24 Aprile 2010

Class action subito in stand by

 

I l debutto della prima class action italiana finisce nell’ interlocutorio time out “chiamato” dal presidente del tribunale di Torino, Luciano Panzani. Tutto rinviato al 27 maggio, quando – stavolta in pubblica udienza – il collegio giudicante dovrà decidere sull’ ammissibilità o meno dell’ azione collettiva di risarcimento promossa dal Codacons nei confronti di Intesa Sanpaolo a proposito delle commissioni applicate ai correntisti. Ieri, invece, in quello che può comunque considerarsi il punto più avanzato raggiunto da una procedura di questo tipo da quando la class action è operativa- il1?gennaio2010,dopoinnumerevoli proroghe -, gli avvocati dell’ istituto hanno ottenuto lo slittamento di un mese per esaminare le eccezioni presentate dall’ associazione a ridosso dell’ udienza. Entro il 14 maggio Intesa Sanpaolo dovrà depositare la propria memoria difensiva per rispondere alle accuse del Codacons. Secondo i consumatori, che si sono mossi a seguito dei rilievi formulati qualche giorno fa dal presidente dall’ An-titrust, Antonio Catricalà, le banche avrebbero compensato l’ eliminazione della commissione di massimo scoperto (con la legge 2 del 2009) con nuove commissioni a carico degli correntisti anche 15 volte più salate. Con la class action notificata lo scorso 1?gennaio al tribunale di Torino, perciò, il Codacons ha chiesto la restituzione delle maggiori somme pagate dai correntisti per complessivi 2,8 miliardi di euro. L’ appuntamento di ieri mattina, quindi, è stato poco altro che un prologo. Chi si aspettava frotte di risparmiatori “truffati” all’ assalto del tribunale torinese è rimasto deluso. Anche perché la discussione tra i legali delle due parti si è svolta a porte chiuse, sia pure alla presenza della Procuratore Raffaele Guariniello e del suo staff incaricati di riscontrare la sussistenza di elementi di reato nella vicenda (la Cassazione, per esempio, con la sentenza n. 12028 dello scorso 26 marzo ha riconosciuto che la commissione di massimo scoperto va conteggiata per il superamento del tasso di usura). Non è detto poi che la class action parta davvero. Il presidente del tribunale Panzani ha auspicatoun accordo che eviti il contenzioso. Il tentativo di conciliazione sarà esperito il 27 maggio e se dovesse andare in porto e venisse recepito dall’ Abi, previo, s’ intende, il ritiro dell’ azione collettiva, la banca potrebbe modificare unilateralmente le clausole contrattuali. Peraltro, della cancellazione delle norme ” vessatorie” potrebbero beneficiare tutti i correntisti. Non solo quelli che eventualmente aderirebbero alla “futura” class action (nei 120 successivi all’ ordinanza di ammissibilità della causa). «Chiediamo la massima pubblicità – dice Carlo Rienzi, presidente del Codacons – in quanto la causa potrebbe riguardare potenzialmente sei-sette milioni di persone. Possiamo pensare a una conciliazione se le banche eliminassero quelle clausole e dessero un risarcimento simbo-lico ai correntisti. Anche un solo euro a testa farebbe comunque una cifra di tutto rispetto». Più categorica la posizione della banca, rappresentata dagli avvocati Gino Cavalli e Valerio Tavormina: «Le commissioni applicate di cui si parla riguardano non privati, ma imprese e quindi quest’ azione legale, che al momento riguarda il solo Rienzi,non ha ragion d’ essere»

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