10 Aprile 2012

Classi pollaio illegittime – Sentenza TAR MOLISE sent. 145 del 10.4.2012

    Il TAR Molise, con le sentenze 144/2012 e 145/2012, ha sancito con chiarezza che la sicurezza degli alunni e del personale della scuola viene prima delle altre esigenze.

    La formazione delle classi da parte del Dirigente Scolastico/datore di lavoro, a prescindere dall’esistenza o meno di qualsiasi altra esigenze (compresa quella economica), deve avvenire nel rispetto sia degli indici di edilizia scolastica (1,80 mq netti alunno/persona), sia delle norme in materia di prevenzione incendi nelle scuole (max 26 alunni/persone per aula) e sia di quelli in materia di prevenzione, igiene e sicurezza sul lavoro.

    N. 00145/2012 REG.PROV.COLL.

    N. 00294/2011 REG.RIC.

    REPUBBLICA ITALIANA

    IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

    Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise

    (Sezione Prima)

    ha pronunciato la presente

    SENTENZA

    sul

    ricorso numero di registro generale 294 del 2011, proposto da:

    Giuseppina Salvatore, Angelina Stelluti, Domenico Fiore, Fiorella

    Monaco, Matteo Petrella, Nicola Ciarallo, Maria Daniela Occhionero,

    Carla Cocchiarella, Iolanda Di Lena, Antonio Molino, Maria Maddalena

    Navarra, Domenico Fulvio, Marta G. Moscardini, Giuseppe Iacovino, Maria

    Antonietta Campolieti, Wanda Santoro, Rosa Maria Bonifacio, Antonio

    Macrellino, Maria Pina Porrazzo, Paola Michelina Loffreda, Filomena

    D’Aulisa, Maria Di Bello, Rosalia Maria Torraco, Giovanna Morelli,

    Teresa Boccadi, Maria Grazia Armento, Antonio Scardocchia, Antonella

    Fiscante, Egidio Del Vescovo, Clotilde Spina, rappresentati e difesi

    dagli avv. Michele Coromano e Marcella Ceniccola, con domicilio eletto

    presso lo studio del primo in Campobasso, via Principe di Piemonte, 41;

    contro

    Ministero

    dell’Università, dell’Istruzione e della Ricerca in persona del

    Ministro pro tempore, Ufficio Scolastico Regionale per il Molise,

    Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore “Francesco D’Ovidio” – Liceo

    Scientifico di Larino (Cb), rappresentati e difesi dall’Avvocatura

    Distrettuale dello Stato, domiciliata per legge in Campobasso, via

    Garibaldi, 124

    per l’annullamento

    del

    provvedimento del 24.6.11, con cui l’Ufficio Scolastico Regionale per

    il Molise ha proceduto ad accorpare la ex classe III sez. C alle sezioni

    A e B del Liceo Scientifico di Larino (CB) eliminando di fatto, per

    l’anno scolastico 2011 – 2012 la sez. C per la classe IV e prevedendo,

    di conseguenza, due classi quarte, sezz. A e B, rispettivamente di 26 e

    27 alunni; nonchè in via subordinata per la disapplicazione del D.P.R.

    20.3.09, n. 81 e delle circolari MIUR nn. 21 del 14.3.11 e 63 del

    13.07.11, nella parte in cui si pongono in contrasto con la medesima

    normativa in materia di edilizia scolastica e di sicurezza negli

    ambienti di lavoro, di tutti gli atti presupposti, connessi, e/o

    conseguenti;

    Visti il ricorso e i relativi allegati;

    Visti

    gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell’Istruzione,

    dell’Universita’ e della Ricerca, dell’Ufficio Scolastico Regionale per

    il Molise e dell’Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore “Francesco

    D’Ovidio” – Liceo Scientifico di Larino (Cb);

    Viste le memorie difensive;

    Visti tutti gli atti della causa;

    Relatore

    nell’udienza pubblica del giorno 26 gennaio 2012 il dott. Luca

    Monteferrante e uditi per le parti i difensori come specificato nel

    verbale;

    Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

    FATTO e DIRITTO

    I

    ricorrenti sono genitori di alunni che nel corso dell’anno scolastico

    2010/2011 hanno frequentato le classi III sezione A, composta di 16

    alunni, B, composta di 22 alunni, C, composta di 14 alunni del Liceo

    Scientifico di Larino.

