16 Gennaio 2002

Chieste ispezioni negli uffici postali

Chieste ispezioni negli uffici postali
Poco personale e lunghe file
I sindacati accusano la direzione
La Cgil: «Troppi tagli In organico mancano oltre 100 dipendenti»

TERAMO. Ormai rappresentano uno spauracchio per buona parte dei teramani. Sono sinonimo di code e di lunghe attese. Chi deve recarsi in un ufficio postale, anche per una semplice operazione come un pagamento, ormai sa che deve mettere a monte almeno un`ora del suo tempo. C`è anche chi fa un giro dei vari uffici sparsi in città, alla vana ricerca di una fila non proprio lunghissima.
La situazione, già critica nei mesi scorsi, si è aggravata con l`entrata in vigore dell`euro e della doppia circolazione. Le lamentele ormai non si contano più. L`ultima è del Codacons che ieri ha scritto alla direzione provinciale delle Poste e alla prefettura per segnalare che nella sede centrale di via Paladini «per usufruire di un qualsiasi servizio occorre attendere lunghissime ore. L`inconveniente non è limitato all`introduzione dell`euro, ma si ripete quotidianamente, mettendo a dura prova la resistenza e la pazienta degli utenti e, in particolare, degli anziani». Il responsabile del Codacons, Lino Mattucci, segnala anche che «alcuni plichi di posta prioritaria, presentati a mano per la spedizione a uno sportello, non sono mai arrivati a destinazione».
I disservizi, comunque, accomunano i clienti ai dipendenti delle Poste. E` di queste ore la dura reazione dei sindacati, che hanno chiesto controlli all`ispettorato del lavoro e agli uffici provinciali del lavoro. Chiedono cioè ispezioni negli uffici postali per evidenziare palesi violazioni del contratto di lavoro. «La situazione è gravissima», esordisce Francesco Garsone, responsabile provinciale della Slc Cgil, «in tutta la provincia c`è una situazione di malessere. Una gestione personalizzata dei progetti di razionalizzazione delle risorse, una politica di risanamento economico basata solo sulla riduzione di personale sta penalizzando lavoratori e clientela. I dipendenti in pochi anni sono passati da mille a 600». L`azienda sta riducendo all`osso il personale a livello nazionale ma l`operazione, secondo il sindacalista, in provincia di Teramo sta assumendo livelli drammatici. Il personale è sceso di 71 unità per i pensionamenti, ci sono 61 posti disponibili nel recapito e 61 alla sportelleria. «Non si programma», osserva il sindacalista, «alcun investimento sul territorio, anzi si chiudono gli uffici postali, si tagliano le zone di recapito, con una notevole perdita di posti di lavoro. Ma anche di clienti». Il timore è che i disservizi si ripercuotano, a breve, anche sui conti dell`azienda. «Numerosi uffici chiusi», aggiunge Garsone, «turni pomeridiani di agenzie postali di rilevante importanza soppressi, file interminabili in tutti gli uffici, innumerevoli proteste di sindaci sollecitati dai cittadini per la mancata possibilità di riscuotere la pensione e di disporre dei risparmi depositati, questa è l`immagine dell`azienda Poste nel Teramano».
Della situazione ne fanno le spese anche i dipedenti: «subiscono una violazione continua dei diritti contrattuali: ferie negate, con una fruizione media di 12 giorni all`anno su 36, con residui medi di oltre 50 giorni dal 1999 al 2001, ore eccedenti le 36 settimanali non pagate. E poi mobilità selvaggia da un ufficio all`altro, portalettere costretti a prestazioni fuori di ogni logica contrattuale, vessati, mortificati, minacciati e considerati animali da soma e che, nonostante le nuove assunzioni, non riescono a usufruire delle ferie e vengono perseguitati se si ammalano con continue visite di controllo, anche due volte al giorno».

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