21 Marzo 2005

Civitavecchia, perizia boccia la centrale elettrica a carbone

L´Enel vuole riconvertire l´impianto. La battaglia dei verdi trova un sostegno giudiziario

Civitavecchia, perizia boccia la centrale elettrica a carbone

ROMA – Prima una lunga argomentazione tecnica puntellata di concetti come «lacune negli elaborati progettuali», picchi di inquinamento, garanzie carenti o inesistenti. E poi il giudizio finale: alla domanda «se il procedimento di valutazione d´impatto ambientale sia stato condotto nel rispetto della normativa vigente, la risposta è negativa». Il progetto di riconversione a carbone della centrale di Civitavecchia, esce a pezzi dalla perizia disposta dal giudice istruttore per valutare il ricorso del Comune di Ladispoli, della Provincia di Roma, del Comune di Allumiere, del Comune di Cerveteri e del Codacons contro Enel, ministero delle Attività produttive e Comune di Civitavecchia.
La lunga battaglia condotta dai comitati «No coke» contro la svolta a favore del carbone (recentemente è stata annunciata anche la riconversione a carbone di Rossano Calabro) ha dunque trovato un primo punto di sostegno legale. Anche perché la perizia è molto articolata e valuta l´operazione di riconversione nel dettaglio. Gli esperti nominati dal tribunale partono ricordando che «qualsiasi attività industriale, se non si mitigano i suoi effetti sull´ambiente, è tale di per sé da alterare la sua salubrità». Dunque si tratta di dare non un giudizio astratto sul massimo bene raggiungibile in teoria, ma una valutazione concreta sulle tecnologie attualmente disponibili e sulla volontà di utilizzarle.
«A tali criteri», continua la perizia, «correttamente rinvia anche l´autorizzazione di cui si è dotata la nuova centrale termica che impone l´adozione di quelle che, almeno a livello europeo, sono le migliori tecnologie disponibili; quanto proposto dall´Enel e autorizzato dal ministero delle Attività produttive in alcuni casi non risulta però coerente e per le lacune presenti negli elaborati progettuali non è possibile alcun concreto riscontro dell´effettiva volontà di realizzare le stesse».
Secondo gli esperti del tribunale non è insomma chiara la volontà di utilizzare le tecnologie più efficaci nel ridurre l´inquinamento. E in particolare si segnalano alcune anomalie. «I valori di flusso autorizzati per l´intera centrale per gli ossidi azoto e per gli ossidi di zolfo non sono congruenti con il valore autorizzato in sezione». Inoltre i valori di emissione dei metalli pesanti sono mediamente superiori di oltre 600 volte (23 mila per il tallio e il cadmio, 6 mila per il mercurio) a quelli calcolati sulla base dei valori dichiarati dall´Enel. Infine «non sono valutati i carichi ambientali derivanti dalla movimentazione di carbone, gesso e ceneri».
I periti ritengono che «non ci sono elementi» per ritenere che le prove relative alla salvaguardia della salute della popolazione (che già subisce picchi di tumore e di disturbi respiratori nei bambini superiori alla media regionale) siano sufficienti.
«La situazione sanitaria di Civitavecchia è già grave e andrebbe alleggerita, non peggiorata da una scelta anti storica», commenta Angelo Bonelli, coordinatore dei Verdi. «Il carbone pulito è una leggenda che si riferisca alla possibilità, costosa, di limitare le emissioni di ossidi di azoto e di zolfo. Ma resta un combustibile oltre due volte più dannoso del metano dal punto di vista dell´effetto serra e oltre nove volte più dannoso dal punto di vista delle polveri sottili, che rappresentano la minaccia sanitaria immediata più preoccupante per gli abitanti delle città. La centrale di Civitavecchia emetterà più polveri sottili di tutto il traffico della capitale. Una nuvola di inquinanti micidiali che arriverà a Roma in 4 ore e a Firenze in 12 ore».

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