    L’Ufficio Scolastico

    regionale, in applicazione del D.P.R. 20 marzo 2009, n. 81, contenente

    norme per la riorganizzazione della rete scolastica, con provvedimento

    del 24 giugno 2011 ha provveduto ad accorpare gli alunni della sezione C

    alle sezioni A e B, eliminando per l’anno scolastico 2011/2012 la

    sezione C per la classe IV.

    In conseguenza del disposto accorpamento le due classi quarte sono costituite, rispettivamente, di 26 e 27 alunni.

    Il

    Dirigente scolastico del Liceo Scientifico di Larino con nota 9

    settembre 2011 ha rappresentato all’Ufficio Scolastico regionale che

    l’assetto organizzativo derivante dal disposto accorpamento è stato

    ritenuto dal responsabile del servizio di prevenzione e protezione

    dell’istituto scolastico non conforme ai parametri di legge e,

    segnatamente, al D.M. 18.12.1975, con grave pregiudizio per l’igiene e

    la sicurezza delle persone destinate ad utilizzare le due aule;

    Avverso

    il provvedimento dell’Ufficio Scolastico regionale sono insorti i

    genitori degli alunni indicati in epigrafe per chiederne l’annullamento

    lamentandone la illegittimità per i seguenti motivi:

    1.

    Violazione e falsa applicazione del D.P.R. 20 marzo 2009, n. 81, della

    legge 11 gennaio 1996, n. 23, del D.M. 18 dicembre 1975, del d. lgs. 19

    settembre 1994, n. 626 e successive modificazioni, del D.M. 26 agosto

    1992, del D.P.C.M. 7 giugno 1995, dell’art. 3 della legge 241 del 1990.

    Eccesso di potere per erroneità dei presupposti e per carenza di

    adeguata motivazione.

    Lamentano che le misure di

    accorpamento organizzativo previste dal D.P.R. n. 81/2009 non potrebbero

    derogare alle norme speciali sull’edilizia scolastica di cui al D.M:

    18.12.1975 che, nella disciplina dei requisiti igienico sanitari, alla

    tabella 9 specifica il rapporto tra numero degli alunni e dimensioni

    dell’aula, indicandolo in una superficie minima netta di 1,9 mq per

    alunno, parametro nel caso di specie disatteso come indicato dal

    responsabile del servizio di prevenzione e protezione, nei documenti

    allegati alla nota del dirigente scolastico del 9.9.2011. In ogni caso

    le norme sulla riorganizzazione della rete scolastica di cui al D.P.R.

    n. 81/2009 non potrebbero derogare quelle contenute nel D.M. 18.12.1975

    anche perchè successivamente legificate dalla legge 11 gennaio 1996, n.

    23 art. 5 con conseguente necessità di disapplicarle in parte qua.

    Il

    provvedimento impugnato si porrebbe inoltre in contrasto con la

    normativa a tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro di cui al d.

    lgs. 626/1994 e successive modifiche come segnalato dal responsabile del

    servizio di prevenzione e protezione con apposita documentazione

    trasmessa dal dirigente scolastico all’Ufficio scolastico regionale.

    Risulterebbe

    violato altresì il D.M. 26 agosto 1992 recante norme di prevenzione

    incendi per l’edilizia scolastica che all’art. 5 indica in 26 persone il

    massimo affollamento ipotizzabile; analoga violazione si configurerebbe

    con riferimento al D.P.C:M. 7 giugno 1995 recante la carta dei servizi

    scolastici che prescrive il rispetto di standard di tutela adeguati

    anche per quanto concerne le condizioni igieniche e di sicurezza dei

    locali da adibire ad attività didattica.

