aggiunto Sileoni, contrario al contratto ibrido, secondo il quale un lavoratore per metà è dipendente e per metà promotore finanziario. “La categoria non è più privilegiata e, anzi, la dobbiamo proteggere, proprio con questo contratto, contrastando le esternalizzazioni, la svendita delle sofferenze e difendendo l’area contrattuale”.

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