4 Agosto 2015

«Cocoricò chiuso, così rischiamo il crac»

«Cocoricò chiuso, così rischiamo il crac»

la polemica dopo il provvedimento del questore, uno dei proprietari del locale accusa: processo sommario «duecento persone si ritroveranno senza lavoro, e il problema della droga resta». ricorso, il caso al tar.
«Chiudere il “Cocoricò” non serve a nulla, anche perché senza decisioni importanti per battere la cultura dello sballo, fatti luttuosi come quelli del sedicenne morto per ecstasy purtroppo continueranno». Per parlare del provvedimento di chiusura del suo locale, Fabrizio De Meis ha scelto Roma, la città dove dieci anni fa allenava i giovani del Tor di Quinto prima di fare il salto nell’ imprenditoria romagnola. Ora che è anche presidente del Rimini Calcio, i grattacapi gli arrivano proprio dalla sua impresa più importante, il «Cocoricò» (di cui è uno dei cinque proprietari), chiuso per quattro mesi dal questore. E intanto ha annunciato ricorso al Tar contro la chiusura, arrivata dopo la morte, il 19 luglio, di Lamberto Lucaccioni, il sedicenne di Città di Castello ucciso da un’ overdose di ecstasy dopo aver trascorso la sera nel locale. «Il questore ha fatto un processo sommario a dieci anni di attività del “Cocoricò”: 120 giorni di stop in questa stagione significa che la discoteca è chiusa per sempre. È una resa generale al problema della droga». E forse il «Cocco» rischia di non riaprire più, con «duecento famiglie che si ritroveranno senza lavoro – ha detto – e purtroppo tutti noi continueremo a non avere mezzi utili per battere la logica dello sballo, logica che il “Cocoricò” ha sempre tentato di battere, favorendo un divertimento sano e sicuro». Per questa ragione De Meis, che una settimana dopo la morte del sedicenne ha lasciato la carica di amministratore del «Gruppo Cocoricò», ha tenuto a ricordare che «poco tempo fa abbiamo proposto, anche nel corso di un’ iniziativa parlamentare, di approvare una normativa che prevedesse l’ applicazione di un Daspo per chi avesse spacciato o usato droghe e l’ utilizzo di un tampone all’ ingresso dei locali per verificare che gli avventori non avessero già assunto droghe». «Appena sarà possibile riaprire il “Cocoricò” – ha promesso – mi adopererò per lanciare un messaggio e azioni concrete contro la droga». Il ricorso al Tar ci sarà a settembre (il Codacons preannuncia un controricorso a difesa del provvedimento della Questura), mentre il danno economico a fronte di un fatturato annuo di 3,5 milioni sarà «in una perdita di utili per 1,5-2 milioni». Tante le reazioni al provvedimento. Per Daniela Santanchè (FI), «la chiusura è una follia tutta italiana»; di contro il senatore Carlo Giovanardi (Ap-Ncd) definisce «giustissima la decisione del questore di Rimini» e chiede che «uomini di governo, parlamentari e opinionisti smettano di diffondere messaggi ai giovani che sballo, alcol e sostanze sono una specie di diritto». Il senatore di FI Maurizio Gasparri ha sottolineato come «il questore di Rimini è una persona che conosce bene le leggi dello Stato e ha preso certamente una decisione in piena consapevolezza». Per il leghista Matteo Salvini «era un messaggio che andava dato». San Patrignano ha ricordato la recente iniziativa con il «Cocoricò» per far ballare 1.500 ragazzi della comunità nella giornata contro la droga: «Non vogliamo entrare nel merito della decisione del questore, rimanendo a sostegno del pieno rispetto di regole e legalità. Ma è indispensabile andare oltre».
 

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