21 Aprile 2020

Codacons: «Come si fa a parlare di fase due se non siamo attrezzati?»

chiesto un incontro col il presidente musumeci e l’ assessore razza: «ancora troppe carenze, così rischiamo»
Dopo il confronto tra il comitato tecnico scientifico per l’ emergenza coronavirus e il presidente della Regione Musumeci, conclusosi con la dichiarazione della graduale riapertura delle attività dal 4 maggio in Sicilia, il Codacons chiede un incontro con la Regione. «Se la Sicilia è pronta alla fase 2 – dice il segretario nazionale dell’ associazione, Francesco Tanasi – devono dimostrarci che hanno risolto ogni carenza. È davvero possibile che il 4 maggio saranno state colmate le lacune esistenti? Il Presidente della Regione, Musumeci, e l’ assessore alla Sanità, Razza, dovrebbero spiegarci come possiamo essere fiduciosi sulla ripartenza se ancora oggi ci sono persone rientrate in Sicilia e poste in quarantena che, a distanza di oltre 30 giorni, non conoscono l’ esito del tampone o addirittura non ne hanno fatto uno e sono costrette a restare in casa, rischiando di perdere il lavoro perché non possono rientrare in azienda. Ancora, sentiamo di ospedali che stanno cercando di attrezzarsi per separare gli accessi in pronto soccorso e i percorsi interni per i pazienti Covid e non Covid». «Peraltro – continua Tanasi – il ministro della Salute, Speranza, ha dichiarato che occorre affrontare il virus con ospedali che si occupano esclusivamente di soggetti affetti da coronavirus; ma quante strutture di questo tipo sono state istituite in Sicilia? E poi le Usca sono state attivate in tutta la regione? Sono adeguatamente protetti e preparati i componenti di queste unità speciali? Hanno dei protocolli di intervento per prestare assistenza domiciliare adeguata ed evitare l’ ospedalizzazione dei malati? Questi sono alcuni degli interrogativi che vogliamo porre al presidente della Regione e all’ assessore alla Sanità, perché i siciliani, che pure non sono stati toccati dal virus come i piemontesi o i lombardi, devono essere a conoscenza di come può dichiararsi pronta la Sicilia quando si fa fatica a reperire le mascherine chirurgiche da parte dei cittadini, quando ancora neanche ai medici sono stati fatti i corsi per l’ uso dei dispositivi di protezione individuali, quando mancano i reagenti negli ospedali e per l’ esito dei tamponi si attendono settimane. Il popolo siciliano è stato profondamente rispettoso delle limitazioni imposte ma non possiamo rischiare che l’ insorgere di focolai nell’ Isola scateni il panico e, ancor peggio, il diffondersi della pandemia. Siamo tutti stanchi della fase 1, poiché stare in casa è logorante, ma se non si è attrezzati adeguatamente la fase 2 rischia di essere un’ ecatombe». «Vogliamo, quindi – conclude il segretario – che venga fissato un incontro con il presidente della regione e l’ assessore regionale alla Sanità, perché si discuta delle tante problematiche esistenti e si sciolgano i dubbi sulla ripartenza in Sicilia. I cittadini devono potere contare sull’ assistenza sanitaria che è mancata sino ad ora in diverse parti dell’ Isola».

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