2 Gennaio 2010

Codacons contro intesa e unicredit”chiediamo un miliardo a banca”

NEMMENO il tempo di attivarla che già viene sperimentata. La class action in versione riveduta e corretta ieri è già stata intentata dall’ associazione Codacons, che ha notificato due citazioni in tribunale contro due colossi bancari: Unicredit e Intesa Sanpaolo. Oggetto del contendere, le commissioni applicate dalle banche sui conti correnti in rosso, giudicate «troppo costose», anche sulla scorta di una segnalazione fatta alcuni giorni fa dall’ Antitrust. «Si tratta della prima azione collettiva in Italia. – commenta il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – Speriamo serva per disincentivare i colossi economici a fare scorrettezze gravi contro i consumatori che per pochi euro non farebbero mai causa individualmente». La somma richiesta in giudizio dai correntisti, aggiunge l’ associazione, sarà pari a circa un miliardo di euro per ciascuna banca. L’ azione del Codacons poggia sulle rilevazioni dell’ Antitrust, secondo la quale le banche avrebbero compensato l’ eliminazione della Commissione di massimo scoperto introducendo nuove e più costose commissioni a carico degli utenti, anche 15 volte più care rispetto al massimo scoperto. Di qui la class action notificata al tribunale di Torino (per Intesa SanPaolo) e a quello di Roma (per Unicredit) contro le due maggiori banche italiane. Se i giudici dovessero accogliere le istanze dell’ associazione, migliaia di correntisti dei due istituti potranno aderire alla class action chiedendo di essere risarciti per le maggiori spese sostenute e senza necessità di rivolgersi al giudice. Altre due associazioni dei consumatori, Adusbef e Federconsumatori, pur dichiarandosi «felici» dell’ azione intrapresa dal Codacons ritengono sia necessaria prima «un’ analisi precisa e approfondita al fine di non fare il gioco delle parti di cui si vogliono contrastare comportamenti scorretti». Secondo i presidenti delle due associazioni dei consumatori, Elio Lannutti e Rosario Trefiletti, prima di intraprendere azioni collettive sperimentando dunque le potenzialità del nuovo strumento offerto dall’ esecutivo è preferibile approfondire il tema «sia per la delicatezza della questione e sia perchéè la prima volta che nel nostro Paese si possono utilizzare strumenti simili». «Sentiamo l’ esigenza di una analisi ben più precisa, ben più approfondita e massimamente circostanziata – chiariscono i due presidente – al fine di non fare il gioco delle parti di cui si vogliono contrastare scorretti comportamenti. E’ anche per questo – concludono Lannutti e Trefiletti – che considereremmo positivo la costituzione di un vasto fronte associativo per una battaglia da cui uscire vittoriosi». Ieri è stata la data di inizio anche per la class action “targata pubblica amministrazione”, ovvero per l’ azione collettiva nei confronti degli uffici pubblici o società concessionarie di servizi pubblici (come per esempio Società autostrade o la Rai). Rispetto alla class action destinata alle aziende del settore privato, l’ azione collettiva destinata alle aziende che rientrano nell’ orbita della pubblica amministrazione non prevede il risarcimento del danno, ma solo il ripristino dell’ efficienza del servizio. Le azioni, in ogni caso, si potranno intraprendere solo quando saranno definiti tutti gli standard indispensabili per i servizi. Gil. f. 02/01/2010.

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