2 Agosto 2003

Cirio, chiesta l?amministrazione controllata

Cirio, chiesta l?amministrazione controllata

Alemanno: individueremo una cordata imprenditoriale seria, espressione del mondo agricolo

Dopo la messa in liquidazione la società presenta l?istanza al tribunale di Roma per l?ammissione alla procedura della legge Prodi


ALL?INDOMANI della capitolazione del gruppo Cirio, finita in liquidazione in seguito al rifiuto del piano Livolsi da parte degli istituti di credito, le banche si dicono pronte a intervenire nel salvataggio del gruppo, a patto che sia presentato «un progetto valido». Banca Intesa, San Paolo Imi, Capitalia e Unicredit saranno disposti a risollevare le sorti dell?azienda solo se emergerà un piano imprenditoriale «meritevole di essere sostenuto». E sul salvataggio del gruppo interviene anche il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, che garantisce: «D?intesa con le Attività produttive, il nostro ministero si impegnerà a individuare per Cirio Del Monte una cordata imprenditoriale seria, fortemente radicata sul territorio ed espressione del mondo agricolo». L?eventuale cordata dovrà «sposare il piano industriale che verrà messo a punto dai commissari previsti dalla legge Prodi, se il tribunale accetterà la richiesta avanzata ieri sera dall?assemblea per l?amministrazione straordinaria». «dovranno essere individuati – ha precisato il ministro – alcuni soggetti finanziari e industriali che possano avere il know-how per valorizzare il marchio». Per il resto le speranze di evitare il fallimento si appuntano sulla possibilità di usufruire dell?amministrazione straordinaria. La Cirio del Monte Italia e la Cirio Finanziaria, infatti, hanno già presentato al tribunale di Roma un?istanza per l?ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria in base alla legge Prodi-bis. La procedura di amministrazione straordinaria «riduce le garanzie per gli obbligazionisti» secondo il presidente di Cirio, Giovanni Fontana «ma è una nuova situazione giuridica che può essere più idonea a raggiungere l?obiettivo di risanare la società». Secondo Fontana l?applicazione al gruppo della Prodi-bis un domani può «dare al sistema bancario o a un gruppo industriale la possibilità di intervenire». E all?offerta delle banche Fontana dà piena fiducia, apprezzando il segnale di apertura.
Il ricorso alla legge Prodi è considerato il mezzo più rapido per «salvare il salvabile» anche da Confagricoltura, il cui presidente, Augusto Bocchini, commenta: «Cirio è un valore mondiale, perdere quel marchio sarebbe un suicidio all?italiana. Di tutto il sistema, dalla produzione alla trasformazione». Ma il destino del gruppo è legato anchea a quello di lavoratori e risparmiatori, e a ricordarlo, invocando un intervento del Parlamento per appurare le reponsabilità, è il capogruppo ds in commissione finanze, Lanfranco Turci. «In ballo – ricorda l?esponente dei Ds – ci sono i risparmi di 30.000 famiglie italiane, alcune migliaia di posti di lavoro, un pezzo dell?apparato agroindustriale del paese e la credibilità di alcune importanti banche». E i risparmiatori in questione si fanno sentire, attraverso l?Assorisparmiatori: «Siamo già intervenuti nella causa promossa dalla Consob contro il gruppo Cirio per la dichiarazione di nullità del bilancio 2001 e stiamo sostenendo le ragioni di circa 120 obbligazionisti». L?Intesa dei consumatori chiede al governo di nominare nel comitato di sorveglianza uno o più membri designati dall?Intesa per vigilare sulla soluzione della crisi. E nel frattempo la sospensione del titolo dalle contrattazioni di Piazza Affari, che era stata fissata fino al 31 luglio, è prorogata a tempo indeterminato.

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