8 Giugno 2018

Ci sono voluti 28 anni PER DARMI RAGIONE

 

Codacons con l’ assegno per Maria Eboli (al centro); accanto a lei, il legale Marta Perugi. Un maxi risarcimento per alcuni, una somma comunque insufficiente a ripagare il torto subito, secondo altri. La professoressa romana Maria Giuseppina Eboli ha ricevuto dal ministero dell’ Istruzione un assegno di 257.684 euro per essere stata indebitamente bocciata in un concorso pubblico del 1990, che assegnava 35 cattedre di docente associato all’ Università La Sapienza. Assistita dal Codacons, l’ insegnante ha fatto ricorso al Tar del Lazio e la vicenda giudiziaria si è conclusa solo ora, dopo 28 anni. La Eboli sosteneva che la commissione degli esaminatori avesse commesso gravi scorrettezze e il Tribunale regionale le ha dato ragione in tempi brevi, chiedendo di annullare le nomine uscite dal concorso in quanto illegittime. Ma il Miur si è opposto tenacemente a questa pronuncia e ha inoltrato tre distinti ricorsi in appello al Consiglio di Stato, tutti respinti. Intanto il tempo passava. Finalmente nel 2008 Maria Giuseppina, che non si era arresa e aveva continuato la sua battaglia legale, è riuscita a farsi nominare professoressa associata nella facoltà di Economia della Sapienza, dove insegna tuttora. Ma il ministero non ha voluto risarcirla per gli anni trascorsi senza che le fosse riconosciuto quel ruolo. La professoressa Eboli ha intrapreso allora una seconda battaglia legale presso il Tar laziale, sempre con il patrocinio del Codacons, per avere un indennizzo dei danni subiti. Dopo altri dieci anni di vertenze ha avuto di nuovo ragione e il Miur ha dovuto pagare tutti i suoi conti verso di lei in una volta sola. Il risarcimento a favore della Eboli è stato fissato a quasi 260 mila euro. Carlo Rienzi, presidente del Codacons, è soddisfatto al termine di questa lunga odissea giudiziaria, ma critica il ministero. «Rimane l’ amarezza per il vergognoso comportamento del Miur, che ha costretto una ricercatrice ad attendere 28 anni per vedere riconosciuti i propri diritti, un ritardo criminale che ha privato la professionista della sua vita e di una carriera che le spettava di diritto».
Igor Ruggeri

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