23 Gennaio 2014

Class Action, sentiti i primi periti «In dieci giorni la nostra verità»

Class Action, sentiti i primi periti «In dieci giorni la nostra verità»

di Andrea Marini C’ era grande fermento ieri mattina nello studio dell’ avvocato Massimo Jasonni, professore della Facoltà di Giurisprudenza dell’ Università . La notizia della costituzione di un gruppo di alluvionati intenzionati ad andare fino in fondo per accertare l’ esistenza di responsabilità civili, penali e amministrative ha ovviamente fatto il giro della Bassa. «Per il momento sono una quarantina le persone che mi hanno chiesto di fare da coordinatore di questa operazione, e credo aumenteranno non appena le acque si saranno ritirare e diventerà ben chiara la percezione della portata del disastro provocato da quella fallla. Vogliamo conoscere ogni dettaglio». Ragion per cui Jasonni non sta con le mani in mano. Già ieri ha incontrato due periti con i quali il legale ha gettato le basi del percorso che intende proseguire per comporre un fascicolo da affiancare all’ azione della Procura. «Come ho detto ieri, il nostro scopo non è quello di fare gli investigatori, o i periti noi vogliamo solo collaborare con la Magistratura per approfondire ogni aspetto di questa incredibile e devastante vicenda, senza tralasciare nulla». POOL DI ESPERTI Jasonni presta la sua azione a titolo completamente gratuito «e sto cercando periti, ingegneri, tecnici e scienziati che a loro volta prestino in modo volontario la loro collaborazione a sostegno di persoen che nel giro di pochi minuti hanno perso ogni cosa, impotenti. E propriop pr questo vogliono sapere se chi poteva fare qualcosa a tempo debito lo abbia fatto fino in fondo, oppure si sia rimasto fermo». Non si tratta di una “Class action” all’ americana, ovvero un’ azione legale condotta da uno o più soggetti che, membri della classe, chiedono che la soluzione di una questione comune di fatto o di diritto avvenga con effetti uguali per tutti i componenti; il modo migliore per essere tutelati e risarciti dai torti di aziende o società. «Ma a mio avviso il metodo che seguiamo è lo steso visto che io ho avuto l’ incarico da un gruppo di persone che ha subito la stessa identica sorte – spiega Jasonni . E per loro dovrò approfindire i fatti, recuperare prove e perizie per arrivare a chiedere a chi di competenza di rispondere sul campo amministrativo, civile e penale». Come si muoverà l’ azione del pool che Jasonni sta coordinando? «Ci muoveremo in tre tappe. Innanzitutto approfondiremo in lungo e in largo ogni aspetto di questa vicenda, ascoltando periti, professionisti, esperti. Conto di svolgere già un primo esauriente giro d’ orizzonte in una decina di giorni, lavorando a ritmo intenso. Una volta completata questa prima fase, riassumeremo gli esiti di questo lavoro con una bella memoria difensiva. Ed infine trarremo le nostre conseguenze, che ben volentieri metteremo a disposizione della magistratura che a sua volta si muoverà nell’ ambito del solco che il procuratore capo Vito Zincani ha già indicato di voler proseguire. E il fatto che ci sia Zincani credo sia una garanzia in tal senso». Ma Jasonni cosa spera di ricavare da questa azione? «Su questa domanda potrò essere ovviamente più preciso tra una decina di giorni quando sarà mia premura rendere noto le conclusioni e le valutazioni alle quali saremo pervenuti. Certo è che chunque, una volta appreso quanto accaduto, non arrivi a considerare che gli enti deputati da tempo erano stati allertati sui possibili rischi e di ciò che poteva accadere… » SI MUOVE CODACONS. E sempre in tema di risarcimenti si alza forte anche la voce del Codacons: I cittadini dovranno essere informati su quali sono gli enti che hanno direttamente o indirettamente compiti di manutenzione e di vigilanza in maniera che si possano colpire eventuali responsabilità, anche civilistiche. – scrive in una nota l’ associazione- Questa continua storiella che ogni volta che accade qualcosa non c’ è mai un responsabile, e dunque è sempre la collettività che deve farsi carico dei risarcimenti, deve finire. Chi ambisce a ricoprire ruoli importanti e, il più delle volte, ben retribuiti, deve, nel caso se ne accertino le responsabilità, non solo essere giustamente condannato nell’ ambito penale se ciò ritenesse giusto». Il Codacons plaude quindi alla costituzione di una commissione tecnico scientifica da parte della regione «con il compito di verificare le cause che hanno provocato l’ apertura della breccia nell’ argine del Secchia. Mai come in questo frangente c’ è bisogno di sapere, con certezza documentata, se chi doveva fare, ha fatto e se lo ha fatto bene. Non si può accettare l’ idea di mantenere in piedi un sistema di controllo e prevenzione nell’ ambito dei fiumi se poi accade quello che è accaduto nutrie o non nutrie. Chi oggi parla di quali disastri possano causare le nutrie stesse, bene avrebbe fatto a sollevare il problema prima e, se lo ha fatto, che ne dia le prove, le useremo per agire giudizialmente contro chi pur sapendo e dunque dovendo provvedere, non lo ha fatto».

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