Chiara Ferragni la vera risposta al michelamurgismo
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fonte:
- Il Foglio
E’ la sua vita, complice anche il matrimonio con il cantante Fedez, viene seguita da un pezzo non irrilevante dell’opinione pubblica italiana con un’attenzione di poco inferiore a quella che potrebbe essere riservata a una famiglia reale (le nozze di Fedez e Ferragni, nel 2018, hanno avuto un numero di interazioni pari al doppio rispetto al royal wedding di qualche mese prima tra Harry e Meghan Markle). La storia di Chiara Ferragni merita però di essere messa a fuoco non solo per ciò che rappresenta dal punto di vista del business (venerdì scorso i vertici di Tod’s hanno scelto di inserirla nel consiglio d’amministrazione facendo salire in un solo giorno le azioni di Tod’s del 13 per cento) se ci si riflette un istante c’è un aspetto affascinante che riguarda la sua traiettoria e che ha a che fare con una caratteristica non comune per un profilo come quello di Ferragni. Una caratteristica che potremmo provare a sintetizzare brutalmente così: l’essere un’icona non solo della moda ma anche dell’antimoralismo possibile che il successo possa darle un giorno alla testa ma almeno finora va riconosciuto che Ferragni ha usato il suo potere di influenza, se così si può dire, senza scadere nel correttismo politico, senza accodarsi alla retorica del mainstream, senza cedere in nessuna occasione al michelamurgismo e senza usare mai la politica come un surrogato utile a rafforzare il proprio brand. Succede così che Ferragni, durante la sua ultima gravidanza, decida di farsi fotografare seminuda con il pancione e scelga di rispondere a chi la critica dicendo che “una donna è libera di mostrarsi come meglio crede e questa penso che dovrebbe essere la norma per ogni uomo, non l’eccezione Succede così che Ferragni, sfidando la più sciatta delle correnti del femminismo, rivendichi il diritto a utilizzare il suo corpo, “il corpo delle donne”, per fare business, per guadagnare soldi e per rafforzare la sua comunità. Succede così che Ferragni, che in fondo è una star figlia della stagione della disintermediazione, scelga di usare i benefici prodotti dalla disintermediazione innescata dal suo modello di business, tutto online, tutto digitale, tutto sui social, non per distruggere populisticamente i corpi intermedi ma per provare in alcuni casi a rimetterli in sesto (per esempio facendo la fortuna dei magazine a cui si concede per una copertina, esempio facendo la fortuna delle aziende a cui si concede per sedersi in un cda, per esempio facendo la fortuna delle istituzioni e delle associazioni che sceglie di aiutare mettendo i propri follower al servizio di una campagna). Succede così che Ferragni, sfidando la più sciatta delle correnti del politicamente corretto, non si vergogni a rivendicare il diritto di esercitare in trasparenza i propri conflitti di interesse (durante l’ultimo Sanremo Ferragni ha invitato i suoi follower a votare per il marito Fedez facendo indignare come spesso gli capita il partito della nazione del Codacons). Succede così che Ferragni, sfidando il partito unico della denatalità, scelga di trasformare il matrimonio (celebrato in chiesa) in un’esperienza da sballo al limite della trasgressione e scelga allo stesso tempo di raccontare la maternità (e la paternità) come un’esperienza fantastica non incompatibile con la vita complicata di
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