Class action “fallita” sul deposito di Rivara Codacons a giudizio
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fonte:
- Gazzetta di Modena
SAN FELICE Si è tenuta ieri in tribunale a Modena, davanti al giudice dottoressa Giovanna Cividali, una udienza del processo civile che vede contrapposte al Codacons di Modena una cinquantina di famiglie di Rivara, San Felice e dintorni. Le famiglie hanno infatti deciso di citare a giudizio l’ associazione che a suo tempo si era impegnata per far periziare da suoi tecnici di fiducia il valore delle abitazioni e per intraprendere una azione giudiziaria, una sorta di “class action” dissuasiva contro i promotori del mega deposito sperimentale di gas di Rivara, che continua a rappresentare motivo di preoccupazione per tanti. Era la primavera del 2009 e come noto tutto è naufragato quando, senza preventivamente interpellare i cittadini, l’ associazione Codacons di Modena firmò in un bar di Modena il famoso “patto del tovagliolo” con il senatore Carlo Amedeo Giovanardi, all’ epoca sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Così facendo Giovanardi era riuscito di fatto a “disinnescare” una delle azioni più eclatanti e più temute contro la ditta e il progetto da lui strenuamente difesi. L’ accordo – scritto su un pezzo di carta, un tovagliolo – prevedeva in sostanza la partecipazione di un tecnico delegato dal Codacons (e dai cittadini) ad una fantomatica commissione da istituire presso Ingv, per la valutazione degli eventuali pericoli del progetto di Rivara. Dopo l’ annuncio dell’ accordo di Giovanardi e la conferma del Codacons, a Rivara le oltre cento famiglie che avevano già aderito alla class action si indignarono, in quanto ritenevano tradito il mandato e la fiducia conferiti al Codacons, consapevoli com’ erano tra l’ altro dei personaggi che in ambito Ingv si erano spesi e avevano collaborato con i promotori del deposito. Inoltre, era in itinere una valutazione di impatto ambientale al Ministero, con cui Ingv non doveva e non poteva avere in teoria nulla a che fare. Ne derivarono assemblee e confronti accesi con il Codacons che, dopo una prima apparente disponibilità a transigere, non ha mai restituito ai cittadini i 200 euro a famiglia che avevano versato, affermando tra l’ altro che si trattava di generiche iscrizioni all’ associazione, e come tali non ripetibili. Parte di quelle famiglie ha così intrapreso una azione simbolica davanti al giudice di Pace che però ha pilatescamente rimesso la questione nelle mani del giudice civile. All’ udienza di ieri erano convocati i testimoni delle parti. C’ era anche Bruno B., l’ unico cittadino al cui domicilio il Codacons si presentò per la perizia di valutazione della casa, con tanto di telecamere. Perizia peraltro mai consegnata, prima che il rapporto di fiducia venisse meno. Il Codacons, tutelato dall’ avvocato Alessandra Magnani, nel nuovo processo chiede il silenzio sulla vicenda e un risarcimento di diecimila euro per il danno di immagine derivato dalle proteste dei rivaresi. I rivaresi, difesi dall’ avvocato Giovanni Battista Cuoghi, chiedono la restituzione di quella che si è rivelata un’ inutile spesa. L’ udienza si è tradotta in una decisa sollecitazione del giudice a trovare una transazione extragiudiziale. Partendo da alcuni presupposti: la impraticabilità di una richiesta di danni da parte del Codacons, la impraticabilità di un silenzio sulla vicenda, la impraticabilità per i rivaresi di riavere tutta la cifra (non riavranno la quota associativa), ma solo la metà che doveva corrispondere alle spese per perizie e azione legale. La dottoressa Cividali ha fissato una prossima udienza per il 9 aprile, nel frattempo le famiglie si riuniranno per decidere quale posizione assumere nella transazione e forse anche per questo all’ uscita dal tribunale ieri i legali e i referenti dei rivaresi hanno rifiutato di commentare ogni aspetto della vicenda processuale in corso. (rp)
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