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13 Settembre 2011

“Classi pollaio? Non ci saranno”

«Classi pollaio? Non ci saranno»
 

Gino Malaguti è in pensione da qualche giorno, ma il nuovo anno scolastico – che si apre lunedì prossimo – è "figlio suo". E l’ allarme per le classi sovraffollate, lanciato dal Codacons e dai sindacati della scuola, per l’ ex provveditore agli studi eccessivo. «Non ci saranno classi con 29 alunni. Alle scuole medie saranno circa 22, alle superiori 22,8. Parliamo di una media, quindi ci saranno classi da 26 e da 22, ma da 29 non mi risulta. È vero che all’ ultimo momento arriveranno iscrizioni di immigrati, ma si dovrebbe rispettare ovunque il massimo delle 26 presenze per classe». In attesa che venga nominato il nuovo dirigente dell’ Ufficio scolastico provinciale – («Sarà ufficializzato giovedì o venerdì e sarà un preside modenese, com’ ero io quando mi venne affidato l’ incarico»), la macchina della scuola modenese è già partita: «L’ organico di fatto, quello definitivo – spiega Malaguti – è definito. In complesso, c’ è stata una diminuzione di docenti alle superiori e un aumento alle medie, ma non si tratta dei famigerati tagli: sono cambiamenti legati da una parte alla diminuzione delle ore settimanali, dall’ altra dalla crescita degli alunni con una dozzina di classi in più». Ma quale eredità avrà il successore di Malaguti? «Una buona scuola, che grazie agli insegnanti e ai presidi funziona bene come testimonia la classifica di Tuttoscuola che ci ha visto risalire le posizioni a livello nazionale, dove eravamo 22esimi e ora siamo quarti, e regionale, che ci assegna il primo posto per qualità». Ma il precariato? «Non credo che Modena sia davvero ai primi posti per precariato, come qualcuno afferma. In verità, il problema è un altro e riguarda soprattutto scuole d’ infanzia e medie: arrivano docenti dal sud, vanno a ruolo e tornano alla terrà d’ origine. Un turn over che, in effetti, crea problemi. Come li ha creati l’ inserimento cosiddetto "a pettine" nelle graduatorie, provvedimento che ritengo sbagliato. Fermo restando che arrivare dal sud per lavorare non è una colpa». Sui tagli, al centro delle critiche, Malaguti ammette che si è arrivati al limite: «Si è proceduto a una razionalizzazione e credo che sia stata positiva, come dimostra il successo dei nuovi licei. Ma ritengo che il sistema non possa sopportare un altro intervento che riduca ulteriormente le risorse alla scuola». E il futuro della scuola? Quale il provvedimento necessario? Malaguti, che si dice «ormai fuori dall’ ambiente», punta il dito sulle riforme incompiute: «Non si può restare in mezzo al guado. O si dà davvero tutta l’ autonomia alle Regioni, anche con il rischio di creare sistemi scolastici di qualità differente – cosa che di fatto accade già nel sistema sanitario – o si ritorna al centralismo ministeriale. Ora siamo in un sistema ibrido in cui le responsabilità sono di tutti e di nessuno. E la scuola ci rimette».
 

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