28 Settembre 2021

Clausole vessatorie, dall’Antitrust provvedimenti verso Google, Dropbox e Apple

Google, Dropbox e Apple finiscono nel mirino dell’Antitrust che, con tre provvedimenti pubblicati ieri, ha riconosciuto l’esistenza di clausole vessatorie a danno dei consumatori nei contratti proposti dalle società informatiche.

A seguito dell’apertura del procedimento da parte dell’Antitrust, i tre operatori hanno proposto modifiche alle condizioni contrattuali per superare i profili di vessatorietà oggetto di istruttoria. E l’Autorità ha, infine, ordinato a Google, Dropbox e Apple la pubblicazione, sui rispettivi siti internet italiani, del provvedimento con cui le clausole vengono riconosciute come vessatorie.
Clausole vessatorie, l’indagine dell’Antitrust

Al centro delle indagini dell’Antitrust i servizi cloud offerti dai tre operatori.

Per quanto riguarda Google Drive l’Autorità ha rilevato l’esistenza di clausole vessatorie nelle condizioni contrattuali imposte ai propri clienti, in materia di responsabilità contrattuale, sospensione o interruzione dell’accesso ai servizi Google, modifiche ai termini.

Nel caso di Dropbox, sono state oggetto di indagine le clausole contenute nei Termini di utilizzo in lingua italiana del servizio cloud della Società, relativamente alla Versione in lingua inglese dei Termini di utilizzo del servizio, all’Interruzione dei servizi, ai Servizi “COSÌ COME SONO” [o “A SCATOLA CHIUSA”], alla Limitazione di responsabilità e alle Modifiche contrattuali.

Per quanto riguarda, infine, Apple, sono finite nel mirino dell’Autorità le clausole contenute nel modello contrattuale reso disponibile da Apple ai propri clienti del servizio iCloud, nella sezione Legal del proprio sito, e disponibili nella versione in lingua italiana, in materia di Modifiche al Servizio, Backup, Esclusioni delle garanzie.
Codacons: vittoria dei consumatori

Il Codacons ha accolto con soddisfazione i provvedimenti dell’Antitrust.

“Si tratta di una importante vittoria dei consumatori e contro i giganti dell’hi-tech – commenta il Codacons. – Le clausole concedevano ai colossi l’ampia facoltà di sospendere e interrompere il servizio o prevedevano l’esonero di responsabilità anche in caso di perdita dei documenti conservati sullo spazio cloud dell’utente. E ancora: la possibilità di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali; la prevalenza della versione in inglese del testo del contratto rispetto a quella in italiano”.

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