21 Dicembre 2009

Class action al via, tribunali alla finestra

Si parte il 1 gennaio ma negli uffici giudiziari non c’è traccia di sezioni specializzate

 

Tutto pronto (o quasi) per il decollo della class action all’italiana. Dal 1 gennaio i tribunali potranno cominciare a ricevere le prime richieste di consumatori e utenti, da soli o associati, per il risarcimento dei danni causati da illeciti verificatisi a partire dal 16 agosto scorso. Così, con l’imminente pubblicazione in Gazzetta dell’altra class action, quella "pubblica" (si veda l’articolo in basso), i cittadini avranno a disposizione complessivamente tre strumenti di tutela dei propri interessi. Alle nuovi azioni di classe civile e pubblica si deve infatti aggiungere anche quella inibitoria (si veda la grafica a lato). E mentre cresce la curiosità su quali saranno le prime class action proposte, gli uffici giudiziari se ne stanno alla finestra. Nessuno degli undici tribunali a cui è attribuita la competenza a ricevere le azioni collettive, ha infatti finora approntato misure organizzative particolari. Un po’ perché le carenze di organico impongono cautela, un po’ perché ciò che bolle in pentola è ancora tutto da scoprire. Sta di fatto che anche le sedi più grandi hanno deciso di non toccare l’organizzazione degli uffici e non hanno creato sezioni specializzate. «è un lusso che non possiamo permetterci – ha chiosato Paolo De Fiore, presidente del tribunale di Roma –. Istituire una sezione per le class action comporterebbe la destinazione di alcuni magistrati soltanto alla trattazione di quelle cause con conseguente distrazione da ogni altra attività». Il problema è sempre lo stesso, la carenza di organico. A Roma i posti vacanti sono due su dieci:«in questo quadro – afferma De Fiore –sarà saggio distribuire le class action tra le varie sezioni del tribunale a seconda della natura della materia». Stesso discorso a Milano: Marina Tavassi, presidente della sezione per la proprietà industriale e intellettuale, si aspetta l’assegnazione delle azioni di sua competenza, ma ricorda «che le novità sono più sostanziali che procedurali, pertanto la trattazione delle nuove cause non dovrebbe presentare difficoltà perché sarà affidata a magistrati esperti». Il ritornello è comune ai tribunali competenti, dove la media della scopertura è del 18%. Bruno Conca, giudice del tribunale di Torino, pone l’accento «sull’imprevedibilità dei flussi in entrata, con particolare riguardo alla paventata possibilità di proporre azioni anche per small claims ». Non solo. «è necessario riservare ogni valutazione – aggiunge Conca – in relazione al disegno di legge sul processo breve, la cui approvazione non potrà non comportare una significativa ridistribuzione dei carichi di lavoro e, conseguentemente, del numero di magistrati da destinare ai singoli plessi, tanto con riguardo al settore penale che a quello civile». Torino, inoltre, sta studiando un protocollo organizzativo per la composizione non contenziosa delle vertenze in camera di conciliazione. Le azioni proposte al tribunale di Cagliari saranno convogliate alle sezioni competenti nelle materie commerciali, societarie, fallimentari e contratti. «La specializzazione ormai assimilata – assicura Leonardo Bonsignore, presidente del tribunale cagliaritano – consente di ritenere che le nuove problematiche saranno affrontate con competenza ». Nel frattempo si è aperta la caccia alla prima azione di classe che sarà registrata.  Il Codacons è in procinto di lanciarne due al tribunale di Roma a tutela dei medici specializzati e al personale sanitario specializzando per ottenere i giusti compensi non corrisposti. Dati significativi sono quelli raccolti da Cittadinanzattiva. «I temi più gettonati –spiega Liliana Ciccarelli dell’ufficio conciliazione – riguardano le telecomunicazioni e i servizi energetici oggetto di più recente liberalizzazione, e naturalmente non mancano le banche». Delle 8mila segnalazioni ricevute, i diritti negati riguardano la corretta informazione (18%), la sostenibilità economica (16%), la trasparenza (12%) e la qualità del servizio (12%). Nell’ambito dei singoli settori, quanto alle tlc il 30% delle segnalazioni riguarda gli errati importi o servizi presenti in bolletta, mentre per la telefonia mobile il 49% delle lamentele è sulle modifiche alle condizioni tariffarie.

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