9 Ottobre 2017

Ciclabili a rischio e pirati della strada: la roulette russa sulle due ruote

Le piste ciclabili che mancano, quelle impraticabili. Le strade senza corsia d’emergenza, quelle troppo strette, le uniche percorribili ma da dividere con le macchine. E poi i gruppi di biciclette a invadere un’ intera corsia, gli automobilisti distratti e gli incidenti che lasciano a terra ogni anno decine di uomini e donne amatori delle due ruote. Dopo l’ennesima carambola che ieri sull’Aurelia è costata la vita a un 76enne, travolto da un Suv mentre era in bicicletta insieme ai due amici di 71 e 68 anni, torna attuale il problema della sicurezza sulle strade della Capitale. Nel 2015 sono stati 155 i ciclisti vittime di pirati della strada: di questi 19, il 13% del totale, hanno perso la vita. Un dato in calo, secondo quanto rileva lo speciale Osservatorio Asaps, almeno rispetto al 2014 quando i ciclisti vittime di pirati della strada erano stati 24, con un 20,2% di decessi sul totale.Il 2016, tuttavia, è iniziato male e non sta migliorando. Il 26 gennaio, al km 20,100 della Cristoforo Colombo all’ altezza di Casal Palocco, Domenico Bernardini venne investito da una macchina mentre era in sella alla sua bicicletta in direzione di Ostia. Il 73enne ex dirigente scolastico, venne trasportato d’ urgenza in ospedale ma morì l’ indomani mattina. Due mesi prima, in via Fontana Candida zona Casilina, un 17enne nomade al volante di un’ Honda Jazz speronò e uccise Luciano Zarlenga, un 52enne di Frascati in sella a una city bike. Il ragazzo, invece di prestare soccorso, pensò bene di scappare a piedi abbandonando la macchina in un terreno poco lontano. Grazie alla testimonianza di due persone e al lavoro dei vigili urbani sulla targa dell’ utilitaria, venne rintracciato il proprietario rom e il pirata della strada – ormai braccato – si costituì a Treviso dove si era rifugiato. L’ omicidio stradale ora è legge e, come auspicano Codacons e Asaps, funzionerà da deterrente per evitare guida in stato di ebrezza o sotto l’ effetto di droghe, con pene severe per i pirati della strada. Ma sono tanti, la maggior parte, gli incidenti nei quali l’ automobilista si ferma. Claudio Zommetti, 66enne romano, venne scaraventato a terra dopo il violento impatto con una Fiat 500 mentre era in sella alla sua bicicletta Atala sulla via Anagnina. La ragazza al volante fu la prima a prestare i soccorsi, ma per l’ uomo fu tutto inutile. Pochi giorni dopo toccò a un ciclista 56enne, investito da un’ auto sulla Salaria, all’ altezza di Prato della Signora. L’ uomo riportò diverse fratture e venne ricoverato al policlinico Umberto I. Ad agosto dello scorso anno, in piazzale Ferdinando Magellano a Ostia, una donna di 59 anni venne travolta da una macchina e ferita gravemente mentre era in sella alla sua montain bike. Un’ altra ciclista, una amatrice abituata a percorrere centinaia di chilometri, venne uccisa sulla Cristoforo Colombo da un automobilista fermatosi a chiamare i soccorsi. E poi ancora Giuseppe Coni, un 65enne travolto e ucciso da un furgone allo svincolo del Raccordo Anulare di Ciampino, e il ciclista 66enne investito in via Anagnina.«Venerdì notte, poche ore prima dello schianto sull’ Aurelia, volanti e camioncini della polizia di Stato hanno fermato in due diverse occasioni i ciclisti che da ormai 14 anni danno vita ogni ultimo venerdì del mese alla Critical Mass, quella dimostrazione di cosa può e dovrebbe essere una città senz’ auto e vivibile – scrive in una nota l’ associazione Salva ciclisti Roma -. La giungla stradale, dove il predatore più forte (l’ automobile) è sostanzialmente vissuto come inevitabile e si comporta come fosse padrone e domino dello spazio collettivo, è lasciata vivere con comportamenti genericamente assolutori dalle stesse forze di controllo del territorio. Gentaglia come il guidatore che ha travolto persone esposte lungo l’ Aurelia probabilmente tornerà alla guida come se niente fosse, invece di essere interdetto per sempre all’ uso dell’ arma automobile. La facilità di ottenimento e riottenimento delle patenti di guida è uno dei sacramenti fondanti d’ Italia. Le persone impegnate nel tentativo di trasformazione delle città italiane, come i ciclisti, vengono invece vissute come dei sospetti da controllare».

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