21 ottobre 2011

Class-action “CLASSI-POLLAIO”, la qualità dell’insegnamento dice grazie alle norme sulla sicurezza

La storia della ormai famosa class-action Codacons inizia il
20 Marzo 2009
, quando viene emanato il
Decreto Presidenziale n.81
in materia di riorganizzazione della rete scolastica e vengono ridefiniti il numero massimo e minimo di alunni per classe, dalla scuola dell’infanzia alle scuole superiori.

Il Decreto fa parte di un insieme di normative definite come “Riforma Gelmini”. A onor del vero e per non fare torto a nessuno, tutto l’insieme di decreti dovrebbero essere appellati come “Riforma Gelmini-Tremonti” in quanto emanati di concerto tra Ministero dell’Economia e Ministero dell’Istruzione allo scopo di ridurre i costi della scuola pubblica nell’unico modo efficace: la riduzione del personale.

I dissensi provocati dalla “Riforma” sono molteplici. Volendo evitare la facile demagogia, e leggendo i testi delle normative, risulta evidente che i tagli applicati non sono stati dimensionati sulle effettive realtà presenti sul territorio, ma sono stati generalizzati a tutti gli Istituti indiscriminatamente e applicando una matematica piuttosto elementare. Un Ministero ha ordinato un taglio delle spese, e l’altro ha ridotto corrispondentemente il personale coinvolto, senza alcuna verifica normativa preliminare.

 Considerando l’incremento demografico e il decremento nel numero dei docenti, va da sé che la “Riforma Gelmini-Tremonti” per essere coerente, deve prevedere classi più numerose rispetto a quelle esistenti (oltre a un numero inferiore di ore di didattica). E,infatti, il succitato decreto pone come limiti minimo e massimo di alunni per classe: 18-29 per le scuole dell’infanzia, 15-27 per le scuole primarie, 18-28 per le scuole medie, 25-30 per le scuole superiori. E’ inoltre consentita una deroga del 10% in più o in meno rispetto alle cifre indicate. Se nella classe è presente un alunno con disabilità, si rimanda ai limiti delle normative precedenti senza modifiche.

Certo sarebbe bello trovare in questi decreti anche delle indicazioni relative alla qualità dell’insegnamento in classi così costituite. A buon senso, l’idea di un maestro di prima elementare alle prese con 30 bambini lascia quanto meno perplessi. Purtroppo tali indicazioni, sebbene esistano diversi studi pedagogici a riguardo, non rientrano in alcuna normativa, e a quanto pare, per salvaguardare la qualità, non rimane che affidarsi alle norme sulla sicurezza.

A seguito delle proteste di genitori, studenti e insegnanti, il Codacons si muove contro il MIUR e l’8 Luglio 2010 viene ufficialmente depositato il ricorso (n. 6143 del 2010) contro le “classi-pollaio” derivanti dalla “Riforma Gelmini-Tremonti” che, inavvertitamente, viola tutte le norme esistenti in precedenza in materia di sicurezza degli edifici scolastici. Primo tra tutti il Decreto Ministeriale del 18 Dicembre 1975 (Ministro Malfatti, governo Moro), ancora in vigore, che si basa su criteri pratici di movimento nello spazio in caso di emergenza, e assegna 1,80 mq per allievo fino alle scuole medie e 1,96 mq per allievo nelle scuole superiori (bisogna considerare che lo spazio è condiviso con banchi, cattedra, zaini appoggiati per terra, ecc…). Secondo, viene violato il Decreto Ministeriale del 26 Agosto 1992 (Ministro Iervolino, Governo Amato) che fissa a 26 il numero massimo di persone (compresi gli insegnanti) che possono essere presenti in aula, perché vengano rispettate le norme anti-incendio.

Il 9 Dicembre 2010 il TAR del Lazio, esaminato il quadro normativo complessivo, accoglie il ricorso del Codacons e richiama il MIUR sulla legge n. 23 dell’11 gennaio 1996 (Ministro Lombardi, Governo Dini) che avrebbe previsto il costante monitoraggio dello stato e funzionalità degli edifici scolastici, tramite l’istituzione dell’ ”anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica“, al fine di stilare un “piano di riqualificazione dell’edilizia scolastica”. Viene fatto notare il comunicato stampa del MIUR stesso, datato 12 novembre 2010, secondo il quale la banca dati dell’anagrafe sarebbe stata finalmente completata e vengono quindi concessi 120 giorni per l’emanazione del suddetto piano.
In altre parole, se il MIUR vuole classi più numerose deve anche assicurarsi che gli edifici scolastici siano idonei ad ospitarle, nel rispetto delle norme di sicurezza vigenti.

Il MIUR, assieme ai Ministeri dell’Economia e della Pubblica Amministrazione, decide di non accettare la sentenza del TAR del Lazio, e il 21 febbraio 2011 presenta ricorso (1311 del 2011) al Consiglio di Stato  (il Tribunale di 2° grado per ricorsi contro le sentenze amministrative), sostenendo, essenzialmente, che la riqualifica degli edifici scolastici non è pertinenza del MIUR, il quale si limita ad assegnare l’organico alle classi richieste.

Infine, il 9 Giugno 2011 il Consiglio di Stato ha respinto (sentenza n. 3512) il ricorso dei Ministeri, confermando la precedente sentenza del TAR del Lazio, che il 28 Settembre 2011 è stato chiamato a nominare un commissario ad acta in sostituzione del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini per l’emanazione del “piano di riqualificazione”. La nomina è stata poi posticipata al 27 Ottobre 2011.

In questi giorni si moltiplicano i ricorsi, accolti dai TAR regionali, contro l’accorpamento delle classi. E’ da sottolineare che, all’interno del quadro normativo attuale, qualora un dirigente scolastico disponga di aule sufficientemente ampie e voglia collocarvi un numero di allievi superiore a 25 (in conformità dell’indice di 1,80/1,96 mq per alunno) dovrà in ogni caso richiedere un’autorizzazione ai Vigili del Fuoco e, qualora le normative non vengano rispettate, ne risponderà penalmente.

Se almeno nelle normative trovassimo delle referenze sulla qualità dell’insegnamento, una citazione a un qualsiasi studio accreditato, potremmo ancora pensare che a capo dell’intero sistema ci sia un team che si occupa di qualità (magari in modo non condivisibile). Troviamo invece piani economici lapidari e incongruenze con normative precedenti. A questo punto restiamo in attesa della nomina del commissario e dell’emanazione del piano di riqualificazione, ma la preoccupazione che ci suscitava l’idea di un insegnante alle prese con 30 alunni, seppure ospitati in un’aula sicura e giustamente dimensionata, permane tale e quale.