Chi ruba di più sulla benzina
-
fonte:
- Libero
Agosto, tempo di tormentoni. Classici quelli relativi al trasporto, visto che milioni di italiani per vacanzare si mettono in viaggio. Gli aeroporti collassano, come a Fiumicino. Le ferrovie sono come leggete nelle puntate della nostra inchiesta. Le autostrade sono intasate, vedi da anni la direttrice Torino-Brescia su A3 e A4 o la SalernoReggio Calabria. Poiché nel solo mese di agosto si concentrano oltre 80 milioni di arrivi e partenze con tutti i mezzi, è evidente che tutti i colli di bottiglia facciano sentire al contempo la propria stretta. Di tempo sprecato, di spazi non percorsi e, naturalmente, di prezzi più alti. In questo scenario, si capisce bene perché stia andando in onda in questi giorni una drammatizzazione sul prezzo delle benzine e dei carburanti, in cui a saper leggere le cifre sono proprio i presunti “buoni“ a recitare la parte dei furbetti, e i presunti cattivi quella degli incolpevoli. È chiaro che, per il povero automobilista italiano, i buoni sono coloro che si battono per un prezzo del carburante più basso, alla pompa, e i cattivi coloro che cospirano per tenerlo alto. Di conseguenza, come il più buono tra i buoni appare il ministro delle Attività Produttive Pierluigi Bersani, che ha convocato le compagnie petrolifere attive in Italia per venerdì prossimo, raccogliendo il grido di dolore lanciato dai buoni per definizione, le associazioni dei consumatori che hanno denunciato l`improvviso aggravamento della forbice di costo aggiuntivo a danno dell`automobilista italiano, in occasione dei ponti ferragostani. È una vera e propria gara al rialzo, quella scatenatasi tra le diverse associazioni di consumatori. Il Codacons giunge a lanciare l`appello per uno sciopero bianco che boicotti tutte le catene che non abbassano subito il prezzo di almeno 3 centesimi al litro. Adusbef e Federconsumatori sono persuasi che vi sia spazio per un necessario intervento delle Procure, contro il cartello dei petrolieri. L`Aduc e l`Adiconsum sono meno demagogici, e centrano invece più degli altri il problema, estendendo l`analisi a tutti i veri fattori di costo che gravano sul prezzo finale dei carburanti alla distribuzione. Una parte poco credibile Perché diciamola chiara: Pierluigi Bersani è senza dubbio uno dei migliori ministri del governo Prodi che a noi non convince per niente, ma gli tocca in questa recita una parte che assolutamente non è credibile. Il governo dovrebbe convocare se stesso, altro che petrolieri, se volesse davvero restituire agli automobilisti italiani parte di ciò che è loro maltolto, visto che attualmente, rispetto al prezzo medio per litro di benzina, in Francia si pagano 6 centesimi meno che da noi, in Irlanda 18, in Austria 19 e ben 28 in Spagna. Sono infatti le tasse pretese dello Stato, e non altro, la differenza fondamentale e ingiustificabile che grava sulle tasche di noi italiani. Per ogni 100 euro di benzina, infatti, il petrolio greggio attualmente ne costa solo meno di 20. Degli altri 80 circa, ben 67 vanno allo Stato, tra l`accisa che grava sulla raffinazione e che ingloba molte voci “storiche“ di prelievo straordinario – dalla guerra in Abissinia del 1935 al Vajont, dal terremoto del Belice a quello del Friuli e dell`Irpinia fino, incredibile a dirsi, alla copertura del contratto degli autoferrotranviari siglato dal governo Berlusconi nel 2004 e il 20% di Iva. Per il resto, solo poco più di 3 centesimi vanno al benzinaio gestore, meno di 7 a chi realizza il trasporto e il deposito dalla raffineria al distributore, poco più di 3 alle compagnie petrolifere e ancor meno a chi trasporta il greggio dai pozzi alle raffinerie. È chiaro che le grandi compagnie integrate verticalmente possano sommare dal trasporto marittimo alla raffinazione al deposito e al trasporto sino al benzinaio. Ma anche in questo caso stanno sotto il 15% dei 100 euro, molto meno di un quarto di quanto incassi lo Stato. Di fronte a questi conti elementari, Bersani si difende affermando che il problema non è affatto la quota rappresentata dalle tasse. E la nostra obiezione diventa scontata: come mai allora