Class action in udienza pubblica
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
Class action in udienza pubblica
Delle poche azioni di classe finora partite solo quella sulle commissioni di massimo scoperto contro Intesa SanPaolo ha visto svolgere il 23 aprile scorso la prima udienza collegiale al Tribunale di Torino e poi, con lo stesso esito negativo, il giudizio di reclamo, che ha corretto la motivazione del rigetto da difetto di interesse ad agire con domanda di mero accertamento a ripulsa per manifesta infondatezza. Qui interessa però ricordare che, depositate dall’ attrice Codacons memorie “integrative” e sorte contestazioni sulla produzione di documenti contenenti dati sensibili, il Tribunale aveva rinviato la discussione sull’ ammissibilità della domanda all’ udienza del 27 maggio, da tenersi ancora a porte chiuse. Anche la discussione sul reclamo non sembra essere stata pubblica. Le altre due class action – promosse dal Codacons nei confronti di Unicredit (per analoghi addebiti) al Tribunale di Roma e contro la Voden medical instruments dinanzi quello di Milano – non sembrano ancora calendarizzate quanto alla fase di filtro e prima udienza di discussione. Nell’ attesa va però sottolineata l’ opportunità che siffatta udienza sia integralmente aperta al pubblico. Beninteso, con le cautele e gli accorgimenti del caso e salvo sempre il potere insindacabile del giudice di disporre altrimenti per ragioni di sicurezza, ordine pubblico o privacy. A tale conclusione sembra indurre l’ articolo 128 del codice, che prescrive la pubblicità delle udienze di discussione (non di quelle “istruttorie”). L’ udienza dedicata al filtro appare diversa dalle udienze descritte nel codice: è accostabile a un’ udienza di discussione, pur se relativa solo all’ ammissibilità della domanda collettiva. Per la sua tendenziale pubblicità depongono argomenti ricavabili dalla peculiare funzione dell’ azione di classe: rimedio giustiziale per garantire alle masse di consumatori lesi da illeciti seriali un’ effettiva tutela giurisdizionale. L’ utilità di questo procedural device si accresce quanto più vasta è la platea dei danneggiati che vi aderiscono, purché i diritti che fanno valere in via aggregata siano omogenei e vi sia un attento scrutinio sulla capacità dell’ attore collettivo di massimizzare le probabilità di vittoria. Scrutinio che farà il Tribunale in via istituzionale, ma che poi, a filtro superato, incomberà ai tanti possibili aderenti. Di qui il ruolo fondamentale che riveste la verifica preliminare sull’ ammissibilità della class action. Proprio la possibilità di assistere all’ udienza-filtro, unitamente alla trasparenza che si avrebbe dalla sua diffusione mediatica, potrebbe offrire un’ occasione agli interessati non solo di conoscere i termini giuridici della domanda di classe, ma anche di saggiare le capacità difensive del proponente e del suo difensore, per valutare se aderire. Anche perché il tribunale tendenzialmente non deciderà sull’ ammissibilità della domanda immediatamente, bensì nelle settimane successive all’ udienza-filtro, che, quindi, rappresenta l’ unico momento autenticamente “processuale”, prima della trattazione nel merito, “meritevole” di un certo risalto mediatico. Si tratterebbe, inoltre, di una pubblicità “gratuita” e le “porte aperte” consentirebbero anche ad altre associazioni, che magari abbiano già iniziato a raccogliere fondi e adesioni, di valutare se sia il caso di proseguire la propria iniziativa, così da permettere allo stesso tribunale di disporre la riunione e “scegliere” il migliore class representative e/o aggregare i vari attori in una parte attrice “unitaria”.
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- Rassegna Stampa
