Città universitarie, caccia agli affitti «in nero»
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fonte:
- Il Manifesto
Nella lotta all`evasione ci saranno indagini a tappetto sulle «locazioni d`oro» agli studenti fuorisede
Costretto dalla necessità di far quadrare i conti, senza aumentare le tasse a dismisura, il governo si è finalmente deciso a fare la guerra all`evasione fiscale. Nella legge finanziaria 2005 si promette di contrastare il diffuso fenomeno degli affitti in nero. E visto che una parte consistente di mercato lo fanno le città universitarie, è proprio da qui che intende partire il ministro del tesoro. Prendendo gli elenchi degli iscritti alle università e incrociando questi dati con le utenze delle case ufficialmente disabitate, spiegano dal dicastero, sarà facile trovare gli appartementi locati in nero. Un affare che rende ai proprietari quanto uno stipendio. Prendere una camera in una qualunque città che abbia un ateneo, infatti, è diventato un lusso per uno studente fuorisede. Cinquecento euro al mese, meglio se in contanti. Più spese. A denunciare la situazione non è l`Osservatorio sulla condizione abitativa del ministero dei lavori pubblici, ma il Codacons. Già nello scorso mese di giugno l`associazionepresentò ben 15 esposti in altrettante procure della repubblica del paese. Si va da Milano a Palermo, passando per Genova, Ancona, Firenze, Roma e Salerno. Il problema degli “affitti d`oro“, infatti, non riguarda solo le grandi città, ma è un fenomeno diffuso, che tocca tutte le città universitarie del paese. Truffa, evasione fiscale e appropriazione indebita sono alcuni dei reati ipotizzati dal Codacons. «Abbiamo preso quest`iniziativa – spiega Federica Chertizza, uno degli avvocati dell`associazione- perché nell`ultimo anno sono venute a segnalarci il problema e a chiedere aiuto davvero tante persone». Così alcuni legali dell`associazione, fingendosi studenti in cerca di alloggio, hanno risposto agli annunci sulla stampa e si sono rivolti alle agenzie immobiliari di diverse città, verificando i canoni chiesti agli studenti per le stanze.
I riusltati, su cui adesso il ministero delle Finaze vuole vederci chiaro, sono sbalorditivi. Al nord, quando va bene, gli universitari devono pagare tra i 350 e i 400 euro a stanza (Torino, Genova, Pavia), se invece va male il canone arriva a 500 (Milano, Venezia). Al centro la stanza più economica costa 200 euro al mese (Perugia e Chieti), mentre le più costose arrivano a 500 (Roma, Urbino). Più contenuti i prezzi al sud, dove i canoni variano dai 100 euro di Palermo e Bari ai 300 di Napoli e Salerno. Neanche la camera doppia è un`alternativa vantaggiosa: i prezzi si ribassano di poco, mediamente solo di un quarto rispetto al valore della singola. Del tutto simili ai dati del Codacons, anche quelli raccolti dall`Unione degli universitari (Udu). «Solo di affitto uno studente fuori sede – denuncia l`Udu- spende da un minimo di 1.200 euro l`anno in doppia a Lecce, ad un massimo di 6.000 euro per una singola a Roma o Milano».Per il Codacons non ci sono dubbi, canoni così elevati per le singole stanze «possono costituire veri e propri reati» visto che «contrastano con quelli correnti sul mercato». Infatti, continua l`associazione, nelle stesse città, un normale appartamento viene affittato ad almeno un terzo in meno rispetto al canone che si ottiene affittando agli universitari le singole stanze. Ancora. Visto che i contratti per gli studenti sono stipulati solo verbalmente e non vengono registrati, per i ragazzi non c`è alcuna tutela, mentre i proprietari eludono completamente le tasse sulla locazione. Oltretutto, pur in assenza di contratto scritto, i proprietari pretendono dagli studenti «il versamento di un deposito cauzionale, praticamente a fondo perduto, che – denuncia sempre il Codacons – viene di fatto trattenuto indebitamente». Per il pagamento l`unica modalità ammessa è quella in contanti, così non si producono prove del versamento. Ancora una volta la conferma arriva dall`Udu. «Il mercato delle camere in affitto è fuori dalla legalità: oltre il 95% dei contratti sono in nero». La legge 431/98, che prevede l`individuazione di parametri oggettivi per la definizione dei canoni e concede incentivi fiscali (40,5% in meno sull`imponibile Irpef, 30% in meno sugli oneri di registrazione) ai privati che applicano affitti così determinati, rimane inapplicata. «Accade addirittura che in alcune città il prezzo delle camere – racconta l`Udu- sia fissato letteralmente all`asta». E visto che i posti letto garantiti dalle case dello studente sono solo 30mila, su una popolazione di otre 400mila fuori sede, gli affari sono assicurati. Come se non bastasse, prima di trovare una sistemazione alcuni studenti incappano nei cosiddetti Centri servizi. Agenzie che chiedono un contributo fisso di 100-150 euro per fornire gli indirizzi delle stanze in affitto.
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