4 Giugno 2017

Cimiteri, scontro sui nuovi divieti

Rabbia del codacons: “stop ai fiori freschi è assurdo”

MILANO – Divieto di porre fiori freschi sulle lapidi dei cimiteri comunali dal primo giugno al trenta settembre. E’ la decisione di alcuni comuni per l’ estate 2017. Il motivo spiegato dai sindaci ai propri cittadini? Le calde temperature causano un rapido deperimento dei fiori che, una volta appassiti, non servono più. Un divieto definito “tra i più assurdi” della stagione da Coldiretti, “determinato più dagli effetti dei colpi di calore che della ragione”, un ‘diktat’ lungo quattro mesi. L’ obbligo, come si legge sui siti istituzionali dei municipi o all’ ingresso dei camposanti, è stato adottato in alcune Regioni italiane. Per fare qualche esempio, in Puglia da Supersano in provincia di Lecce, in Campania a Giugliano (Napoli) Sarno (Salerno), Casagiove (Caserta). “Un’ assurda restrizione, motivata dal fatto che nei mesi estivi le elevate temperature provocano una rapida decomposizione dei fiori che – denuncia in un comunicato la Coldiretti penalizza il più naturale degli omaggi ai propri defunti a favorisce alternative certamente meno sostenibili dal punto di vista ambientale come i fiori di plastica”. Coldiretti ironizza: “E’ paradossale che le ordinanze dei sindaci mettano il dito sull’ inquinamento provocato da un fiore che appassisce, mentre in molte delle nostre città sono sempre più frequenti le piccole discariche a cielo aperto provocate dai rifiuti che strabordano dai cassonetti e che per giorni nessuno passa a raccogliere. Mini discariche cittadine – precisa la Coldiretti – nelle quali proliferano i topi, litigano le cornacchie e i gabbiani sempre più aggressivi e addirittura, razzolano i cinghiali”. Il divieto è scattato il primo giugno, continua Coldiretti, “a conclusione del mese di maggio, il più ricco di fiori dell’ anno e non farà certo bene al nostro Paese che tra i leader nella produzione di piante e fiori in Europa con un ‘giardino’ che copre oltre 30mila ettari di terreno che si estendono dal sud al nord e dalla pianura, alla collina, fino alla montagna”. Un settore che, dati Coldiretti, vale oltre 2,4 miliardi di euro con circa 100mila addetti e un saldo attivo tra export ed import di oltre 180 milioni di euro. “Un danno all’ economia quindi ma anche all’ ambiente e ai tanti cittadini che vogliono offrire il dono più tradizionale ai propri cari defunti”, conclude Coldiretti.

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