    Infine il

    provvedimento impugnato sarebbe anche immotivato in relazione alle

    risultanze istruttorie tenuto conto che sia la relazione del dirigente

    scolastico sia la documentazione tecnica del responsabile del servizio

    di prevenzione e protezione rappresentavano motivatamente la necessità

    di conservare il precedente assetto organizzativo articolato su tre

    distinte classi al fine di assicurare la salubrità delle aule nonché per

    la corretta evacuazione dall’edificio in situazioni di pericolo.

    Si

    è costituito in giudizio il Ministero dell’Università, dell’Istruzione e

    della ricerca per contestare la fondatezza dei motivi ex adverso

    articolati concludendo per la reiezione del ricorso nel merito.

    Alla camera di consiglio del 6 ottobre 2011 è stata accolta la domanda cautelare con ordinanza 187/2011.

    Alla pubblica udienza del 26.1.2012 la causa è stata infine trattenuta in decisione.

    Il ricorso è fondato.

    È

    pacifico tra le parti che in conseguenza del disposto accorpamento

    della ex classe III C alle sezioni A e B del Liceo Scientifico di Larino

    per l’anno scolastico 2011/2012 non risulta rispettato il parametro

    della superficie netta minima che il D.M. 18 dicembre 1975 indica per la

    scuola secondaria di secondo grado in 1,96 mq per studente, secondo

    quanto rappresentato dal responsabile del servizio di prevenzione e

    protezione con la documentazione istruttoria allegata alla nota del

    9.9.2011 inviata dal dirigente scolastico all’Ufficio scolastico

    regionale dopo che analoghe motivazioni erano state poste a fondamento

    delle reiterate richieste di adeguamento delle strutture scolastiche

    inoltrate negli anni agli enti competenti (cfr. doc. in fascicolo

    Avvocatura dello Stato) anche con specifico riferimento al

    dimensionamento delle classi (cfr. nota del dirigente scolastico del

    28.7.2010 e proposta di dimensionamento del 25.5.2010 in fascicolo

    Avvocatura nelle quali si menziona espressamente il problema del

    rispetto del d. lgs. 626/1994 in relazione alle aule allocate presso la

    struttura del vecchio ospedale “Vietri” di Larino).

    Nessuna

    deduzione è stata sul punto articolata in fatto dalla difesa erariale

    sicchè, in applicazione del generale principio di non contestazione ex

    art. 64, comma 2 del c.p.a., devono ritenersi, allo stato, sussistenti

    le carenze segnalate dal dirigente scolastico da ultimo con nota del 9

    settembre 2011.

    La difesa erariale eccepisce in via

    preliminare la sopravvenuta abrogazione implicita per incompatibilità

    del D.M. 18.12.1975 ad opera del successivo D.P.R. 81/2009 nella parte

    in cui innova la disciplina dei criteri numerici di composizione delle

    classi: in senso contrario deve osservarsi, in applicazione dei canoni

    generali che regolano la successione delle norme nel tempo, che la norma

    generale successiva non può abrogare quella speciale anteriore qual è

    nel caso di specie la tabella 9 allegata al D.M. 18.12.1975

    disciplinante i requisiti minimi di igiene della aule scolastiche, anche

    perché la prima dà attuazione al canone del buon andamento della

    funzione organizzativa del servizio, la seconda tutela il diritto

    fondamentale alla salute sicchè ogni atto organizzativo deve

    necessariamente essere adottato nel rispetto della normativa speciale in

    materia di igiene e sanità che opera quale requisito di validità

    dell’atto.

