Cia, corre prezzo alimentari: dati Istat. Codacons, stangata da 250 euro annui
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fonte:
- Sicilia Today
Hanno ripreso a crescere a maggio i prezzi al consumo dei beni alimentari, più 0,7 % rispetto ad aprile, e più 2,9% su base annua. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati definitivi sull’ inflazione a maggio diffusi oggi dall’ Istat. Un sensibile aumento si registra per frutta fresca, più 12,1%, caffè, più 9,2% e prodotti lattiero-caseari, più 4,8%. Si tratta del livello più alto dal marzo del 2009, ovvero da oltre due anni. Le imprese agricole, che hanno subito il caro- energia con un aumento del carburante agricolo, a maggio più 5,9 % annuo, non hanno tratto nessun vantaggio dall’ incremento dei listini al consumo. Il "boom" del prezzo del gasolio a maggio, più 15,1%, poi ha spinto in alto le spese di trasporto dei prodotti dal campo alla tavola, che viaggiano su strada per l’ 85% dei casi, determinando i rincari al supermercato . "La conseguenza più immediata del rincaro dei prezzi alimentari è la "dieta" a tavola – spiega la Cia – gli italiani, infatti, hanno ridotto in modo significativo gli acquisti di frutta e agrumi, meno 8,7% e prodotti lattiero-caseari, meno 6,3%. Più in generale, nel primo trimestre del 2011 i consumi alimentari delle famiglie sono calati già del 3,6%". Il Codacons, commentando i dati dell’ Istat, si dice preoccupato per "un’ inflazione che non scende" per "l’ incremento record registrato dai prodotti ad alta frequenza di acquisto" e per "l’ impennata dei prezzi alimentari". Secondo il Codacons, infatti, si tratta di una vera e propria stangata per le famiglie italiane che nel 2011 dovranno pagare 250 euro in più, rispetto al 2010, per il solo acquisto di cibo. L’ associazione a tutela dei consumatori esprime la propria preoccupazione per il costo della vita che aumenta sempre più ed è ormai a livelli insostenibili per più di un terzo della popolazione, e in una nota, invita il Governo a intervenire per calmierare i prezzi. Il Codacons sottolinea come l’ inflazione sia una tassa invisibile a carico dei più poveri e che, in assenza di misure sul piano della politica fiscale, la Bce non potrà che alzare il tasso di riferimento, con pessime conseguenze sul debito pubblico italiano.
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