24 Aprile 2010

Class action Intesa Sanpaolo al via Il Tribunale tenta di trovare l’ accordo

TORINO Codacons contro Intesa Sanpaolo, la prima class action made in Italy – sulle commissioni bancarie che hanno sostituito quella di massimo scoperto, abolita per legge l’ anno scorso – parte fra le attese schermaglie, con ricorsi annunciati persino sulla violazione della privacy. Si sperimenta sul campo una normativa attesa da tanto e da tanti, dagli interessi in gioco potenzialmente enormi. E il rischio di incagliarsi è dietro l’ angolo. Eppure l’ interesse collettivo c’ è e il presidente del collegio (e del Tribunale di Torino) Luciano Panzani lascia intenderne l’ importanza annunciando, verso la fine dell’ udienza, che alla prossima puntata (27 maggio) farà un tentativo di conciliazione. Previsto dalla legge, ma annunciato da lui con argomenti non rituali: «Appare utile anche alla luce della recente audizione (21 aprile, ndr) del presidente dell’ Autorità garante del mercato e della concorrenza, Antonio Catricalà, alla Commissione Finanze e Tesoro del Senato». Un intervento netto sulle responsabilità delle banche. La prima udienza si svolge in camera di consiglio, i giornalisti fuori a guardare magistrati e avvocati come in un acquario, senza audio: l’ aula ha una porta a vetri, carabinieri schierati a protezione dentro e fuori. Pare persino surreale considerato che nell’ aula il primo argomento sollevato è stata la pubblicità del rito. Sul punto la legge è ambigua. «E’ imbarazzante discutere in questo modo una causa che interessa 6,7 milioni di clienti della banca. Io stesso potrei riferire a voi giornalisti notizie fuorvianti, potrebbe fare altrettanto la mia controparte». L’ avvocato Carlo Rienzi va giù come un panzer. E’ qui nel ruolo di «correntista consumatore» che in prima persona, la sua associazione alle spalle, promuove la causa per le «nuove commissioni bancarie che hanno peggiorato le cose per i risparmiatori». Deve però superare lo scoglio dell’ ammissibilità della domanda di risarcimento. Lo sbarramento dei legali di Intesa Sanpaolo, i professori Gino Cavalli e Valerio Tavormina, punta a dimostrare che il correntista «non ha la qualifica di consumatore». In una loro memoria osservano che il conto indicato nella causa è dell’ avvocato Rienzi e non del consumatore Rienzi. Fanno persino riferimento all’ abbonamento ad una rivista giuridica, pagato da quel conto corrente, per dimostrare la loro tesi. Rienzi replica che la rivista era per il figlio, studente di giurisprudenza. In una pausa si sfoga: «Azzeccagarbugli». La procura, con tre pubblici ministeri (Laura Longo, Francesca Traverso e Beppe Riccaboni) a fianco di Guariniello per ora sta a guardare: la legge sulla class action le assegna la verifica dell’ ammissibilità della domanda di risarcimento. Conta poco che Rienzi chieda 1250 euro, «un cavallo di Troia» per aprire la via «a tutti gli altri consumatori». Conta semmai, nel merito, che Rienzi abbia aperto presso Intesa Sanpaolo un conto corrente con apertura di credito: dal primo luglio scorso gli è stata applicata, in luogo della commissione di massimo scoperto, una nuova clausola. Prevede, in caso di sconfinamento dal fido, che scatti a suo carico il Tuof, acronimo di un «tasso debitore» pari al 12,5 per cento dell’ intero importo del rosso maturato, fido incluso. Come riferimento, è utile ricordare che la soglia di usura oggi è del 14,75 sulle aperture di credito oltre i 5 mila euro. Sotto sale al 18,72. In un modo o nell’ altro, sono dolori per chi si indebita con le banche. Osserva Catricalà: «I dati riscontrati nell’ indagine dell’ Autorità sono allarmanti per i consumatori privati, principali vittime degli incrementi di costo derivanti dalle nuove tipologie di spesa». Dopo l’ abolizione del massimo scoperto, «le nostre elaborazioni indicano per cinque dei sette gruppi bancari presi in esame un aumento, sui conti correnti dei consumatori “tipo”, dei costi trimestrali per commissioni. Il raffronto con il vecchio sistema è ancora più preoccupante: il segno più oscilla fra il 37 e il 1600%». Rienzi gongola: «Conciliazione? ce provàmo. Annullamento di queste commissioni e un euro simbolico di risarcimento a tutti. Fanno 10 milioni. Mica male, che dite?».

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