26 Luglio 2021

«Chiusi in casa come sorci». Un caso il tweet di Burioni

Roberto Burioni la vuole chiudere  così:  «Certamente  quel  tweet  non  lo  riscriverei,  perché  qualcuno  si  è  sentito  offeso».  È  un  eufemismo,  vi-ste  le  migliaia  di  insulti  arrivati  al  professore  di  Virologia  del  San  Raffaele  di  Milano  dopo  il  tweet  più  contestato  degli  ultimi  giorni.  Che  dice,  testualmente:  «Propongo  una  colletta  per  pagare  ai  no-vax  gli  abbonamenti  Netflix  per  quando,  dal  agosto,  saranno  agli  arresti  domiciliari  chiusi  in  casa  come  dei  sorci».  Burioni  si  riferisce  quelli  che  non  avranno  il  green  pass  perché  non  vaccinati.  Sarà  stato  per  il  tono  sarcastico,  sarà  stato  quel  «sorci»  un  poco  ardito,  fatto  sta  che  è  dal  23  luglio  che  su  Twitter  non  si  parla  d’altro  quasi.  Il  professore,  impegnato  da  anni  nella  divulgazione  scientifica  che  dimostra  l’efficacia  dei  vaccini  (non  solo  quelli  contro  il  Covid-19),  non  risparmia  mai  la  sua  ironia  puntuta  sui  social  network,  ma  stavolta  la  reazione  è  stata  particolarmente  violenta.  Il  commento  più  gentile:  «Sarebbe  lei  il  sorcio  da  laboratorio  in  qualità  di  cavia  per  le  case  farmaceutiche».  Quello  più  inquietante:  «Questo  tweet  ha  un  che  di  hitleriano».  C’è  stato  naturalmente  chi  ha  evocato  un  provvedimento  disciplinare  così,  puntuale  come  la  risalita  dei  contagi  dopo  le  riaperture,  è  arrivata  la  reazione  del  Codacons,  che  ha  annunciato  di  avere  in  preparazione  un  esposto  all’Ordine  dei  medici  contro  lo  scienziato  per  chiederne  la  radiazione.  Burioni  non  aggiunge  altri  commenti  queste  dichiarazioni  che  fa  al  Corriere  della  Sera:  «Il  mio  era  un  tweet  ironico,  ma  io  ho  dimenticato  che  Twitter  non  è  il  luogo  dell’ironia  (e  dell’autoironia).  Colpa  mia  comunque».  Eppure  sempre  con  ironia  risponde  alle  due  ali  della  curva  parlamentare  che  lo  hanno  attaccato  più  duramente,  Giorgia  Meloni  di  Fratelli  d’Italia  Marco  Rizzo,  segretario  del  Partito  comunista. Alla  prima,  che  parla  di  parole  «vergognose»,  Burioni  ricorda  che  le  vaccinazioni  obbligatorie  sono  iniziate  molti  anni  fa,  nel  1939,  senza  nessuna  protesta.E  rispondendo  a  Rizzo,  che  lo  accusa  di  «arroganza  e  odio  di  classe»,  aggiunge:  «Mi  odiano  i  neofascisti,  ma  mi  odiano  anche  i  veterocomunisti:  penso  proprio  di  essere  nel  giusto».  Infine,  il  virologo  conclude:  «Però  che  uno  finisca  ricoperto  di  insulti  perché  dice  che  bisogna  vaccinarsi  è  roba  da  non  credere  nel  2021,  dopo  quello  che  abbiamo  passato».  Roberta  Scorranese 

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