29 Dicembre 2009

Chi l’ ha provato difficilmente torna indietro

PERUGIA – «Chi l’ ha provato difficilmente torna indietro – spiega Pietro Passeri, presidente provinciale Fida Confcommercio Perugia – e per il cenone di San Silvestro abbiamo preparato oltre 50 chilogrammi di cotechino umbro, realizzato con meno "contenna", più salsiccia, nel rispetto della tradizione regionale».
C’ è la riscoperta del supermercato e del macellaio di prossimità dove il rapporto fiducia-qualità-prezzo si mantiene competitivo.
«Dobbiamo dare atto ad alcuni commercianti che anche con fantasia – spiega Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – si sono ricavati uno spazio importante nonostante la concorrenza agguerrita della grande distribuzione.
Con idee e prodotti di qualità riescono a rispondere a quei consumatori che cercano o prodotti semi pronti o qualcosa di particolare da portare in tavola anche per il cenone.
Magari spende qualcosa in più, ma almeno è sicuro della qualità».
La spesa alimentare natalizia ha evidenziato che c’ è spazio per rivalutare anche le produzioni locali.
«Da tempo rispondiamo alla richiesta dei consumatori tramite la vendita diretta di prodotti "a chilometro zero" – spiega Angelo Corsetti, direttore regionale di Coldiretti – e visto l’ andamento positivo registrato con i cesti di Natale siamo fiduciosi che questa tendenza prosegua anche per il cenone di San Silvestro.
Anche domenica scorsa nel mercato allestito presso il centro commerciale Collestrada le aziende impegnate hanno avuto un ottima risposta».
La crisi economica generale ha fatto il resto, spostando le richieste di cenone, una volta indirizzate verso ristoranti e locali da ballo, verso il fai-da-te.
«Un altro prodotto molto richiesto – aggiunge Passeri – è la verdura cotta: in tre giorni, prima di Natale, ne abbiamo preparata circa un quintale.
E a giudicare dalle richieste di carne macinata in questo periodo, cresce anche la tendenza a preparare in casa tortellini o cappelletti».
In tanti hanno approfittato delle offerte che da metà dicembre occupano anche i banconi della carne, dal petto di tacchino al trancio di maiale per l’ arista.
«Tutto questo in presenza di prezzi in discesa», aggiunge Passeri.
Gli stessi che hanno portato i prezzi di panettone e pandoro "industriali" dagli 8,90 imposti da alcune case produttrici all’ euro e cinquanta proposto ai possessori di tessera punti già prima di Natale.
«Quella sui prezzi dei prodotti tradizionali ormai è una lotta che si gioca sempre più sul "sottocosto"».
Nonostante i prezzi del pesce in salita, secondo le rilevazioni dell’ Adoc, gli umbri non hanno rinunciato a fare la coda in pescheria o nei reparti ittici dei supermercati.
Lo hanno fatto il 23 e 24 dicembre e in tanti replicheranno in vista del cenone di fine anno.
Eppure i listini non sono certo a buon mercato: per 200 grammi di salmone affumicato si spendono almeno 8,20 euro (+1,2% rispetto al 2008), per un chilo di gamberoni, nove euro in media (+2,3%) per le cozze tra i tre ed i quattro euro (+5,2%).
Ma non tutti porteranno pesce in tavola a San Silvestro con il cenone di fine anno che sta diventando sempre più una vetrina per i prodotti tipici umbri.
«Vanno bene lenticchie, farro – spiega Corsetti – ma stiamo scoprendo un eccezionale rapporto dei consumatori umbri con formaggi e salumi del territori.
Le aziende che fanno vendita diretta hanno un notevole riscontro e il cliente ormai sa ben distinguere.
C’ è la riscoperta di produzioni tipiche del territorio come la norcineria che con tante difficoltà viene portata avanti».
Non a caso il settore spinge per la legge sull’ etichettatura: «Auspichiamo che la speculazione finisca il prima possibile – aggiunge Corsetti – ma occorre che il parlamento ponga la parola fine sulla legge per l’ etichettatura per evitare il consumatore sia ingannato dalla pubblicità o dai tanti tricolori che si vedono in giro ma che di tricolore poco hanno visto che oggi non c’ è obbligo di indicare la provenienza materie prime o della lavorazione».
In un panorama simile, normale che in tanti scelgano di consumare il cenone in casa, invitando amici e cucinando in proprio (anche il catering ha perso colpi).
«Chi mangia fuori l’ ultimo dell’ anno – spiega Angelo Garofalo, presidente Adoc Umbria – opterà per l’ aperitivo lungo al massimo spendendo in media 15 euro a testa o per pub o pizzerie che offrono prezzi più che dimezzati rispetto ai ristoranti che nel 40% dei casi non sarà al completo».
Le tante promozioni che circolano e prezzi in discesa del 5,4% rispetto al 2008, secondo la Fipe Confcommercio il costo medio è di 81,10 euro a persona (85,7 euro lo scorso anno), testimoniano della mancanza di prenotazioni e del tentativo di invogliare abbattendo i costi di cenoni e veglione.
«Chi può – aggiunge Falcinelli – preferisce viaggiare e fare il cenone fuori regione».

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