rispetto al 68% di quota che va al fisco su un litro di benzina in Italia, in Austria è il 62%, in Spagna è il 61%, in Lussemburgo il 59%, in Grecia il 54%? Se le associazioni dei consumatori chiedono lo sciopero alla pompa per tre centesimi di minor prezzo, non è lo Stato, cioè colui che fa la parte del leone nella divisione della torta, che dovrebbe accontentarli prima di chiunque altro? Bersani si difende affermando che intanto nel suo disegno di legge che la Camera ha votato, e il Senato naturalmente no, si è posto un limite per il quale almeno le entrate dello Stato non aumentavano automaticamente ogniqualvolta il prezzo saliva: ma questo è semplicemente voler tenere il prelievo pubblico al suo livello record attuale – ricordiamo che è cresciuto di oltre il 16% dall`inizio degli anni `90 – mentre elude del tutto la domanda vera. Che resta come mai lo Stato italiano intenda rapinarci così tanto dalle tasche, quando facciamo il pieno. E la risposta è solo una. Perché si tratta di un prelievo “facile“, immediato, assicurato, una quarantina di miliardi di euro l`anno che l`erario si assicura senza colpo ferire e senza assicurare nulla in cambio. Non è un caso che a ogni disgrazia nazionale si sia deciso di aumentare l`esazione pubblica sulla benzina: era una posta di entrata assicurata. E ricordiamo che per Bruxelles il prelievo fiscale “minimo“ sulla benzina per non risultare scorrettamente competitivi tra diversi Paesi membri dell`Unione è intorno al 41%: il che significa che attualmente il governo italiano potrebbe abbassare la sua rapina di ben 27 punti percentuali. Da 1,36 euro al litro, la benzina potrebbe scendere allo stesso prezzo al quale si pagava nel gennaio 2002: 1 euro secco. Senza scomodare per niente i presunti “cattivi“ che sono oggi nel mirino. E senza dimenticare che quel gran comunista del ministro Bianchi ieri se n`è uscito con un`ulteriore proposta di aumento delle accise sul gasolio: il lupo statalista non perde il vizio. I problemi della rete distributiva Si dirà: ma come? Che razza di mercatista liberista sei, se in questa occasione chiudi un occhio di fronte al cartello petrolifero? Per carità. Ma guardate che in questo caso ci sono i dati comparati di settore, a dar ragione alle compagnie petrolifere italiane rappresentate da Pasquale De Vita, che anche ieri ha incrociato le lame con le associazioni dei consumatori e con Bersani. Il maggior costo industriale della benzina in Italia – siamo nell`ordine dei 9-10 centesimi per litro rispetto a Regno Unito, Francia e Germania – per assoluta convergenza di tutte le analisi si deve alla peggior efficienza della nostra rete distributiva, ai troppo piccoli impianti con un erogato medio – sui 2 milioni di litri – inadeguato tra il 50 e il 100% rispetto alla media dei grandi Paesi europei. E qui, lo sappiamo, Bersani ci risponderebbe che non è colpa sua, che lui le misure per liberalizzare le ha varate ma non è colpa sua se le Regioni puntano i piedi, contro la grande distribuzione, i self service al supermercato e via continuando. Verissimo: in Italia tutti tengono famiglia, i piccoli benzinai pure, e dunque la transizione verso le grandi catene con il più dei proventi assicurati da altre attività commerciale che l`intermediazione di benzina impiegherà ancora anni e anni. Motivo in più per tagliare le pretese dello Stato rapinatore, allora, e di farlo subito. Ricordatevene bene. Quando 7 anni fa – anche allora era estate – l`Antitrust comminò una mega multa al presunto cartello petrolifero italiano, il Consiglio di Stato poi smontò l`accusa fino a non farne restare nulla. Sono Stato e governo i nemici alla pompa di benzina, non i petrolieri. Foto: MINISTRO PIerluigi Bersani Olycom BALZELLI NASCOSTI Nel nostro Paese il 65% circa del prezzo della benzina è costituito da imposte statali. In Austria la quota corrisponde al 62%, in Spagna al 61%, in Lussemburgo al 59% e in Grecia al 54%. Secondo l`Ue il prelievo minimo per non fare concorrenza sleale agli altri Paesi è intorno al 41%. Il governo italiano potrebbe quindi abbassarlo di ben 27 punti. Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
