Cocoricò, stop di 4 mesi dopo la morte del 16enne
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fonte:
- Alto Adige
- Corriere delle Alpi
- Gazzetta di Mantova
- Gazzetta di Modena
- Gazzetta di Reggio
- Il Centro
- Il Mattino di Padova
- Il Piccolo
- il Tirreno
- La Città di Salerno
- La Nuova Ferrara
- La Nuova Sardegna
- La Nuova Venezia
- La Provincia Pavese
- La Tribuna di Treviso
- Messaggero Veneto
- Trentino extra
il questore di
rimini dispone la chiusura temporanea della celebre discoteca i
genitori: «risposta alla nostra sete di giustizia». i gestori: sanzione
enorme.
ROMA Il provvedimento è stato notificato all’ alba, mentre il locale si svuotava. Il Cocoricò, una delle più famose discoteche italiana, tempio della musica dance, dovrà restare chiuso per quattro mesi. Il questore di Rimini Maurizio Improta ha deciso che dopo la morte di Lamberto Lucaccioni, il sedicenne di Città di Castello ucciso da una overdose di ecstasy il 19 luglio la sanzione doveva essere esemplare: la droga che l’ ha ucciso Lamberto se l’ era procurata giorni prima «per consumarla in uno spazio emotivo ben definito perché il Cocoricò rappresentava il luogo perfetto dove assumerla» scrive il questore. «L’ ha assunta – prosegue – per predisporsi psicofisicamente a trascorrere in maniera per lui appropriata l’ agognata serata». Ma la morte di Lamberto, per la questura, è solo la tragedia finale in un lungo elenco di episodi drammatici elencati nel documento che ordina la chiusura temporanea, adottata in base all’ articolo 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (Tulps). Non solo legati alla droga: furti, lesioni, rapine, fino alla violenza sessuale. In una nota, la polizia spiega che sono stati ricostruiti «gli ultimi due anni di sequestri, arresti, interventi effettuati dal 118 presso il locale»: la misura, dunque, «nasce dalla necessità di contrastare tutti quegli aspetti devianti» e ha lo scopo, in particolare, viene sottolineato, di «fornire tutela ai minorenni». «Ciò che è accaduto al Cocoricò non si deve più ripetere» afferma il prefetto di Rimini, Giuseppa Strano, senza entrare nel merito. Da Città di Castello i genitori di Lamberto, attraverso l’ avvocato Roberto Bianchi, parlano di «messaggio forte»: «È una risposta alla loro sete di giustizia. Hanno tanta rabbia dentro, che rivolgono quasi più verso il locale che verso lo spacciatore». Soddisfatta Renata Tosi, sindaco di Riccione: «Il provvedimento è esemplare come avevamo auspicato, importante anche alla luce dell’ indagine della Guardia di finanza sull’ evasione fiscale. Si capisce che le dimensioni del quadro in cui si sono mosse le forze dell’ ordine sono notevoli» afferma, sottolineando l’ esigenza di «un’ adeguata riflessione per capire come si sia arrivati a questo punto». E se il Codacons parla di «una sanzione leggera se rapportata alla gravità dell’ episodio» e chiede «controlli a tappeto nelle principali discoteche del Paese per verificare la diffusione di sostanze stupefacenti», i legali del Gruppo Cocoricò parlano di «sorpresa per l’ entità enorme della sanzione, giunta tra l’ altro al termine di un lungo linciaggio mediatico senza precedenti». L’ avvocato Alessandro Catrani, dunque, annuncia l’ intenzione di «predisporre ogni attività difesa utile». Il provvedimento potrà essere impugnato entro 30 giorni davanti al prefetto ed entro 60 giorni davanti al Tar. «La cosa più triste di questa vicenda è che non si riesca a divertirsi se non stordendosi, bevendo, impasticcandosi. Ma chiudere il Cocoricò è pura follia – commenta invece Aniceto, dj impegnato nel sociale e già membro della Consulta Antidroga – È una delle discoteche più controllate d’ Italia. Chi pensa ai dipendenti? Se serve a “svegliare” altri gestori ben venga, altrimenti è solo inutile demagogia». (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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