24 Novembre 2011

Class action contro le caraffe filtranti  

Class action contro le caraffe filtranti

roma – L’ acqua minerale ha subìto negli ultimi mesi vari attacchi da parte delle aziende produttrici di caraffe filtranti per la tavola, un prodotto che negli ultimi due anni sta avendo un buon successo e che punta tutta la comunicazione sul confronto con le acque minerali, affermando che, grazie a questo sistema, l’ acqua del rubinetto viene resa più buona, pura e soprattutto si evita lo smaltimento delle bottiglie in plastica. Mineracqua, la federazione delle acque minerali, ha fatto un esposto in Procura sostenendo che queste caraffe non rendono l’ acqua “più potabile”, cosa di per sé impossibile, e la privano addirittura degli elementi nutritivi (sali minerali), oltre al rischio alto di cariche batteriche. Nel febbraio 2011 il procuratore Guariniello, dopo la denuncia di Mineracqua, ha aperto un’ inchiesta ipotizzando il reato di commercio di sostanze nocive e ha incaricato i Nas delle indagini. A maggio Guariniello ha trasmesso i risultati delle analisi dichiarando che le caraffe risultano inutili e in alcuni casi peggiorano la qualità dell’ acqua e ha trasmesso i risultati al ministero della salute. A luglio la Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati l’ amministratore delegato dell’ azienda leader di caraffe. Il 21 Novembre i Nas hanno consegnato in procura l’ attesa perizia che attesta che le caraffe non migliorano la qualità dell’ acqua del rubinetto, non filtrano e rischiano di rivelarsi fonte di batteri quindi inutili, ma anche dannose. A questo punto anche il Codacons si è mosso minacciando una class action volta a far ottenere il rimborso a coloro che hanno acquistato caraffe filtranti. «La conferma ai tanti dubbi circa l’ efficacia delle caraffe filtranti – scrive Codacons in un documento – arriva dai Nas, che hanno depositato una perizia in Procura dalla quale emergerebbe l’ inutilità di tali brocche sul fronte del miglioramento della qualità delle acque potabili». Le analisi avrebbero accertato come le caraffe filtranti attualmente in commercio, a differenza di quanto pubblicizzato dalle aziende produttrici, non inciderebbero sulla durezza e non filtrerebbero le sostanze rendendo l’ acqua qualitativamente migliore. Al contrario, se non bevuta subito dopo la filtrazione, l’ acqua contenuta in queste brocche potrebbe rivelarsi una fonte di batteri e quindi presentare controindicazioni per i consumatori. «Una perizia – aggiunge Codacons – che di fatto smentisce tutte le promesse contenute nelle pubblicità di tali prodotti, altamente diffusi nel nostro Paese. A seguito dei risultati delle analisi condotte dai Nas, il Codacons ha avviato uno studio per verificare la fattibilità di una class action volta a far ottenere a coloro che hanno acquistato caraffe filtranti il rimborso di quanto pagato. Se infatti il consumatore acquista un prodotto che non solo non mantiene le promesse contenute nelle pubblicità, ma addirittura non svolge nemmeno la funzione primaria per cui è nato (in questo caso il miglioramento qualitativo delle acque), il danno economico da lui subito è evidente. Danno che è identico per tutti i soggetti che hanno acquistato il bene in questione, e che può essere risarcito attraverso una azione collettiva da intentare contro le ditte produttrici delle caraffe».

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