19 Gennaio 2015

«CI DISPIACE MA NON SIAMO RESPONSABILI DEL RAPIMENTO»

«CI DISPIACE MA NON SIAMO RESPONSABILI DEL RAPIMENTO»

SCUSE e polemiche. E voglia di chiarezza su un riscatto che in pochi credono non sia stato pagato. E ancora sconcerto per un twitter del vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri – “Vanessa e Greta, sesso consenziente con i guerri glieri? E noi paghiamo” – che ieri però ha corretto il tiro sostenendo di essersi limitato a chiedere se corrisponde a verità quanto riportato dal sito “Piovegovernoladro”. E così dopo Greta Ramelli, ieri anche Vanessa Marzullo ha chiesto scusa. «Greta ha detto le parole perfette: ci dispiace per il dolore che abbiamo causato -ha detto la ragazza dalla sua casa di Verdello in provincia di Bergamo – Ovvio che abbiamo chiesto scusa, però non siamo responsabili del nostro rapimento. Siamo state chiuse per cinque mesi e mazzo in va ri rifugi». E, almeno all’ inizio, minacciate di morte. Violenze no, non ne hanno subite. Con quel “però non siamo responsabili del rapimento” Vanessa ha voluto rispondere alle tante critiche sulla loro “imprudenza”: la decisione di andare come cooperanti nella Siria dilaniata dalla guerra civile. Indifesa di Greta e Vanessa è intervenuta Laura Boldrini che prima di essere eletta presidente della Camera che prima di essere eletta presidente della Camera è stata portavoce dell’ alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati. «Ritengo che ci siano alcune polemiche veramente inaccettabili, insopportabili e non degne di considerazione – ha sottolineato -. La solidarietà è un valore fondante anche nella nostra Costituzione». «Bisogna apprezzare lo slancio di Greta eVanessa -ha aggiunto -anche se in contesti difficili bisogna essere prudenti, bisogna avvertire le autorità dell’ ambasciata, bisogna sapersi muovere». «Ma in passato- ha concluso – si è visto come anche le persone più esperte possono essere oggetto di sequestro». E per salvarle si paga un riscatto. Oggi il Codacons presenterà un esposto alla Corte dei Conti ««affinché si faccia luce su eventuali riscatti pagati dallo Stato Italiano per la liberazione delle due cooperanti rapite in Siria. Siamo felici che Greta e Va nessa siano tornate a casa ma sono ancora troppi i dubbi circa la contropartita in capo al nostro Paese per ottenere la libertà delle due ragazzeha spiegato l’ associazione – Per tale motivo, pur ritenendo indispensabile salvare la vita di connazionali rapiti all’ estero, chiediamo alla Corte dei Conti di accertare attraverso la Guardia di Finanza se la liberazione delle due cooperanti abbia determinato un danno erariale per le casse dello Stato, sotto forma di riscatti o atti di qualsiasi altra natura». Mentre il deputato del Ncd, Fabrizio Cicchitto, ha ricordato che «anche il governo Berlusconi fece gli stessi tipi di interventi per salvare Luciana Sgrena – e Calipari morì per questo – e le due Simone, quindi su questo terreno le polemiche di parte sono inaccettabile esercizio di ipocrisia se si pensa a come erano formati e quali maggioranze avevano i governi Berlusconi». Tutto da chiarire il ruolo dei siriani “bolognesi” che avrebbero aiutato, Greta e Vanessa a raggiungere la Siria, in modo più o meno clandestino. I nomi di tre di loro, secondo quanto riportato da un quotidiano dell’ Emilia Romagna, figurerebbero in un’ informativa dei Ros. Secondo il medico Nabil Al Muredden, Greta e Vanessa avrebbero contattato il presidente regionale degli arabi siriani in Italia, Yasser Tayeb,solo perché«avevano della roba da donare a scopo umanitario in Siria». Ma l’ approccio non avrebbe avuto un seguito.Per ora comunque le ragazze non hanno alcuna intenzione di tornare in Siria. «Continueremo ad aiutare da quaha assicurato Vanessa-. Non dimentichiamo che c’ è un massacro in corso». «Non ci arrendiamo – le ha fatto eco Greta – adesso purtroppo le cose sono andate così mail bene va fatto e le ingiustizie vanno combattute».
isabella villa
 

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