    La difesa erariale rileva ancora, in

    diritto, che i parametri del D.M. 18 dicembre 1975 non sarebbero

    comunque vincolanti in quanto le disposizioni ivi contenute, ai sensi

    dell’art. 5.7 del medesimo decreto, rivestirebbero “carattere

    indicativo” non solo per i progetti in corso di esecuzione, o già

    approvati o in fase inoltrata di approvazione ma anche per gli

    ampliamenti, gli adattamenti ed i completamenti degli edifici già

    esistenti e poiché nel caso di specie il Liceo Scientifico di Larino si

    trova momentaneamente allocato presso i locali dell’ospedale Vietri,

    allo scopo appositamente adattati nel corso degli anni, le predette

    disposizioni dovrebbero ritenersi prive di carattere prescrittivo e

    vincolante.

    In senso contrario deve invece

    osservarsi che, nel caso di specie, la vincolatività delle prescrizioni

    in questione, sebbene non discenda direttamente dal citato decreto

    ministeriale, deriva tuttavia dalla autonoma scelta del responsabile del

    servizio di prevenzione e protezione dell’istituto scolastico che ha

    ritenuto di uniformarvisi nella valutazione in concreto (cfr. T.A.R.

    Veneto, III, 16 febbraio 2009, n. 375) dei rischi che il

    sovraffollamento delle classi comporta per l’igiene e la salubrità delle

    aule intese quale luogo di lavoro ai sensi dell’art. 30 del d. lgs. 81

    del 2008 nonché alla luce della inderogabile necessità di garantire la

    gestione delle emergenze e la corretta evacuazione dall’edificio in

    situazioni di pericolo, come accade in ipotesi di incendio e di eventi

    sismici (cfr. allegato 3 del R.S:P.P. alla nota dirigenziale del 9

    settembre 2011).

    Il parametro di legittimità

    violato è dunque rappresentato non dal citato decreto ministeriale del

    1975 bensì dal d. lgs. 626 del 1994 poi confluito nel d. lgs. 81 del

    2008 – applicabile agli istituti scolastici ai sensi dell’art. 3, comma

    2, del medesimo, come successivamente precisato dall’art. 1, comma, 1

    D.M. 382/1998 anche con riferimento agli alunni in quanto “utenti” del

    servizio – e, come si vedrà nel prosieguo, dal D.M. 26 agosto 1992 sulla

    prevenzione incendi.

    In particolare l’art. 33 del

    d. lgs. 81/2008 impone al responsabile del servizio di prevenzione e

    protezione dei rischi professionali di provvedere alla individuazione in

    concreto dei fattori di rischio, alla loro valutazione e

    all’individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrita’ degli

    ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente, sulla base

    della specifica conoscenza dell’organizzazione aziendale.

    In

    applicazione del citato disposto normativo – come già precisato dagli

    artt. 2 e 3 del D.M. 382/1998 con specifico riferimento alle istituzioni

    scolastiche – l’individuazione e la valutazione dei rischi e la

    predisposizione delle conseguenti misure per la sicurezza e la salubrità

    degli ambienti di lavoro deve essere condotta “nel rispetto della

    normativa vigente” da individuarsi, nel caso di specie, nelle previsioni

    del richiamato D.M. 18.12.1975; ed infatti, sebbene tale decreto sia

    stato abrogato dall’art. 12 della legge 11 gennaio 1996, n. 23, il comma

    5 del medesimo articolo ha fatto comunque salvo quanto previsto dal

    precedente articolo 5, comma 3, a mente del quale “In sede di prima

    applicazione e fino all’approvazione delle norme regionali di cui al

    comma 2 [quelle cioè sulla progettazione esecutiva degli interventi in

    materia di edilizia scolastica] possono essere assunti quali indici di

    riferimento quelli contenuti nel decreto del Ministro dei lavori

    pubblici 18 dicembre 1975…”.

