29 Dicembre 2010

Class action con doppia verifica

Quattro mesi di tempo per la campagna acquisti. La qualifica di consumatore legata al merito e quindi all’ udienza di trattazione. La possibilità di un’ ampia integrazione delle originarie posizioni anche nella fase preliminare. L’ ordinanza del tribunale di Milano del 20 dicembre che, per la prima volta, ha ritenuto ammissibile una class action (quella proposta da Codacons contro Voden medical instruments spa per il test antinfluenzale), fornisce una serie di indicazioni a utilizzo immediato e a vari livelli.Quello di cronaca per primo. Nelle disposizioni conclusive, il provvedimento, scritto dal giudice Vincenzo Perozziello, fissa una data cruciale, quella del 30 aprile 2011, per il deposito presso la cancelleria del tribunale degli atti di adesione provenienti da altri consumatori. Quattro mesi di tempo a disposizione del Codacons per convincere il maggior numero di acquirenti del test contro vari ceppi influenzali, tra cui suina e aviaria, ad aderire all’ iniziativa legale e saldare gli interessi di classe al risarcimento. Una campagna che è già partita sul sito dell’ associazione e che si farà forte anche di successivi interventi su organi di stampa.Quello giuridico poi. Che ha come perno i “diritti identici al ristoro del pregiudizio derivante agli stessi consumatori e utenti da pratiche commerciali scorrette o da comportamenti anticoncorrenziali”. Questo è infatti il profilo ammesso dai giudici milanesi, dopo integrazione del Codacons, che hanno invece ritenuto inammissibile un’ iniziale azione collettiva indirizzata contro il produttore del test.La battaglia già sviluppatasi in aula, come si legge nell’ ordinanza, ma certo destinata a proseguire, si è concentrata sul profilo di consumatore. Con i giudici che scrivono di ritenere “in astratto, assolutamente pertinenti le contestazioni” sollevate dalla società su questo punto perché non basta un semplice acquisto a definire la figura di consumatore. Serve invece un’ integrazione successiva con verifica delle finalità perseguite, in aderenza peraltro a quanto stabilito dall’ articolo 3 del codice del consumo. In altre parole va accertata la destinazione dell’ acquisto se “a fini di consumo proprio ovvero di occasione e strumento per l’ esercizio di attività professionale, come certo potrebbe in astratto qualificarsi la mirata precostituzione delle condizioni per l’ avvio di un’ azione legale di carattere esemplare”.Insomma, attenzione alle operazioni strumentali. Però la verifica può essere condotta nell’ udienza di merito, già fissata per il 16 giugno, dal momento che lo stesso articolo 140 bis del codice del consumo (che ha introdotto la class action) stabilisce che oggetto della protezione non è tanto l’ astratta attitudine ingannatoria di una forma pubblicitaria, quanto piuttosto l’ effetto concreto ingannevole giocato nei confronti di singoli consumatori “profilo dunque in cui la discussione preliminare sulla qualità di “consumatore” del soggetto attore viene in realtà ad anticipare in qualche modo l’ esame della questione propriamente di merito in ordine al concreto fondamento della domanda”. RIPRODUZIONE RISERVATA LE CONDIZIONI Non è sufficiente il semplice acquisto per legittimare all’ azione ma l’ accertamento non scatta in sede di ammissibilità.

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