8 Marzo 2014

«Class action per i disagi e i danni alla salute dei residenti»

«Class action per i disagi e i danni alla salute dei residenti»

LA CONTROMOSSA «Il danno agli utenti di Roma Nord per l’ acqua regionale all’ arsenico deve essere risarcito». Ecco perché il Codacons è pronto a dare battaglia in tutte le sedi. Da lunedì l’ associazione dei consumatori inizierà a mettere in fila le cartucce per presentare una class action. Il portone a cui bussare è quello del tribunale civile, ma il caso arriverà anche davanti al Tar «per accertare le responsabilità di Comune e Regione, visto che l’ Arsial, che gestisce gli acquedotti avvelenati, dipende dalla giunta di Zingaretti», è il ragionamento dell’ associazione presieduta da Carlo Rienzi. Ma non finisce qui. I legali di viale Mazzini in queste ore stanno cercando più riscontri possibili ANCHE sull’ allarme amianto nelle tubature degli impianti curati dall’ agenzia regionale. «Non possiamo sottovalutare un problema sanitario del genere: monitoreremo la situazione con le autorità competenti», aggiungono ancora dal Codacons. IL RISARCIMENTO Alessia Stabile, l’ avvocato che si sta occupando di questo caso, ricorda un precedente significativo: due anni fa per valori fuori norma dell’ arsenico, nel Viterbese, il tribunale fece restituire circa cento euro per ciascuna utenza coinvolta. Secondo l’ associazione dei consumatori anche questa volta ci sono i presupposti giuridici e amministrativi per arrivare a ottenere un risarcimento per chi abita nelle zone dei municipi XIV e XV, coinvolte dall’ incredibile disservizio. L’ acqua è un bene garantito dalla Costituzione, è il presupposto dei difensori dei consumatori, e quindi non basta che da due anni l’ Arsial faccia scrivere in bolletta il divieto di potabilità anche perché adesso non si può usare nemmeno per usi igienici. L’ approdo di queste riflessioni sarà appunto il tribunale civile. «I cittadini pagano per non aver alcun servizio, quindi devono essere rimborsati». LE RESPONSABILITÀ In questa vicenda, tra ritardi e omissioni, mancati interventi e disagi, ci sono le responsabilità della Regione e del Comune. Ecco perché il Codacons è intenzionato ad andare fino in fondo rivolgendosi anche al Tar. «Va accertato il ruolo dell’ Arsial nella gestione degli impianti inquinati e, allo stesso tempo, il Comune ha le responsabilità chiare per non aver recepito subito l’ allarme, dopo le analisi effettuate dall’ Asl». Simone Canettieri © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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