    Poiché la Regione

    Molise non ha legiferato in materia, il responsabile del servizio di

    prevenzione e protezione, dovendo per legge individuare le situazioni di

    potenziale pericolo per la salubrità e la sicurezza dei luoghi di

    lavoro “nel rispetto della normativa vigente”, ha ritenuto, nella

    propria autonomia decisionale, di poter assumere a parametro di

    riferimento le norme del predetto decreto del 1975 essendo a ciò

    espressamente facoltizzato dall’art. 5, comma 3 del d. lgs. 23 del 1996

    richiamato (cfr. nei termini detti l’allegato 3 alla nota dirigenziale

    del 9 settembre 2011); e tanto al fine di porre in essere le conseguenti

    misure necessarie al corretto dimensionamento della aule che

    successivamente l’Ufficio Scolastico Regionale ha ritenuto

    immotivatamente di disattendere.

    Una volta

    accertato, dal soggetto a ciò deputato per legge, che l’accorpamento era

    incompatibile con l’esigenza di assicurare la sicurezza e la salubrità

    delle aule destinate ad accogliere gli alunni delle sezioni accorpate,

    l’Ufficio scolastico regionale non poteva ignorare tale circostanza

    senza incorrere in un palese eccesso di potere nella adozione delle

    misure organizzative pur previste dal D.M. 81/2009; così facendo infatti

    ha obliterato una circostanza, palesata dall’istruttoria sin dal

    definizione dell’organico di diritto per l’anno scolastico 2010/2011

    (cfr. nota del dirigente scolastico del 28.7.2010 e proposta di

    dimensionamento del 25.5.2010 in fascicolo Avvocatura), di rilevante

    importanza in quanto pertinente alla necessità di tutelare valori

    primari quale la salubrità dell’ambiente di lavoro e la stessa

    incolumità degli alunni. In ogni caso a fronte di una tale risultanza

    istruttoria l’Ufficio scolastico regionale doveva, quanto meno, motivare

    in ordine alle eventuali ragioni che consentivano di ritenere non

    ostative le circostanze rappresentate dal dirigente scolastico, non

    potendo di certo opporre l’incompetenza ad adottare le misure idonee a

    superare le predette criticità poiché il rispetto delle misure di tutela

    della salubrità degli ambienti di lavoro e di sicurezza dei lavoratori e

    degli utenti del servizio rappresenta una condizione di legittimità dei

    provvedimenti relativi all’organizzazione del sistema scolastico.

    Inoltre

    la contestata inerzia della Provincia, quale ente proprietario

    dell’immobile e responsabile delle misure di adeguamento, non può

    risolversi nella sostanziale violazione della normativa sulla sicurezza e

    la salubrità degli ambienti scolastici con grave pregiudizio per chi vi

    opera (alunni, personale docente e non docente).

    Ciò

    anche in considerazione del fatto che, stando a quanto disposto in

    materia di istituzioni scolastiche dall’art. 5 del D.M. 29 settembre

    1998, n. 382, “nel caso in cui il datore di lavoro, sentito l’eventuale

    responsabile del servizio di prevenzione e di protezione, ravvisi grave

    ed immediato pregiudizio alla sicurezza ed alla salute dei lavoratori e

    degli allievi adotta, sentito lo stesso responsabile, ogni misura idonea

    a contenere o eliminare lo stato di pregiudizio, informandone

    contemporaneamente l’ente locale per gli adempimenti di obbligo” sicchè

    l’Ufficio scolastico regionale non può adottare provvedimenti

    organizzativi che si pongano in contrasto con le specifiche misure di

    prevenzione assunte dal dirigente scolastico in forza di espressa

    previsione normativa, senza incorrere in una palese violazione di legge.

    Peraltro

    il provvedimento impugnato risulta illegittimo anche perché adottato in

    contrasto con l’art. 5 del D.M. 26 agosto 1991 recante norme di

    prevenzione incendi per l’edilizia scolastica (sulla vincolatività di

    tale normativa nel dimensionamento delle classi cfr. T.A.R. Veneto, III,

    16 febbraio 2009, n. 375); tale disposto normativo, ai fini della

    sicurezza antincendi prescrive che il massimo affollamento ipotizzabile

    in aula sia di 26 persone mentre nel caso di specie ve ne sono

    rispettivamente 27 (26 alunni più l’insegnante) nella sezione A e 28

    nella B (27 alunni più l’insegnante).

