24 Aprile 2016

Cinquanta tonnellate di petrolio. Stato d’ emergenza Il mare inquinato per chilometri

Cinquanta tonnellate di petrolio. Stato d’ emergenza Il mare inquinato per chilometri

Una macchia di petrolio sporca chilometri di mare tra Genova e Savona (nella foto volontari Empa salvano un cormorano). Sono state sversate 50 tonnellate di greggio. Ieri ha ceduto un argine di contenimento sul Polcevera, per l’ innalzamento delle acque provocato dalla pioggia. alle pagine 16 e 17 con un commento di Agnoli DAL NOSTRO INVIATO VARAZZE A una ventina di chilometri dall’ emergenza catrame, dal «grande sversamento», dal crollo della diga nel torrente Valpocera e dalla corsa contro il tempo per arginare «l’ onda nera», si fanno già i bagni. Con la muta e la tavola da surf, mezza dozzina di nuotatori sfidano il freddo nel mare tranquillo di Varazze. Che siano un manipolo di tedeschi ignari o un po’ incoscienti? «No, no, sono dei nostri! Sono “i Local”, i famosi surfisti de La Secca. Sono tipi coriacei, quelli. Non ne è ha mai sentito parlare?» si stupisce, fiero e sorridente, Pino Cervi, storico bagnino dello stabilimento Grand Hotel, sul lungomare Paolo Capra. Ma loro, piuttosto, i surfisti, non hanno sentito parlare della fuga di petrolio? Delle cinquanta tonnellate di greggio che si sono riversate in mare tra Voltri a Pegli? Delle chiazze oleose che navigano da Genova verso la Francia, inseguite dalla flotta italiana? «Oh, non è la prima né l’ ultima volta che ci rovesciano il combustibile in mare – alza le spalle Pino -. Venticinque anni fa è esplosa una petroliera, poi affondata davanti ad Arenzano, la Haven: se la ricorda? Quella volta lì abbiamo davvero quasi perso la stagione estiva. Fortuna che questa volta è accaduto a monte, nella vallata, così si può arginare il danno. Se abbiamo notate chiazze strane qui davanti? No, non ci ho nemmeno pensato oggi, mentre lavoravo sulla spiaggia e guardavo l’ acqua. Con questo vento di mare, comunque, il cattivo odore si sentirebbe». La passeggiata lungomare è affollata, gelaterie e ristoranti lavorano bene, gli hotel sono quasi completi. Pochissime le disdette. Il ponte del 25 aprile, turisticamente parlando, non è stato rovinato sulla riviera di Ponente dall’ allarme che da una settimana tormenta Genova per il grave incidente alla conduttura del greggio dell’ Iplom, la poco amata raffineria di Fegino, nell’ entroterra, ora sotto accusa per disastro ambientale. Le istituzioni, dal sindaco di Genova, Marco Doria, al governatore della Regione Liguria, Giovanni Toti, alle autorità marittime, si mostrano rassicuranti: l’ emergenza è rientrata, le coste sono in sicurezza, il tempo si mette al bello, i mezzi antinquinamento stanno operando con successo. Ma ieri mattina, quando dopo un quarto d’ ora di pioggia, il torrente inquinato dalla fuoriuscita di 500 tonnellate di petrolio domenica scorsa, ha rotto uno degli argini di sacchi e sabbia predisposti dai vigili del fuoco e dalla protezione civile per bloccare l’ afflusso del greggio in mare, si era scatenato il panico. Ma l’ ultimo sbarramento, quello costituito da «panne oceaniche, le stesse – informano dalla Guardia Costiera – utilizzate per circondare la Costa Concordia quando è naufragata al Giglio», ha retto. Anche se gli ambientalisti non sono affatto convinti della sua tenuta stagna, si calcola che non più del 10% del greggio perso dall’ oleodotto abbia effettivamente raggiunto il mare nelle ore successive alla rottura dell’ oleodotto. Da Fegino, il quartiere nell’ entroterra di Genova dove da cinquant’ anni troneggiano le vasche della raffineria, è partito ieri verso Pegli un corteo organizzato dal comitato spontaneo di cittadini che, non da ora, si batte contro l’ Iplom: «Abito di fianco a un deposito – spiega Antonella Marras – e ci sono giorni in cui devo tenere chiuse le finestre per la puzza». Enza Parodi, che nella vallata è nata e cresciuta, si lamenta di bruciore alla gola, occhi infiammati, mal di testa insistenti negli ultimi sette giorni: «Le autorità sanitarie ci hanno detto di non preoccuparci, l’ aria è respirabile. Però, hanno aggiunto, cercate di respirare poco. Capito? Respirate poco!». La notte tra venerdì e sabato è stata insonne per la piccola comunità, preoccupata dalle pozze di greggio che una pioggia abbondante e annunciata, ingrossando il Rio Fegino, avrebbe potuto trasportare a valle dal punto in cui la conduttura ha ceduto. Le paratie non davano molta sicurezza e infatti pochi millimetri di acqua sono bastati ad aprire poco dopo le 9 di ieri il primo varco. La barriera è stata ripristinata nel giro di qualche ora, ma i tecnici avevano dovuto nel frattempo aprire altri varchi più a valle per evitare che il torrente esondasse. L’ emergenza, sebbene locale, annunciata dalla Capitaneria, ha contribuito ad alzare allarme e allarmismo, nonostante due navi specializzate nel contenimento e nella raccolta del combustibile, messe a disposizione dalla società Castalia Ecolmar, fossero già all’ opera per bonificare la foce e non avessero segnalato nuove ondate di petrolio. Cattive notizie arrivano sul fronte occupazionale: la Iplom ha annunciato la messa in cassa integrazione di 240 lavoratori, mentre il Codacons ha chiesto alla Procura di Genova il sequestro dei beni della società, per garantire i risarcimenti e coprire le spese di bonifica. L’ azienda considera «conclusa con successo la raccolta del prodotto libero» e a buon punto i preliminari per l’ avvio della fase successiva, ossia «la rimozione degli strati superficiali degli alvei dei torrenti». Elisabetta Rosaspina.
elisabetta rosaspina

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