31 Luglio 2001

Cittaducale. Caso-dogo argentino

Cittaducale. Caso-dogo argentino: la replica alle accuse lanciate dal presidente del Codacons,Tiberti

Mancini: «Ma l?aggredito sono io»

Ancora sulla vicenda del dogo argentino, l?episodio che la scorsa settimana coinvolse il presidente del Codacons provinciale Marco Tiberti e Marco Mancini, un albergatore romano che da qualche anno ha deciso di vivere a Cittaducale: «perchè il caos di Roma mi ha davvero stufato».
La nuova puntata aggiorna, ma più che altro cancella del tutto, rivoluziona da cima a fondo la lettura dell?episodio, in due parole la versione del presunto aggredito, Marco Tiberti. «Io non so cosa dire – spiega Marco Mancini – il racconto fatto da Marco (i due si conoscono da oltre trent?anni) mi ha lasciato a bocca aperta. Lo avrei picchiato? Avrei potuto farlo, perchè all?incirca peso una cinquantina di chili più di lui, ma non lo avrei mai fatto, nè mai lo farei, perchè di Marco, non so come la pensi lui, ancora credo di potermi definire amico. La verità Marco la conosce bene. E ci sono i testimoni che potrebbero, che potranno confermarla. La verità è che lui ha minacciato di sparare, di uccidere il mio cane a colpi di pistola. La verità è che Marco, per qualche motivo imprecisabile quella sera mi ha rifilato un sonoro ceffone e io ho risposto con uno spintone, una reazione umana che chiunque avrebbe avuto».

Motivi imprecisabili? «Esattamente, il mio togo argentino, un cane che la notte dorme in camera con i miei bambini, è un animale docile, affettuosissimo. Basta con la storia dei molossoidi da combattimento, il mio non appartiene a quella specie». Ci sarebbe l?incidente occorso alla madre di Tiberti, la signora Santina Cergoli. «La signora Cergoli all?ospedale l?ho accompagnata io. La signora Santina s?è trovata coinvolta nella rissa tra i nostri due cani, che per la cronaca sono entrambi a disposizione della Asl veterinaria di Rieti che ancora deve accertare quale dei due sia l?aggressore di Santina. La signora Santina e mia madre sono amiche di vecchissima data. Tutto ciò lo spiego perchè vorrei rendere più chiara l?ambientazione della vicenda». Tiberti dice di aver sporto denuncia nei suoi confronti.
«Non so se l?ha fatto, la cosa che so è che una denuncia l?ho presentata io, perchè di essere preso per i fondelli non mi va». La sera dell?incidente il suo dogo era al guinzaglio?
«Certo che lo era, non ce ne sarebbe stato bisogno, perchè come ho detto il mio è un cane mansueto, in ogni caso era al guinzaglio. Marco Tiberti si reputa un uomo zelante e tutto di un pezzo, ma molto spesso le leggi le disattende proprio lui. Chiedetegli se per caso la sera che la signora Santina s?è procurata la ferita il suo bastardino passeggiava al guinzaglio oppure no».
Intanto Mancini si è affidato all?assistenza di un legale, l?avvocato Riziero Angeletti il quale, intervendo sulla vicenda, tiene a precisare che «la paternità del morso è attualmente al vaglio dell?autorità veterinaria, tenuto conto che lo stesso potrebbe essere stato inferto dal cane della danneggiata. In effetti entrambi i cani sono ora sotto osservazione. Vorrei poi sottolineare come il signor Tiberti, che inizialmente si è adoperato a sostegno dei diritti del consumatore, in realtà abbia utilizzato un ufficio di interesse pubblico per esigenze assolutamente personali, essendo figlio della donna morsicata. Il signor Mancini – conclude l?avvocato Angeletti – ha solo difeso la propria incolumità, sporgendo poi denuncia contro il Tiberti».

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