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3 Novembre 2018

Class action da paura

pronta la nuova legislazione sulle cause collettive. mobilitazione delle lobby contro la trasformazione dell’ azione che il ministro bonafede sta predisponendo. in sicilia sarebbe possibile rivalersi sui gestori autostradali
Sostanzialmente pronta la riforma della class action in Italia. Uno strumento che nel mondo (specie negli Stati Uniti) conferisce grandi poteri ai cittadini contro i colossi multinazionali e che nel nostro Paese non solo è stato introdotto tardi e dopo anni di polemiche, ma molto depotenziato. Il governo centrale da mesi sta radicalmente cambiando, rinvigorendola, la legislazione in merito, con l’ auto delle associazioni dei consumatori. Milano Finanza Sicilia ne ha parlato con Francesco Tanasi, catanese, segretario nazionale del Codacons, da decenni in trincea a tutela dei diritti dei cittadini. Allo stato attuale, la normativa risulta essere del tutto inutile per chi si ritiene leso nei propri interessi, soprattutto per la difficile attuazione pratica della legge. Un nodo centrale che si sta attaccando. «La sua radicale trasformazione dovrebbe rendere tutto più facile», esordisce Tanasi, che evidenzia subito la reazioni delle lobby industriali contro la nuova class action, «perché temono che la riforma possa per loro essere davvero penalizzante, facendo esplodere i contenziosi e complicando la vita ai board delle grandi società». La normativa in via di riformulazione, infatti, alla quale hanno lavorato soprattutto il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e le associazioni dei consumatori, allarga di molto la platea – prima scientificamente mantenuta entro limiti ben ridotti – dei potenziali ricorrenti. Il documento in discussione prevede soprattutto che l’ azione collettiva possa essere utilizzata dai singoli cittadini, ma, va da sé, pure dalle associazioni dei consumatori. È inclusa anche la possibilità di aderire all’ azione nel corso del procedimento e financo dopo alla sentenza. Chiaro come una così epocale modifica della legislazione italiana a tutela del cittadino che consuma stia allarmando non poco i produttori. «La grande industria ha paura e sta conducendo pressioni per modificare profondamente il testo del disegno di legge fin qui scritto», evidenzia Tanasi, «tentando di annullare una serie di passaggi con effetti che attutirebbero molto l’ efficacia delle future class action. Il Codacons, che nei decenni ha condotto, con non poche difficoltà, migliaia di azioni legali a tutela dei cittadini, porterà avanti questa battaglia, al fine di proteggere fino in fondo i consumatori. Siamo alle soglie di una vera e propria rivoluzione nel nostro Paese nei rapporti fra i cittadini e le grandi multinazionali, non si può arretrare di un passo». La Commissione Giustizia della Camera dei deputati, appunto nell’ ambito della riforma della legge sulla class action proposta dal governo, ha audito anche il Codacons. «Abbiamo spiegato», prosegue Tanasi, «come la normativa attuale sulla class action sia pessima e non tuteli né i consumatori, né le imprese virtuose. Oggi la corrente legge sull’ azione collettiva è del tutto inutile per i consumatori e di difficile, se non impossibile, attuazione pratica, vanificando del tutto lo scopo per cui è stata introdotta nel nostro ordinamento». Tre sono i punti principali della legge che andrebbero modificati e che il Codacons ha suggerito con forza in Commissione. In primis, andrebbe sostituito, come accade negli Usa, l’«opt in» attuale con l’«opt out»: quando una class action viene dichiarata ammessa dal tribunale, tutti i consumatori che si trovano nella medesima fattispecie dovrebbero essere automaticamente inclusi e solo chi non vuole essere ricompreso dovrebbe dichiararlo con comunicazione specifica. «Oggi deve essere ogni singolo consumatore a richiederlo formalmente», prosegue Tanasi, «una follia. La nostra modifica permetterà a tutti di venire a conoscenza dell’ azione e della possibilità concreta di ottenere un risarcimento». Secondo punto: una volta che la class action è ammessa, i costi della promozione devono essere posti a carico dell’ impresa convenuta in giudizio e non a carico del consumatore che agisce, il quale oggi ci si può trovare a dover anticipare decine di migliaia di euro disposte dal giudice per pubblicità sui giornali, come condizione di procedibilità dell’ azione. Terzo punto: l’ introduzione dei cosiddetti «danni punitivi». Una volta che la class action è ammessa e la società responsabile condannata, la condanna non può essere come oggi solo limitata alla restituzione della spesa subita. «Come negli Stati Uniti», spiega Tanasi, «la condanna deve essere proporzionata al fatturato o comunque al danno provocato alla collettività, al fine di avere un reale effetto dissuasorio nei confronti delle imprese disoneste. Altrimenti rimane tutto l’ interesse a mettere in atto un comportamento illecito a danno di milioni di consumatori, a esempio le microlesioni, sapendo che, anche in caso di condanna, l’ unica conseguenza sarà la restituzione delle somme a una piccola percentuale dei danneggiati». La nuova legislazione avrà un sicuro impatto anche in Sicilia, a partire dalle gravi carenze infrastrutturali dell’ Isola. «Da anni il Codacons promuove azioni contro il Cas soprattutto per la gestione oggettivamente deficitaria della Palermo-Messina e della Catania-Messina. Con la nuova legge sulla class action sarà più facile tutelare gli interessi e le vite dei cittadini». Per il segretario nazionale del Codacons «è certo da apprezzare questa nuova normativa predisposta dal governo in carica, in particolare in relazione alla legittimazione attiva dello strumento class action, oggi utile esclusivamente per coloro che rientrano nella categoria dei consumatori, escludendo di fatto tutti coloro che, pur non agendo quali consumatori, possono trovarsi nella situazione di squilibrio sostanziale a fronte di altri soggetti che ricoprono un ruolo di “forza”. La nuova normativa estende allora la legittimazione attiva anche a coloro che non rientrano nella categoria dei consumatori, ampliando notevolmente il novero dei soggetti che possono trovare tutela attraverso l’ azione di classe». Lo spostamento della disciplina nel codice di procedura civile, inoltre, affronta una ulteriore criticità della legislazione corrente, quella inerente le situazioni giuridiche tutelabili. A oggi, infatti, sono esclusi dalla azione di classe gli illeciti di natura extracontrattuale, una limitazione impensabile non solo negli Stati Uniti. Con l’ ampliamento delle situazioni giuridiche tutelabili che si sta predisponendo, la class action diviene uno strumento utile realmente a contrastare qualunque tipologia di illecito e non solo gli illeciti di natura contrattuale. Da considerare, da ultimo, anche la possibile introduzione di un’ azione inibitoria collettiva esperibile da chiunque per ottenere un ordine, assistito da misure coercitive, di cessazione o di non reiterazione di condotte illecite commissive od omissive, a prescindere dalla loro dannosità. Un balzo avanti di decenni e decenni rispetto alla precedente normativa. (riproduzione riservata)
carlo lo re

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