«Chiudiamo l’ospedale, qui il diritto alla salute è una chimera»
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fonte:
- Gazzetta del Sud
«chiudiamo l’ ospedale di vibo». una provocazione, ma forse neanche tanto quella dell’ associazione dei consumatori codacons che all’ indomani dell’ ennesima denuncia di un presunto caso di malasanità va dritta al punto: «lasciate ogni speranza o voi che entrate, così un cartello innanzi l’ ospedale di vibo valentia, dove si registra l’ ennesimo caso di malasanità». il riferimento – dopo il bimbo morto in grembo a pochi giorni da parto – è all’ uomo che sembrerebbe «essere morto a causa di un aneurisma scambiato per una colite».
Una denuncia su cui, comunque, non mancheranno ulteriori accertamenti, considerato che altra versione sarebbe che, in realtà, l’ uomo non sia stato dimesso ma tenuto in osservazione e poi trasferito. In ogni caso, ulteriore fuoco su un “incendio” che divampa ormai allo Jazzolino, dove sono attesi gli ispettori del ministero della Salute e della Regione, mentre sta andando avanti l’ indagine aperta sul presunto caso di malasanità in Ginecologia. In tal senso, dura è stata la reazione del Codacons che invoca la chiusura dell’ ospedale di Vibo. «Una provocazione, certo – sostiene Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale – ma magari utile per interrogarci sull’ utilità della struttura dopo le gravissime e ripetute tragedie che, di fatto, negano il diritto alla salute ai calabresi. E finiamola per fingere di stupirci ad ogni caso di malasanità – prosegue Di Lieto -. Già in Calabria un neonato ha il doppio delle possibilità di morire rispetto al Veneto, per come denunciato dall’ associazione culturale pediatri nel corso del 31esimo congresso nazionale, se poi si finisce per morire appena qualche secondo dopo essere dimessi – conclude il vice presidente del Codacons – vuol dire che il diritto alla salute in Calabria è davvero una chimera». Una denuncia forte, per rammentare quel diritto alla salute che a queste latitudini non sembra garantito. E non lo è davanti a dati che fanno emergere un gap enorme tra Nord e Sud e che raccontano di un’ assistenza che viaggia a velocità diverse. s.m. Reparto «polveriera»I rischi della sala parto Solo pochi giorni prima che morisse il bimbo in grembo in attesa del cesareo, un’ altra forte denuncia era arrivata dal primario dell’ Unità di Ginecologia Ermio nel programma “Presa diretta” andato in onda su Rai tre. Proprio il primario segnalava i pericoli della struttura, non ultimo il fatto che la sala parto si trovi in un piano diverso dal reparto e che a causa dall’ ascensore spesso rotto, le pazienti debbano essere portate a braccio dalle scale. Una «polveriera» l’ aveva definita. Un’ altra denuncia inascoltata.
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