18 Marzo 2010

Cinema, la rivolta degli occhiali 3D

Da pagina 1 Occhialini 3D nell’ occhio del ciclone del Ministero della Salute? Le dieci sale dell’ area fiorentina attrezzate per i nuovi orizzonti da «Avatar» a «Alice in Wonderland» non si fanno scoraggiare e tengono botta nonostante le polemiche. Le due sale del Variety (via del Madonnone), le due del Fulgor (via Maso Finiguerra), come la sala del Portico (via Capodimondo) e quella del Grotta a Sesto Fiorentino continueranno a usare la tecnologia XpanD, quella con gli occhiali riutilizzabili più volte messa sotto accusa dal Codacons di Milano dopo l’ incidente della bambina di 3 anni che ha riscontrato un’ infezione all’ occhio. All’ Uci, ex Warner, e al Vis Pathé di Campi Bisenzio invece, da gennaio si sono già attrezzati con i più costosi schermi Silver Screen e i conseguenti occhiali monouso che, come spiega la nota ministeriale, essendo «usa e getta» non provocano rischi o problemi. «Continuiamo a proiettare in 3D perché siamo convinti della bontà del prodotto – spiega Matteo Nenciolini della Giglio Film, responsabile della programmazione al Fulgor, dove è di casa l’ Alice di Tim Burton, e al Variety dove ancora resiste il kolossal di James Cameron, Avatar- perché non è una direttiva ma una semplice lettera informativa, e poi gli occhiali li sterilizziamo direttamente noi con prodotti forniti da ottici certificati dal Ministero. Senza contare che ci sono pareri contrari a quanto sostiene il Codacons anche dal Consiglio superiore di Sanità. Noi sconsigliamo, ma non possiamo impedire, la visione dei film in 3D ai minori di 6 anni. Comunque tutti i nostri occhiali sono certificati e non hanno nemmeno bisogno del marchio CE, sono gli stessi che usano in tutta Europa e in America da 3-4 anni e non è mai stato sollevato alcun problema». Al Portico si continuerà a vedere Alice in 3D: «Puliamo gli occhialini uno a uno – sospira l’ operatore – che dobbiamo fare più di così? Sterilizziamo anche le poltroncine? Francamente la trovo una decisione strana questa del ministero». Così anche il suo collega del Grotta: «Finché si può, continuiamo». Al Fulgor hanno da poco sostituito il cartello di avvertenze con uno ancora più dettagliato: oltre alle istruzioni per la visione l’ avviso raccomanda che gli occhiali «non vengano utilizzati come giocattoli», né «come occhiali da sole» e che gli utenti si ricordino di «restituirli alla fine della proiezione». Il direttore del Vis Pathé, Simone Giallini, si è già attrezzato per evitare il peggio: «Noi usiamo già gli usa e getta e abbiamo il Silver Screen». Ma, nell’ area fiorentina « siamo solo noi e l’ Uci ad avere lo schermo adatto che, comunque, costa 100 euro al metro quadro invece che 30». Nel frattempo anche l’ Adriano si è organizzato e ha chiesto da diversi giorni lo schermo Silver e gli occhialini monouso. Ma c’ è un problema: i Silver Screen vengono fabbricati solo in Francia e in America e occorrono 12 settimane prima che arrivino. «Dovremmo averli per Pasqua» chiosa il proprietario Maurizio Paoli, «ma dovrò cambiare il telaio, perché lo schermo è concavo, e mi costerà più di 5mila euro«. A Campi Bisenzio, da gennaio con «Avatar» a oggi, con «Alice», sono stati 70 mila i biglietti staccati per proiezioni con il 3D. In tutta Italia, a partire da «L’ era glaciale 3» fino ad «Alice in Wonderland» sono stati 15 milioni gli spettatori che hanno inforcato gli occhialini e, continua Nenciolini, «sono stati rilevati zero danni, se si esclude la bambina di Milano che ha dato il là a tutto questa confusione». «Nella circolare del Ministero non si parla affatto di messa al bando degli XpanD – prosegue – e non si può proibire l’ esercizio a chi si prodiga per pulirli e sterilizzarli dopo ogni uso. Certo, se poi verrà fuori che non li potremo più usare ci organizzeremo anche noi con imonouso, ma consideriamo che mettere gli schermi Silver costerebbe 30 mila euro per 4 sale, oltre a ricomprare 20-30 mila euro di accessori più tutti i nuovi occhiali. Quando ancora stiamo pagando i vecchi occhialini che costano 50 dollari l’ uno e non 50 centesimi come i monouso: ne abbiamo acquistati 1.500 per il Variety e 750 per il Fulgor, ovvero tre dotazioni per ogni cinema, e inoltre abbiamo assunto 4 persone apposta che, se dovessimo passare ai monouso, saremmo costretti a mandare via».
 

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