Class action contro le banche
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fonte:
- Il Messaggero
ROMA – Ci sono volute quasi due legislature, ma finalmente l’ anno nuovo ha portato ai risparmiatori e consumatori italiani la tanto attesa class action . La legge è entrata in vigore ieri, e se i giudici accoglieranno le istanze del Codacons, la prima azione collettiva della storia del nostro paese vedrà chiamate in causa due giganti del credito, Unicredit e Intesa San Paolo. «L’ azione poggia sulle rilevazioni dell’ Antitrust secondo le quali le banche avrebbero compensato l’ eliminazione della commissione di massimo scoperto inducendo nuove e più costose commissioni a carico degli utenti, anche 15 volte più care rispetto al massimo scoperto», sottolinea il presidente dell’ associazion dei consumatori Carlo Rienzi, che l’ ha firmata. Secondo Rienzi i correntisti potrebbero essere risarciti per 1 miliardo da ciascuna banca. Che la segnalazione inviata quattro giorni fa dall’ Antitrust al governo avrebbe potuto aprire la strada ad una causa collettiva grazie al nuovo strumento a difesa dei consumatori che era ai nastri di partenza, è stato subito chiaro. Il Codacons ha battuto tutti sul tempo, e altre due associazioni dei consumatori, Federconsumatori e Adusbef, hanno diramato un piccato comunicato nel quale sottolineano l’ esigenza «di un’ analisi ben più precisa, ben più approfondita e massimamente circostanziata per non fare il gioco delle parti di cui si vogliono contrastare scorretti comportamenti». Un comunicato che chiude dicendo che «sarebbe positiva la costituzione di un vasto fronte associativo per una battaglia da cui uscire vittoriosi». E’ dal 2003, sull’ onda dei crack Cirio e Parmalat che hanno prosciugato le tasche di migliaia di risparmiatori, che si è cominciato a parlare di azioni collettive. Per inciso, la legge non è retroattiva e i risparmiatori bruciati da questi scandali non potranno ricorrere a questo mezzo di difesa. Molte e potenti lobby si sono scatenate e il risultato finale è distante da quella class action all’ americana che i consumatori si sarebbero augurati. Il passo compiuto è comunque importante. Lo sottolinea il ministro Claudio Scajola: «Anche in Italia diventa finalmente operativo uno strumento di civiltà, essenziale per la tutela dei consumatori, già attivo in altri paesi sviluppati. Da ora è più semplice, concreto ed effettivo l’ esercizio dell’ azione collettiva, poiché questa può essere avviata anche da singoli consumatori o utenti, anziché solo dalle associazioni, e viene semplificato il meccanismo di liquidazione del danno». RIPRODUZIONE RISERVATA.
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