9 Gennaio 2002

«Chiudiamo gli stadi»

Ancora violenza in campo. E intanto Campana lancia l?allarme: meglio giocare senza pubblico

«Chiudiamo gli stadi»

A Catania giocatore aggredito a calci durante l?allenamento

ROMA – Domeniche, maledette domeniche di violenza di un calcio che vuole conquistare spazi sempre più importanti ma che, invece, riesce troppo spesso a trasformarsi in un campo di battaglia: scontri, scene da autentica guerriglia, cariche della polizia, feriti. E? accaduto l?altro ieri all?Olimpico dove prima e durante Lazio-Napoli tra accoltellamenti, lanci di petardi e botte oltre trenta persone sono finite all?ospedale. Scene simili, anche se meno cattive, ci sono state a Bergamo, a Milano durante il derby di San Siro, a Parma dove gli ultrà hanno contestato la squadra di Malesani, ieri esonerato. Infine, l?episodio di Viterbo dove il portiere della squadra di casa, Nicola Di Bitonto, è stato colpito da un pugno nei minuti finali della partita con il Catania da un tifoso entrato in campo mentre ieri, durante l?allenamento in Sicilia, è toccato a Marino del Catania essere aggredito da una decina di (suoi) tifosi che lo hanno contestato.
Se c?è la guerra in tribuna, se opposte fazioni di tifosi si affrontano già dalla stazione, se lo stadio viene scambiato per il ghetto dove sfogare rabbie e incomprensioni, il terreno di gioco non è da meno. L?aggressione subita da Bortolotti (oggi il giocatore del Modena annuncerà l?addio al calcio), quel pugno tiratogli da Ferrigno le cui conseguenze lo hanno portato a lottare per la vita, è la testimonianza che sono cadute tutte le barriere nello sport.
Ci sono stati da parte dei dirigenti ad ogni livello mille interventi, mille discussioni, proposte, leggi. Tutti a dirsi ogni volta sconvolti per ciò che accade fuori dal campo anche se per molti di loro il vero colpo viene dalle perdite in borsa. Il calcio, e tutto lo sport, si è fermato per una domenica. Un ragazzo aveva ammazzato a Genova un altro ragazzo prima di una partita: serviva dare una risposta forte. Adesso, il rito della violenza è ripartito, arricchito anche da cori razzisti. «Che lo spettacolo spenga le luci» ha spiegato l?avvocato Campana. Il presidente dell?Aic ha chiesto la squalifica dei campi e l?opportunità di giocare a porte chiuse. Ma cosa vuol dire giocare a porte chiuse? Non è così che si risolvono i problemi: allora, non giochiamo proprio le partite e non ci sarà alcuna violenza. Da Campana è arrivato l?allarme: l?avvocato ha detto ciò che tutti sanno ma nessuno vuole ammettere. «Il grande calcio miliardario deve riconoscere la propria impotenza ed il proprio fallimento».
Campana se la prende anche con la giustizia sportiva, che vorrebbe più rigorosa e severa. Per la verità, i mali del calcio vivono nel calcio stesso. Fino a quando non si romperanno certi legami tifosi-squadra, molto sul piano della violenza non verrà risolto. Servirebbe essere più decisi con questi teppisti, non permettere che gli stadi siano terra di nessuno dove ogni nefandezza è consentita. Adesso ognuno ci tiene a far sentire la propria voce, lo fa il Codacons che chiede, per attirare l?attenzione, la chiusura fino alla fine del campionato dell?Olimpico e del San Paolo. La cosa più intelligente l?ha pronunciata Antonio Matarrese. L?ex presidente della Federcalcio, oggi vicepresidente della Fifa, chiede leggi severe allo Stato nei confronti dei teppisti e propone anche di abolire le reti di recinzione tra spalti e campo di gioco. Il rugby anglosassone insegna.

Abbiamo detto del portiere della Viterbese, Di Bitonto, colpito da un tifoso del Catania, l?avversaria di domenica, mentre era in campo, negli ultimi minuti della partita. «Ho rischiato grosso – ha ammesso Di Bitonto che a Catania, ma nell?Atletico, ha giocato una stagione – ho sfiorato la sorte di Bortolotti» ricordando quel pugno arrivatogli all?improvviso che lo ha fatto tremare di paura anche dopo la partita (vinta dalla Viterbese, che gioca in C1, per 2-1). Ieri, identica sorte è toccata a Umberto Marino, attaccante del Catania aggredito da una decina di scalmanati sostenitori durante l?allenamento della squadra. Presto si arriverà alle guardie del corpo. Nello sport italiano ci è capitato di vederle solo nel basket, a Bologna con Danilovic. Ma con Sahsa i problemi erano ben diversi, legati alla vicenda jugoslava e non alle questioni sportive pur vivendo, lui, in una città dove la rivalità tra le due squadre di basket – Virtus e Fortitudo – è accesa.

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