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21 Giugno 2010

Class Action: la prima ordinanza è destinata a fare “precedente”

DA ILSOLE24ORA.COM

La legittimazione a proporre, a tutela di “diritti individuali omogenei dei consumatori e utenti”, la nuova azione di classe, spetta a ciascun consumatore della classe, il quale può agire sia in proprio, purché assistito con le normali formule del processo ordinario, sia “mediante mandato concesso ad una associazione”, con normale rappresentanza processuale. È questo uno degli aspetti evidenziati dal tribunale di Torino nell’ ordinanza che ha dichiarato l’ inammissibilità della class action proposta dal Codacons contro Intesa SanPaolo. Non è esatto che l’ attore, cioè Carlo Rienzi, patron dell’ associazione, difettasse della qualifica di “consumatore o utente”, in quanto, pur avendo svolto operazioni marginali a carattere professionale, andava considerato prevalentemente quale un soggetto rientrante correttamente nella qualifica di “consumatore”. Importante è la sottolineatura con cui l’ ordinanza ha escluso che la legittimazione all’ azione di classe possa essere attribuita genericamente a una associazione di consumatori, in quanto è sempre indispensabile che l’ iniziativa vada fatta valere in nome proprio e non (come avviene nel diritto americano) per conto di un complesso di associati che operano soltanto tramite un’ associazione. Parte processuale è dunque solo colui che assuma l’ iniziativa in giudizio, mentre i titolari di diritti “identici” od “omogenei” possono aderire alla domanda senza divenire parti del giudizio e senza acquisire poteri di impulso processuale o il potere di impugnare la decisione, pur subendone gli effetti. L’ esatta ragione per cui il tribunale di Torino ha ritenuto inammissibile la domanda è dipesa esclusivamente dalla circostanza che, nel merito, le condizioni che l’ attore riteneva illegittimamente praticate nei suoi confronti dalla banca e che a suo avviso andavano pertanto considerate illegittime, e perciò ne sollecitava declaratoria di nullità, di fatto non risultavano essergli mai state applicate. Quanto all’ obiezione che le condizioni potrebbero essergli applicate in qualunque momento successivo, il tribunale ha replicato che una domanda giudiziale, per meritare di essere oggetto di accertamento, presuppone che l’ attore dimostri di avere un interesse ad agire che deve consistere in un interesse “concreto ed attuale”. In merito alla nozione di “consumatore”, il tribunale di Torino si è trovato di fronte al tentativo delle parti di incidere in sensi opposti in proposito. Da un lato, l’ attore ha tentato di allargare la nozione di consumatore, nell’ azione di classe, al fine di non privare di tutela soggetti che, pur non rivestendo la qualità di consumatori in senso stretto, si trovino nella posizione di “soggetti deboli”, tipica dei rapporti tra consumatori e professionisti. Non accogliendo questo ampliamento della nozione, l’ attore ha prospettato il rischio che si potesse pensare a una illegittimità costituzionale della normativa. In senso inverso, la convenuta, Intesa SanPaolo, ha osservato che l’ attore si era qualificato, ai fini dell’ apertura del suo conto corrente, quale “avvocato” con uno specifico fatturato annuo risultante da attività professionale. E ha inoltre ricordato che la giurisprudenza, nel caso di attività in parte svolte in veste di consumatore e in parte svolte come professionista, ritenga prevalente quest’ ultima.

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