25 Ottobre 2019

Cinque richieste di rinvio a giudizio per il crollo del ponte di Annone

Cooperazione colposa in disastro colposo, crollo di costruzioni, omicidio colposo e lesioni. C’ è anche S. G., 59 anni, funzionario tecnico del settore Pianificazione territoriale e grandi infrastrutture della Provincia di Bergamo, tra gli indagati per il crollo del ponte di Annone Brianza, nel Lecchese, il 28 ottobre 2016, per i quali la Procura di Lecco ha chiesto nei giorni scorsi il rinvio a giudizio. Oltre alla funzionaria della Provincia di Bergamo tra gli indagati che andranno a processo ci sono anche il collega lecchese A. V, 53 anni, dirigente del settore Viabilità e Infrastrutture dell’ amministrazione provinciale di Lecco, l’ ingegnere A. S., 38 anni, responsabile del servizio concessioni e reti stradali sempre della Provincia di Lecco; G. S., ingegnere, 59 anni, capo del centro manutenzioni dell’ Anas per la Lombardia e R.T., 56 anni, di Busto Arsizio (Varese), progettista dell’ Anas. La Procura ha stralciato invece la posizione di E. F., 61 anni, all’ epoca dirigente responsabile del settore Pianificazione territoriale e grandi infrastrutture della Provincia di Bergamo, oggi in pensione. Per lui gli inquirenti lecchesi hanno chiesto l’ archiviazione. I due funzionari bergamaschi erano finiti tra gli indagati a fine gennaio, quando gli inquirenti avevano notificato alle parti l’ avviso di conclusione delle indagini. A entrambi, con ruoli diversi, veniva contestato il rilascio del permesso al trasporto eccezionale della Nicoli Trasporti di Albino, transitato per ultimo sul cavalcavia di Annone col peso registrato di 107,5 tonnellate: E. F. come dirigente responsabile, quel giorno assente; S. G. per aver materialmente firmato in sua vece l’ autorizzazione alla Nicoli. Due i punti cardine sui quali si sostengono le accuse della Procura nei confronti degli indagati: la gestione dell’ emergenza e la mancata manutenzione del manufatto crollato al suolo. Determinante, per le ipotesi accusatorie, la relazione del consulente tecnico Marco Di Prisco che in 77 pagine ha evidenziato tutti gli errori che, a suo giudizio, avrebbero causato la tragedia. A partire da quelli progettuali che, negli anni Sessanta, segnarono il cavalcavia come un peccato originale, fino alle indicazioni rilasciate da consulenti esterni dell’ Anas sull’«assenza di problemi statici nel cavalcavia». È comunque innanzitutto alla Provincia di Lecco, in particolare all’ ingegnere responsabile del settore Viabilità che il consulente del pm ha mosso pesanti rilievi. «La prima causa del crollo del cavalcavia – ha scritto – è l’ uso improprio che ha imposto alla struttura carichi vicini alla sua capacità estrema, determinando una situazione priva dei consueti coefficienti di sicurezza». Tra le parti offese figurano la famiglia di Claudio Bertini, 68 anni, rimasto ucciso (unica vittima) mentre stava passando in auto sulla statale sottostante il cavalcavia, le cinque persone rimaste ferite nel crollo (compreso il conducente del tir della Nicoli, piombato sull’ asfalto della statale 36 insieme al ponte), Anas e Provincia di Lecco, la Nicoli e il Codacons. Anas e Provincia di Lecco potrebbero però essere citate, se si andrà a processo, come responsabili civili nell’ ipotesi di un risarcimento danni. In sede civile è aperta una causa di risarcimento intentata dalla Nicoli nei confronti di Anas e Provincia di Lecco.

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