    E’ noto che

    il predetto limite è stato considerato suscettibile di deroga dal

    Ministero dell’Interno Dipartimento dei vigili del fuoco con nota prot.

    P480/4122 sott.32 del 6.5.2008, come rammentato dalla difesa erariale,

    ma la possibilità di deroga è stata subordinata al ricorrere di tre

    condizioni: 1) che le porte devono avere larghezza almeno di 1,20 metri

    ed aprirsi nel senso dell’esodo e devono rispondere agli ulteriori

    requisiti specificamente indicati al punto 5.6; 2 ) che ci sia una

    apposita dichiarazione rilasciata sotto la responsabilità del titolare

    dell’attività; 3) che l’incremento numerico sia “modesto”.

    Nel

    caso di specie il Ministero intimato ha omesso di dimostrare il

    rispetto delle prime due condizioni: non v’è prova infatti che le

    dimensioni e le caratteristiche delle porte di uscita delle due aule e

    gli ulteriori parametri indicati al punto 5.6. del D.M. 26 agosto 1992

    siano in concreto rispettati e non risulta rilasciata la prescritta

    dichiarazione di responsabilità del dirigente scolastico, in quanto

    soggetto responsabile della sicurezza dei luoghi di lavoro (che ha

    piuttosto rappresentato ragioni ostative al rilascio).

    Occorre

    infine precisare che ove la definizione delle classi non corrisponda a

    quanto previsto negli atti progettuali depositati presso il locale

    Comando dei vigili del fuoco, l’eventuale dichiarazione di

    responsabilità del dirigente scolastico, attestante il numero di persone

    presenti per ogni singola aula ed il rispetto, sebbene in regime di

    deroga, del punto 5 “Misure per l’evacuazione in caso di emergenza”

    dell’allegato al D.M. 26.08.1992, dovrà comunque essere sottoposta ad

    una verifica formale da parte del comando vigili del fuoco competente

    per territorio, quale organo deputato per legge ad accertare se

    l’incremento numerico della popolazione scolastica per aula, rispetto al

    parametro legale (n. 26), comunicato dal dirigente scolastico, possa

    reputarsi effettivamente compatibile, in concreto, con la capacità di

    deflusso del sistema di vie d’uscita, senza pregiudicare le condizioni

    generali di sicurezza, come specificato nella richiamata nota

    ministeriale del 6 maggio 2008.

    Ne discende che

    alla luce delle motivazioni che precedono il ricorso va accolto ed il

    provvedimento dell’Ufficio scolastico regionale dev’essere annullato.

    Le spese di giudizio seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

    P.Q.M.

    Il

    Tribunale amministrativo regionale del Molise, definitivamente

    pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per

    l’effetto, annulla il provvedimento adottato dall’Ufficio Scolastico

    regionale in data 24.6.2011 e condanna il Ministero dell’Università,

    dell’Istruzione e della Ricerca alla rifusione, in favore dei ricorrenti

    in solido tra loro, delle spese di lite che si liquidano in euro

    3000.00 di cui euro 2000,00 per onorari ed euro 1000,00 per diritti,

    oltre IVA, CAP e spese generali come per legge.

    Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

    Così deciso in Campobasso nella camera di consiglio del giorno 26 gennaio 2012 con l’intervento dei magistrati:

    Goffredo Zaccardi, Presidente

    Orazio Ciliberti, Consigliere

    Luca Monteferrante, Consigliere, Estensore

     
     
    L’ESTENSOREIL PRESIDENTE
     
     
     
     
     

    DEPOSITATA IN SEGRETERIA

    Il 10/04/2012

    IL SEGRETARIO

    (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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